Piero Cipollone è un banchiere centrale preparato e competente, che desidera spiegare bene quello che fa un istituto come la Bce, a volte visto come una torre d’avorio irraggiungibile. Milano Finanza lo ha intervistato a ridosso di una sua partecipazione al comitato esecutivo dell’Abi in veste di componente del board della banca centrale europea e subito dopo il lancio da parte del G7 di stress test nelle banche anti-attacchi cibernetici. Il tema del colloquio è quello del momento: l’euro digitale e il futuro dei soldi.
Domanda. Dottor Cipollone, lei ha appena partecipato al comitato esecutivo dell’Associazione Bancaria Italiana. È stato trattato il tema dell’euro digitale?
Risposta. Abbiamo parlato soprattutto di tokenizzazione. Sull’euro digitale ho fornito un aggiornamento sullo stato delle discussioni sulla legislazione a Bruxelles, e sul progresso dei nostri preparativi interni come Eurosistema.
D. Da quando è arrivato alla BCE, i pagamenti sono diventati una delle sue principali aree di lavoro. Perché sono così importanti per il futuro dell’Europa?
R. Perché i pagamenti sono un’infrastruttura strategica per l’Europa e rientra nel nostro mandato, come banca centrale, promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento. Quando compriamo qualcosa online o paghiamo un caffè, pensiamo al prezzo di ciò che acquistiamo, ma raramente a come avviene il pagamento. Eppure, se si fermano i pagamenti, si ferma l’economia.
D. E l’introduzione dell’euro digitale serve a questo, controllare moneta e pagamenti?
R. Sì. Oggi possiamo usare la moneta emessa dalla banca centrale solo sotto forma di contante. Ma una parte crescente della nostra vita economica si svolge online, dove le banconote non possono arrivare. L’euro digitale serve a colmare questo vuoto; restituisce la libertà alle persone di pagare con uno strumento uguale al contante per natura e caratteristiche, come privacy e copertura delle esigenze di pagamento, ma che funziona anche dove il contante non può essere usato.
D. Perché è diventato necessario proprio adesso?
R. Sempre più acquisti avvengono online. In Italia, ad esempio, i pagamenti online sono passati, secondo gli ultimi dati disponibili, dal 6% circa del totale nel 2019 al 24% nel 2024. E mi aspetto che da allora siano ancora cresciuti.
D. Come si effettuano tutti questi pagamenti?
R. Questi acquisti online vengono di solito pagati con carte e nei due terzi dei casi si tratta di pagamenti fatti usando schemi non europei. E nella maggior parte dei paesi dell’area dell’euro questa dipendenza dai non europei non si limita ai pagamenti online ma si estende anche ai negozi fisici perché in questi paesi non esiste nemmeno un equivalente di Bancomat che, come in Italia, permetta di pagare al negozio sotto casa.
D. Insomma non siamo indipendenti.
R. Per un servizio essenziale come i pagamenti dipendiamo in larga misura da infrastrutture che non controlliamo direttamente.
D. Si può quindi definire l’euro digitale come un progetto di sovranità digitale europea?
R. L’Eurosistema si occupa di questioni strettamente connesse con il suo mandato. E come ho detto all’inizio il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento è una nostra responsabilità. Se dipendiamo in modo determinante da altri non è facile assicurare questo regolare funzionamento. Negli ultimi anni l’Europa ha imparato che per alcuni servizi essenziali non può dipendere esclusivamente da altri. Lo abbiamo visto con l’energia, lo vediamo oggi con la difesa e vale anche per i pagamenti.
D. A cosa serve in concreto l’euro digitale?
R. L’euro digitale serve a dare all’Europa un’alternativa propria, portando nel mondo digitale ciò che il contante garantisce da sempre: una forma di moneta pubblica sicura, rispettosa della privacy e accettata ovunque nell’area dell’euro. La sovranità non è chiudere le porte agli altri. È avere il potere di scegliere e sapere che, per un servizio essenziale come i pagamenti, l’Europa può contare anche sulle proprie forze.
D. Ma questa dipendenza ha conseguenze concrete anche per i commercianti?
R. Sì, soprattutto per i piccoli. Oggi un piccolo negozio può pagare commissioni fino a quattro volte più alte rispetto ai grandi operatori. L’euro digitale introdurrà un’alternativa europea, aumenterà la concorrenza e, grazie ai limiti ai costi previsti dalla legge, contribuirà a ridurre le commissioni proprio per chi ha meno potere contrattuale.
D. In questa prospettiva, sembra che non ci sia tempo da perdere.
R. Assolutamente. Nel 2027 partiremo già con un pilota basato su transazioni reali effettuate dai dipendenti dalla BCE e delle altre banche centrali nazionali. Servirà a testare la tecnologia in condizioni reali e a costruire l’euro digitale insieme al mercato. Trentasei operatori del mercato, di cui sette italiani, già collaborano ai lavori preparatori e ora stiamo invitando gli esercenti dell’e-commerce e del mobile commerce a partecipare.
D. Se il regolamento sarà approvato quest’anno, l’euro digitale potrebbe arrivare già nel 2029. Quando verrà presa la decisione finale?
R. La decisione potrà essere presa solo quando i negoziati legislativi in corso a Bruxelles saranno conclusi. Ci auguriamo che il regolamento venga adottato entro la fine dell’anno, consentendo al Consiglio direttivo della BCE di decidere formalmente sull’emissione. L’adozione del regolamento permetterà di completare il rulebook, con le regole tecniche necessarie perché il mercato possa prepararsi per tempo. La BCE può rendere pronta l’infrastruttura, ma anche banche, operatori dei pagamenti e commercianti devono avere il tempo di adeguare sistemi e processi.
