Un progetto su tre è in ritardo


Nel 2021, il pacchetto per l’economia circolare intitolato “Rivoluzione verde e Transizione ecologica” e inserito nella Missione 2 del Pnrr aveva una dotazione di 2,1 miliardi di euro per il raggiungimento degli obiettivi indicati nelle linee guida: migliorare la gestione dei rifiuti, rafforzare le infrastrutture per la raccolta differenziata, sviluppare nuovi impianti di trattamento e colmare il divario tra Nord e Sud del Paese. Alla scadenza dei 5 anni previsti per il raggiungimento di questi obiettivi le risorse complessive destinate all’economia circolare nel piano italiano si sono ridotte a 1,8 miliardi di euro. Di questi, solo 376,4 milioni – meno del 21% del totale – sono stati effettivamente spesi, dato che certifica come non sia stata ancora compiuta la svolta necessaria per cogliere gli ambiziosi obiettivi fissati dall’Unione europea: entro il 2035, almeno il 65% dei rifiuti urbani dovrà essere riciclato. Oggi, a fronte di una percentuale di raccolta che sfiora il 68% il riciclo effettivo è di pochissimo sopra al 52%, con una forbice di 15 punti tra ciò che si separa e quello che torna davvero materia prima secondaria.

E in Sicilia, a che punto siamo? Cosa c’è e cosa manca per affrontare le sfide dei prossimi anni, evitando di procedere sempre e soltanto con affannose rincorse e cogliendo, invece, le opportunità di sviluppo e di creazione di posti di lavoro offerte dalla filiera industriale dell’economia circolare? È stato proprio questo il focus del 9° EcoForum regionale sui rifiuti e l’economia circolare, l’appuntamento annuale organizzato nell’ambito del progetto Sicilia Munnizza Free. L’iniziativa si è tenuta a Palermo, ai Cantieri Culturali alla Zisa, facendo registrare la partecipazione di rappresentanti del governo regionale, delle Srr, di operatori economici del settore ed esperti, che hanno contestualizzato e approfondito questi temi nel corso delle tre sessioni di lavoro.

Ciò che è emerso primariamente è che, in questi anni, grazie alle misure del Pnrr, al Pr Fesr, al Fsc e agli investimenti in project financing e privati, la Sicilia ha potuto contare su un’iniezione di capitale pubblico e privato senza precedenti, con risorse più che sufficienti per superare la storica dipendenza dalle discariche andando a realizzare una rete impiantistica moderna per il recupero e il riciclo dei materiali. Si tratta di oltre 700 milioni di euro disponibili, ma la nota dolente è che solo una parte delle opere è entrata in funzione, nonostante le scadenze stringenti previste dalla normativa europea e nazionale.

Questo è quanto si ricava dai primi risultati del monitoraggio civico promosso da Legambiente Sicilia, presentati in anteprima nel corso della prima sessione dell’EcoForum. Il monitoraggio si basa su un questionario rivolto ai responsabili unici di progetto (Rup) e ai soggetti proponenti, pubblici e privati, con l’obiettivo di rilevare lo stato di avanzamento degli interventi finanziati attraverso diverse misure europee e nazionali o mediante project financing. Nel campione esaminato rientrano 34 interventi finanziati per migliorare la raccolta differenziata e realizzare impianti di trattamento e riciclo dei rifiuti, per un valore economico complessivo monitorato pari a 283.817.006,07 euro. Per il 64,7% di questi interventi censiti viene dichiarato di aver raggiunto l’obiettivo o comunque di essere perfettamente in linea con i tempi previsti; il restante 35,3% presenta invece elementi di criticità, tra cui ritardi burocratici, necessità di ricorrere ad altri fondi, rischio di definanziamento o l’ipotesi estrema di rinuncia al finanziamento.

