Finché l’intelligenza artificiale si limita a suggerire, riassumere o rispondere a una domanda, il perimetro del rischio resta relativamente limitato. Le cose cambiano quando l’AI inizia ad agire. È il caso dell’AI agentica, ovvero quei sistemi capaci di utilizzare strumenti, eseguire attività e prendere decisioni con un certo grado di autonomia. Per il settore finanziario – come ci spiega AWS – la questione AI aentica è particolarmente delicata.
Banche, assicurazioni e altri operatori si muovono infatti all’interno di un contesto normativo già complesso, al quale si aggiunge un nuovo problema: come mantenere controllo e responsabilità quando una parte delle attività viene affidata ad agenti software che possono operare in modo non deterministico.
Secondo AWS, è proprio questo il punto attorno a cui dovrebbe ruotare la governance dell’AI agentica. Non basta più proteggere infrastrutture e applicazioni. Serve un livello di visibilità che permetta di capire cosa fanno gli agenti, perché lo fanno e quali conseguenze possono avere le loro azioni.
Dalla sicurezza informatica alla sicurezza degli agenti AI: il punto di AWS
Uno degli aspetti più interessanti evidenziati da AWS è il parallelismo tra utenti umani e agenti AI. Se una persona che opera in un’organizzazione deve avere identità, ruoli, autorizzazioni e controlli definiti, lo stesso principio dovrebbe valere per un agente artificiale.
L’idea è trattare gli agenti come soggetti operativi a tutti gli effetti. Questo significa documentarne i profili, delimitare le competenze, registrare le attività e sottoporre le operazioni più sensibili a forme di supervisione. In alcuni casi la verifica può essere affidata ad altri sistemi; in altri è necessario mantenere un passaggio umano.
La raccomandazione si estende anche all’architettura dei sistemi. AWS suggerisce di evitare agenti onnipotenti e di preferire strutture modulari, composte da sotto-agenti specializzati e dotati di autorizzazioni circoscritte. Un approccio che riduce il perimetro operativo di ciascun componente e rende più semplice comprendere chi ha fatto cosa all’interno di un flusso di lavoro.
In questo quadro assume un ruolo centrale il principio del privilegio minimo. Gli agenti dovrebbero poter accedere esclusivamente alle risorse necessarie per svolgere il compito assegnato, con controlli in grado di limitare azioni non autorizzate e meccanismi di intervento che consentano di interrompere processi considerati rischiosi.
Se non si può tracciare, non si può governare
La governance dell’AI passa dall’osservabilità. Quando un agente prende una decisione o esegue un’azione, soprattutto in un contesto regolamentato come quello finanziario, non basta sapere che cosa è successo. Occorre ricostruire l’intero percorso che ha portato a quel risultato. Per questo AWS insiste sulla necessità di implementare sistemi completi di logging e tracciamento in grado di registrare input, output, passaggi intermedi e utilizzo degli strumenti.
La visibilità deve inoltre estendersi alle interazioni tra agenti. Nei workflow multi-agente, infatti, possono emergere comportamenti inattesi derivanti dalla collaborazione tra sistemi diversi. Monitorare le comunicazioni, i passaggi di contesto e le dinamiche collettive diventa quindi una componente essenziale della gestione del rischio.
Lo stesso approccio vale per il monitoraggio operativo. Dashboard dedicate, integrazione con gli strumenti di osservabilità già presenti nelle organizzazioni e audit trail immutabili sono elementi indispensabili per garantire trasparenza e conformità.
L’autonomia ha bisogno di guardrail
Più un agente acquisisce autonomia, più cresce la necessità di definire limiti e meccanismi di controllo. AWS propone un percorso graduale, che parte da un insieme minimo di controlli e si evolve nel tempo attraverso attività di monitoraggio e validazione. Tra gli strumenti suggeriti figurano policy comportamentali gestibili anche dai team di rischio e conformità, sistemi capaci di verificare in tempo reale il rispetto delle regole e workflow di supervisione umana per le attività considerate critiche.
Particolare attenzione viene dedicata anche al rilevamento dei malfunzionamenti. Non soltanto errori evidenti, ma anche degradazioni più sottili nella qualità del ragionamento o cambiamenti inattesi nel comportamento degli agenti. Per questo vengono raccomandati monitoraggio continuo, procedure di recupero, test progressivi e verifiche costanti delle prestazioni nei diversi ambienti operativi.
Il messaggio finale è chiaro: l’AI agentica promette livelli di automazione difficilmente raggiungibili con i software tradizionali, ma introduce anche nuove responsabilità. Nel settore finanziario, dove ogni decisione deve poter essere spiegata, verificata e ricondotta a una catena di responsabilità precisa, la sfida non è costruire agenti sempre più autonomi. È assicurarsi che rimangano sempre sotto controllo.
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Marco Brunasso
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