D. Ci sarà un limite al possesso dell’euro digitale?
R. Sì, ma non ci saranno limiti ai pagamenti. Il limite riguarda quanti euro digitali posso tenere nel portafoglio, non quanto posso spendere. Se il pagamento supera il saldo disponibile – ad esempio per comprare un’automobile – la parte restante potrà essere presa automaticamente dal conto corrente collegato.
D. A che serve questo limite?
R. Il limite alla quantità di euro digitali che si potranno detenere servirà a proteggere la stabilità finanziaria, soprattutto in situazioni di crisi. Le nostre analisi mostrano che, con una calibrazione adeguata del limite, non si hanno effetti negativi sul sistema bancario.
D. È vero che funzionerà anche offline?
R. Sì. Sarà possibile pagare nei negozi durante un blackout o nelle aree remote e isolate dove non c’è connessione o questa è scarsa e discontinua. Basterà avvicinare due dispositivi, come avviene oggi con una carta contactless. Il pagamento avverrà direttamente tra pagatore e beneficiario, senza passare tramite internet. Per i commercianti significa poter continuare a incassare anche quando altri pagamenti digitali non sono disponibili. Questo rende l’euro digitale più resiliente, ma anche più rispettoso della privacy. Con i pagamenti offline, i dettagli della transazione resteranno esclusivamente tra chi paga e chi riceve il pagamento, in modo molto simile a quanto avviene oggi con il contante.
D. Come si userà concretamente l’euro digitale? Servirà una nuova app?
R. Ci saranno due possibilità. Le banche potranno integrare l’euro digitale nelle app che i loro clienti già utilizzano, mentre l’Eurosistema offrirà un’app semplice, uniforme e affidabile con le funzioni essenziali. Anche usando quest’ultima, però, il rapporto resterà con la propria banca: la BCE non aprirà conti ai cittadini.
D. Ma allora perché serve questa app europea?
R. Come le banconote sono uguali in tutta l’area dell’euro, anche l’app dell’euro digitale offrirà un punto di accesso comune. L’euro digitale dovrà essere accessibile a tutti, indipendentemente dal paese, dall’età, o dalle competenze digitali. Stiamo integrando l’accessibilità fin dalla progettazione, lavorando con le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità. Noi stiamo dando attuazione ad un principio chiaro contenuto nella proposta legislativa della Commissione: la scelta di come accedere all’euro digitale e utilizzarlo deve restare in capo al cittadino, e non al prestatore di servizi di pagamento.
D.Le emissioni di euro digitale saranno decise dalla Bce come per le banconote e le monete secondo un limite stabilito ogni anno?
R. No. Come per il contante, saranno cittadini e imprese a determinarne l’utilizzo attraverso la domanda.
D. Su quale piattaforma tecnologica girerà l’euro digitale?
R. Sarà un’infrastruttura europea comune, sviluppata solo da fornitori europei e sulla quale banche e operatori privati potranno costruire nuovi servizi. Lo abbiamo già visto nei nostri programmi di innovazione: più di 70 operatori hanno collaborato con la BCE per esplorare le possibilità offerte dall’euro digitale di fornire nuovi servizi ai loro clienti. Alcune imprese hanno già proposto soluzioni come lo scontrino digitale automatico o il pagamento automatico alla consegna per gli acquisti online: innovazioni concrete che semplificheranno la vita di cittadini e imprese. Abbiamo appena lanciato un secondo bando per idee e progetti innovativi, con l’obiettivo di accelerare l’innovazione e creare nuove opportunità di crescita per l’industria europea dei pagamenti.
D. Le banche si sono lamentate perché temono di essere tagliate fuori dal circuito digitale dell’euro, è un timore plausibile?
R. Il dialogo con il settore bancario è stato ed è una componente essenziale del progetto. L’euro digitale non è stato concepito per sostituire le banche, ma per integrare e rafforzare i loro stessi servizi di pagamento. Saranno infatti le banche e gli altri intermediari autorizzati a distribuirlo, gestire il rapporto con i clienti e sviluppare nuovi servizi. Gli standard comuni dell’euro digitale permetteranno alle soluzioni di pagamento sviluppate in Europa di raggiungere clienti e commercianti in tutta l’area dell’euro.
D. Si può ipotizzare che un domani ci sarà solo l’euro digitale?
R. Non credo e penso che non sia l’obiettivo di nessuno. L’ obiettivo è quello di creare un sistema di pagamenti dove il contante, l’euro digitale, i servizi già offerti dalle banche coesistano in modo da garantire resilienza e libertà di scelta per il consumatore.
D. Come si potrà evitare l’attacco dei pirati del web?
R. La sicurezza dell’euro digitale sarà costruita su più livelli: crittografia avanzata, separazione dei dati, test periodici contro attacchi simulati. L’infrastruttura sarà inoltre distribuita in diverse aree geografiche europee, per garantire la continuità del servizio anche se una parte del sistema dovesse diventare temporaneamente indisponibile. La sicurezza non è un’aggiunta finale, ma un requisito integrato fin dall’inizio del progetto. Possiamo contare sull’esperienza maturata dall’Eurosistema nella gestione di infrastrutture critiche come Target.
D. Cosa manca ancora all’Unione europea per renderla davvero completa e più forte dal punto di vista finanziario?
R. L’Europa ha già una moneta unica e una banca centrale unica. Ora dobbiamo completare questo percorso con un vero mercato europeo dei capitali, un sistema bancario più integrato e infrastrutture comuni nei settori strategici. Oggi i risparmi degli europei superano ampiamente il fabbisogno di finanziamento delle nostre imprese, eppure una parte importante di quel risparmio finisce fuori dall’Europa, mentre molte aziende europee faticano a trovare i capitali necessari per crescere, innovare e competere. (riproduzione riservata)
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