A settembre del 2025 hanno guidato le proteste contro la corruzione e portato alle dimissioni del premier K.P. Sharma Oli. Oggi sono in prima linea, per aiutare la popolazione colpita dall’alluvione: così la GenZ Revolution Nepal risponde con l’impegno e la solidarietà alla calamità che ha colpito il Paese. 

Oltre mille giovani del movimento sono già in azione in quattro distretti, per rimuovere fango e detriti, distribuire cibo, allestire ripari temporanei e collaborare nelle strutture sanitarie

Ce lo conferma Anil Basnet, 42 anni, imprenditore e attivista sociale di Idea Studio Nepal, vive a Katmandu ed è impegnato nella campagna “Rebuild Nepal”, una rete di giovani imprenditori e membri della comunità.

Anil Basnet

«I giovani di tutto il Paese stanno rispondendo con una straordinaria solidarietà. Volontari provenienti da diverse parti del paese si stanno recando nelle zone colpite o stanno supportando le attività di soccorso dalle proprie comunità», ci racconta, in una giornata in cui è impegnato in prima linea.

«Il nostro gruppo WhatsApp “Rebuild Nepal” sta contribuendo a coordinare le informazioni e il supporto di emergenza. I membri condividono continuamente aggiornamenti dalle zone colpite e coordinano la raccolta e la distribuzione di beni di prima necessità, tra cui power bank, dispositivi di alimentazione di emergenza, cibo e sangue per i feriti», spiega.

Al tempo stesso, «organizzazioni private, reti giovanili, imprenditori, organizzazioni sociali e gruppi comunitari stanno raccogliendo donazioni e beni di prima necessità. Molti stanno fornendo cibo, medicinali, donazioni di sangue, power bank, illuminazione di emergenza e altri beni essenziali».

Questa solidarietà massiccia, informale e organizzata è l’elemento più positivo in queste ore di grande crisi e preoccupazione. «Nel complesso, nonostante le enormi difficoltà procurate da questo disastro, la risposta delle agenzie governative, dei giovani, dei volontari, delle imprese e delle comunità è segno di un forte spirito di solidarietà».

Da parte sua, il governo ha anche «annunciato l’istituzione di un Fondo di soccorso per le calamità naturali del Primo Ministro e ha lanciato un appello per le donazioni. I cittadini nepalesi e i nepalesi residenti all’estero stanno contribuendo finanziariamente e sostenendo gli sforzi di soccorso», conclude Anil Basnet.

Oltre 800 dispersi e il rischio di un’altra ondata

La situazione però resta critica e c’è molta angoscia anche per quello che potrebbe accadere nelle prossime ore. Ce ne parla un altro giovane nepalese, Prince Shah Chaudhary, 26 anni, che vive Kathmandu.

Prince Shah Chaudhary

Esperto di tecnologia civica e governance, è amministratore delegato di SpeakUp Nepal, una piattaforma civica guidata dai giovani che, spiega, «si impegna a rafforzare la partecipazione civica e a mettere in contatto i cittadini con le istituzioni governative e i decisori politici.

In queste ore Prince Shah sta collaborando nella ricerca dei dispersi: «Centinaia di persone hanno perso la vita e oltre 800 risultano ancora disperse. I numeri continuano a cambiare man mano che le autorità raggiungono le zone colpite e verificano le informazioni», riferisce.

«La sfida più grande ora è localizzare i dispersi. L’alluvione ha trasportato un’enorme quantità di fango, rocce e detriti su un’area molto vasta, mentre strade, ponti e infrastrutture di comunicazione sono stati gravemente danneggiati. Ciò rende estremamente difficile per le squadre di soccorso raggiungere alcune zone e condurre ricerche sistematiche».

Un’altra criticità è l’identificazione dei corpi recuperati: «Molte famiglie sono ancora in attesa di notizie sui propri cari, quindi, oltre alle immediate operazioni di soccorso, è urgente rintracciare i familiari, condividere informazioni affidabili e fornire il supporto psicosociale necessario», afferma. 

E poi c’è l’angoscia per quello che potrebbe ancora accadere: «Una delle principali preoccupazioni è rappresentata dai detriti che hanno ostruito tratti del fiume a monte, creando un lago temporaneo. Se questa barriera naturale dovesse cedere, c’è il rischio di un’altra improvvisa ondata di piena a valle», spiega.

La macchina dei soccorsi governativa, intanto, funziona a pieno ritmo: «Oltre 20 elicotteri sono attualmente impiegati nelle operazioni di soccorso e assistenza e i servizi essenziali – come elettricità e comunicazione – sono stati già ripristinati in molte aree colpite. Questo è estremamente importante sia per coordinare le operazioni di soccorso sia per ricollegare le comunità e le famiglie colpite», riferisce Prince Shaha.

Il governo ha inoltre adottato diverse misure per agevolare gli aiuti umanitari. «Le procedure doganali e i dazi per l’importazione di materiali di soccorso sono stati semplificati, in modo che i beni di prima necessità possano entrare nel paese più rapidamente. Ciò a cui stiamo assistendo è un serio sforzo coordinato per mobilitare ogni risorsa disponibile».

La risposta dei giovani è anche “digitale”

Infine, i giovani: anche per Shah la loro risposta è «incredibile: in tutto il Nepal, gruppi giovanili, organizzazioni, reti informali e singoli volontari stanno contribuendo in ogni modo possibile, dalla raccolta dei beni di prima necessità ai soccorsi sul campo».

Da parte dei giovani, c’è anche una forte risposta «digitale e tecnologica: alcuni, me compreso, stanno supportando gli sforzi per localizzare le persone scomparse, contribuendo a centralizzare le informazioni su coloro che risultano ancora irreperibili, raccogliendo prove e informazioni disponibili e coordinando i dati che possono supportare le ricerche».

E questa solidarietà va oltre i confini del Nepal. «Anche i giovani nepalesi che vivono all’estero si stanno mobilitando a distanza: la diaspora è diventata una parte importante della risposta di fronte all’emergenza. In un disastro di questa portata, ogni capacità conta. Stiamo assistendo a giovani che utilizzano qualsiasi forza, competenza, rete di contatti o risorsa a loro disposizione per contribuire a una risposta nazionale collettiva», conclude.

Video e foto forniti dagli intervistati

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 Chiara Ludovisi

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