Un altro dato anticipato dal monitoraggio è quello relativo alla dimensione dei progetti andati a buon fine. I piccoli progetti (Ccr, isole ecologiche, software IoT) hanno raggiunto quasi al 100% i target del Pnrr. Al contrario, i grandi impianti tecnologici (biodigestori, valorizzazione organico/tessili) sono andati in sofferenza a causa dei tempi burocratici di autorizzazione. Il monitoraggio civico proseguirà nelle prossime settimane e i risultati definitivi saranno presentati entro la fine dell’anno in un dossier dedicato che offrirà un quadro chiaro delle fonti di finanziamento, delle tempistiche previste e delle criticità concrete riscontrate sul campo.

“Non possiamo permetterci di perdere tempo, risorse e capitali necessari a sostenere la transizione della gestione del ciclo dei rifiuti verso l’economia circolare”, dichiara Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia, che continua: “Rispetto a dieci anni fa, in Sicilia, grazie al grande impegno di centinaia di amministrazioni comunali e di milioni di cittadini, oltre un milione di tonnellate di rifiuti – continua – sono state sottratte alla discarica e avviate agli impianti di trattamento e selezione. Oggi la raccolta differenziata in Sicilia ha raggiunto il 57%, ma gli obiettivi si sono spostati più avanti: occorre garantire l’effettivo avvio al riciclo dei rifiuti raccolti. Per questo è necessario ottimizzare il sistema di raccolta porta a porta, integrandolo con i centri comunali di raccolta e i centri del riuso, il tracciamento dei flussi attraverso sistemi avanzati di intelligenza artificiale e l’applicazione della tariffa puntuale, così da ridurre la produzione di rifiuto urbano residuo. Accanto a queste misure occorre realizzare impianti industriali di prossimità per il trattamento e la valorizzazione dei rifiuti differenziati, oltre a impianti di riciclo capaci di costituire una vera filiera industriale dell’economia circolare”.

Una costante di tutti gli interventi proposti nel corso dell’EcoForum e particolarmente nella seconda sessione dedicata alla gestione del secco differenziato urbano è stata la sottolineatura relativa a quei parametri che fino a oggi il mero perseguimento del dato percentuale della raccolta differenziata ha fatto trascurare, vale a dire la qualità dei conferimenti, l’efficienza della selezione, la riduzione della produzione degli scarti di processo, la capacità di collocare le materie prime seconde nei cicli produttivi. La sfida già in atto e che condizionerà fortemente i prossimi anni si riassume in due semplici obiettivi: ridurre a monte la produzione di rifiuti ed estrarre valore a valle acquisendo piena coscienza del fatto che solo chi produce flussi puliti pratica economia circolare.

Le immagini dall’EcoForum 2026

Proprio la Sicilia, nell’ultimo decennio, ha dimostrato come sia possibile cambiare, anche rapidamente, alcune logore abitudini, alimentate da una cattiva gestione dei servizi e, in alcuni casi, da interessi opachi legati alla gestione del ciclo dei rifiuti. Rispetto a dieci anni fa, sono progressivamente diminuiti i rifiuti conferiti in discarica, per un quantitativo pari a quasi 1 milione di tonnellate. Tuttavia, permangono forti criticità nella chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti, caratterizzato ancora da una significativa produzione di rifiuto indifferenziato e dalla necessità di rispondere efficacemente agli obiettivi europei di gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti e di riduzione del ricorso alla discarica. Innovazione ed efficienza economica, industriale e ambientale nella gestione sostenibile del rifiuto urbano e dell’indifferenziato sono le condizioni irrinunciabili per garantire una concreta transizione verso l’economia circolare.

“In Italia – ha concluso Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – si sta concretizzando un ritorno al passato fatto di cassonetti ‘intelligenti’ in strada e di nuovi impianti di incenerimento che rischia di fermare la rivoluzione circolare che ormai è avviata in ogni regione. La Sicilia rientra pienamente in questo scenario di restaurazione di un modello che speravamo di aver superato. Per completare il percorso virtuoso intrapreso è invece fondamentale realizzare quegli impianti industriali dell’economia circolare che ancora mancano sul territorio siciliano, senza i quali anche la migliore raccolta differenziata di qualità, premiata con una equa tariffazione puntuale, rischia di essere vanificata dai viaggi della speranza dei rifiuti negli impianti di riciclo di altre regioni”.

La registrazione completa dell’evento pubblicata su YouTube


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