il 73% degli studi non trova specialisti


Francesco Ventura

di Diletta Talenti

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L’odontoiatria italiana è stretta in una morsa silenziosa ma sempre più asfissiante. I numeri parlano chiaro: oltre il 73% degli studi dentistici non riesce a trovare né a trattenere personale specializzato, mentre la gestione delle risorse umane divora fino al 40% del tempo lavorativo dei professionisti, sottraendo ore preziose alla cura dei pazienti. Un paradosso per un Paese che forma odontoiatri di eccellenza, ma che li vede migrare verso strutture più organizzate o, nei casi più estremi, abbandonare del tutto la professione.

La Sardegna è il termometro di questa emergenza. Nonostante la presenza di diverse cliniche specializzate tra Sassari, Olbia, Nuoro e Sanluri, l’isola soffre di una carenza cronica di specialisti in implantologia, costringendo molti pazienti a lunghe attese o a costosi viaggi verso il continente. “Il problema non è la mancanza di professionisti formati, ma l’incapacità del sistema tradizionale di valorizzarli e trattenerli”, spiega Francesco Ventura, imprenditore del settore con oltre 35 anni di esperienza.

Al centro della crisi c’è un modello organizzativo che non si è mai evoluto. Mentre in altri ambiti sanitari la divisione del lavoro e la specializzazione sono prassi consolidate, nell’odontoiatria privata il professionista continua a destreggiarsi tra una ventina di attività diverse: dalla selezione del personale alla formazione, dal marketing alla gestione amministrativa, fino agli adempimenti legali e fiscali legati al GDPR. Un carico insostenibile che, secondo le stime di settore, provoca l’abbandono precoce della professione nel 35% dei casi entro i primi dieci anni di attività.

“Quando un dentista deve contemporaneamente visitare pazienti, gestire preventivi, formare il personale e rispettare le normative sulla privacy, la qualità del servizio ne risente inevitabilmente”, afferma Ventura. “È come chiedere a un chirurgo ospedaliero di occuparsi anche delle pulizie e della contabilità del reparto. Il risultato è che molti professionisti eccellenti si bruciano o migrano verso strutture più organizzate”.

A complicare ulteriormente il quadro, la crescente complessità normativa. L’obbligo di nominare un Data Protection Officer, le stringenti disposizioni del GDPR e la necessità di sistemi informatici sempre più sofisticati hanno trasformato quello che era un mestiere artigianale in un’impresa che richiede competenze manageriali avanzate — competenze che raramente fanno parte del percorso formativo di un odontoiatra.

Esistono però modelli alternativi che dimostrano come qualità clinica e sostenibilità organizzativa possano convivere. Il Centro Odontoiatrico Ventura, con sedi in Emilia-Romagna e Sardegna, rappresenta un caso concreto di come l’applicazione di principi imprenditoriali possa spezzare il circolo vizioso della carenza di personale. “Abbiamo creato un sistema in cui i medici possono concentrarsi esclusivamente sulla cura dei pazienti”, spiega Ventura. “Tutto il resto è gestito da team specializzati”.

A livello organizzativo, il modello prevede l’integrazione di ogni singolo reparto — dal marketing all’assistenza alla vendita, dalla selezione del personale al controllo qualità — per convergere verso un unico obiettivo: la soddisfazione del paziente. Una soddisfazione che alimenta il passaparola, motore del 50% del fatturato, e permette all’azienda di auto-sostentarsi attirando pazienti da tutta Italia.

Il cuore di questa integrazione risiede nella struttura del Gruppo Ventura, che unisce due realtà distinte ma complementari, entrambe di proprietà dell’imprenditore: la parte clinica e quella odontotecnica. Le due società collaborano in stretta sinergia, “come un’orchestra”, per garantire un servizio completo e l’autosostentamento del gruppo. “Il risultato? Abbiamo professionisti che lavorano con noi da oltre 15 anni e una lista d’attesa di specialisti che vogliono unirsi al nostro team”, sottolinea Ventura.

Il modello, che l’imprenditore definisce “a metà strada tra lo studio tradizionale e le grandi catene”, sta attirando l’attenzione di professionisti e collaboratori. La capacità di offrire contratti stabili, formazione continua e un ambiente che valorizza le competenze cliniche liberando i medici dalle incombenze burocratiche si rivela la chiave per attrarre e trattenere i migliori talenti.

Il Gruppo Ventura, del resto, è in costante evoluzione. “Non ci basiamo sul vecchio concetto del ‘si è sempre fatto così’”, dichiara l’imprenditore. “L’azienda integra continuamente nuove procedure e policy nella logica dell”inserire per implementare e migliorare’. Così facendo, correggiamo qualsiasi elemento che stride con l’ingranaggio complessivo e puntiamo a una continua ottimizzazione organizzativa”.

L’impatto sociale di questa trasformazione è tangibile. In Sardegna, dove prima i pazienti attendevano settimane per un impianto o erano costretti a viaggiare verso il continente, ora possono accedere a cure specialistiche in tempi rapidi. “La velocità del servizio è fondamentale quanto la qualità”, sottolinea Ventura. “Avere laboratori odontotecnici interni ci permette di ridurre i tempi di attesa da tre settimane a pochi giorni: un vantaggio competitivo enorme in un mercato dove il paziente cerca efficienza oltre che competenza”.

Lo scenario futuro appare segnato. I dati indicano che entro il 2030 oltre il 60% degli studi monoprofessionali potrebbe essere assorbito da strutture più grandi o cessare l’attività. Una trasformazione che, se governata con intelligenza, potrebbe generare benefici per professionisti e pazienti. “Non si tratta di snaturare la professione medica”, precisa Ventura, “ma di creare le condizioni perché i medici possano fare quello che sanno fare meglio: curare i pazienti. È lo stesso principio che governa gli ospedali, dove il medico si concentra sulla clinica mentre l’organizzazione si occupa di tutto il resto”.

La sfida sarà trovare l’equilibrio tra efficienza organizzativa e quel rapporto personale medico-paziente che caratterizza la migliore tradizione odontoiatrica italiana. Modelli come quello proposto da Ventura — fondati su investimenti diretti, gestione familiare e valorizzazione delle competenze locali — potrebbero rappresentare una terza via tra il piccolo studio destinato a scomparire e le grandi catene impersonali.

Con progetti di espansione verso il Sud Italia e verso mercati esteri come Svizzera e Inghilterra, attraverso un innovativo modello di “turismo dentale inverso” che porta pazienti stranieri in Italia per ricevere cure di alta qualità a costi competitivi, il settore sta esplorando nuove frontiere. Un’evoluzione necessaria per un comparto che, nonostante le difficoltà, resta uno dei fiori all’occhiello della sanità italiana.

“Il problema del personale specializzato non si risolve solo con migliori stipendi”, conclude Ventura. “Si risolve creando ambienti di lavoro dove i professionisti possano esprimere al meglio le loro competenze, sentirsi valorizzati e vedere riconosciuto il loro contributo. Quando questo accade, non solo non hai problemi a trovare personale, ma sono loro a cercare te”.

 


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