Oggi, 27 agosto, il Consiglio comunale di Trapani torna a riunirsi per votare il Documento unico di programmazione e il Bilancio di previsione 2026-2028. Formalmente, nell’ordine del giorno ci sono soltanto due atti fondamentali per la vita finanziaria del Comune, politicamente, però, a Palazzo Cavarretta si voterà molto di più.

 

Si voterà sulla capacità dell’amministrazione Tranchida di portare in porto il proprio principale strumento di programmazione; si voterà sulla sopravvivenza del Consiglio comunale come luogo nel quale vengono ancora prese le decisioni. 

E si misureranno, soprattutto, i nuovi rapporti di forza di un’aula che nelle ultime settimane è cambiata profondamente.

 

Perché questo Bilancio non arriva in Consiglio attraverso il normale percorso di una maggioranza che decide tempi e modalità dell’approvazione. 

Arriva dopo l’intervento del commissario ad acta Giovanni Cocco, dopo lo scontro sui tempi della convocazione e dentro una crisi politica che ha mutato drasticamente gli equilibri dell’aula consiliare.

 

Dal rinvio di settembre alla convocazione d’urgenza

Il Bilancio era pronto da tempo, la Giunta lo ha approvato il 24 giugno – con quattro mesi di ritardo che hanno portato all’intervento del commissario straordinario – il DUP è stato approvato il 14 luglio e il Collegio dei revisori ha espresso parere favorevole sui documenti. Eppure, inizialmente, l’esame del Consiglio era stato fissato per il 10 e il 14 settembre

Una scelta contestata dall’amministrazione che, tramite l’assessore al Bilancio Vincenzo Abbruscato, si è rivolta direttamente al commissario ad acta Giovanni Cocco, chiedendo di accelerare i tempi e di intervenire con i poteri sostitutivi assegnati dalla Regione.

Cocco ha accolto, nella sostanza, quella richiesta. Il 12 agosto ha chiesto di cancellare le precedenti sedute e di convocare il Consiglio per il 27 agosto, definendo l’approvazione del Bilancio un adempimento “obbligatorio, indifferibile e urgente”. 

Da qui la seduta di oggi.

Ma la convocazione del 27 agosto non è soltanto un anticipo di calendario. È l’inizio dell’ultima finestra concessa al Consiglio.

Da oggi scatteranno dieci giorni per arrivare all’approvazione di DUP e Bilancio, con il termine fissato al 6 settembre. Se il Consiglio non dovesse approvare gli strumenti finanziari entro quella data, interverrà il commissario in via sostitutiva. E la procedura porta allo scioglimento del Consiglio comunale, mentre sindaco e Giunta resterebbero in carica. 

Il paradosso, quindi, è evidente: l’aula può essere sciolta proprio mentre l’amministrazione continua a governare la città.

Per questo, oggi nessuno potrà realisticamente fingere che si tratti di una normale seduta consiliare.

 

L’opposizione mette le mani nel Bilancio

Alla vigilia del voto, poi, l’opposizione ha scelto di non limitarsi a dire sì o no al documento della Giunta, 

I gruppi di Fratelli d’Italia, Trapani Tua e Sud Chiama Nord-Trapani 2028 hanno presentato emendamenti e subemendamenti al DUP e al Bilancio, indicando quattro priorità: acqua, strade, cimiteri e Villa Rosina.

 

Le proposte prevedono 40 mila euro per il 2026 e altri 40 mila per il 2027 per la manutenzione straordinaria della rete idrica e delle condotte. 

Altri 30 mila euro per ciascuna annualità vengono indicati per strade e marciapiedi, mentre 40 mila euro annui sono destinati agli interventi nei cimiteri, con attenzione ai servizi igienici, all’accessibilità, alla sicurezza e al decoro.

Infine, 60 mila euro nel 2027 vengono destinati a Villa Rosina per la manutenzione di strade e marciapiedi, anche alla luce delle difficoltà provocate dal cantiere ZES e dalla rottura della condotta idrica di via Erice.

Gli stessi gruppi riconoscono che non si tratta di cifre risolutive, ma è proprio questo che rende politicamente interessante l’operazione.

 

Quarantamila euro non risolvono l’emergenza idrica. Trentamila euro non rifanno le strade di Trapani. Sessantamila euro non cancellano i problemi di Villa Rosina.

Il punto non è quanto queste somme possano cambiare, da sole, il volto della città, ma è chi contribuisce a costruire il Bilancio che domani arriverà al voto.

 

Il prezzo politico della responsabilità

Qui si concentra la vera partita.

Poichè i voti dell’opposizione saranno necessari per approvare DUP e Bilancio – con 9 consiglieri rimasti alla maggioranza, 14 di opposizione ed 1 indipendente – quegli emendamenti smetteranno di essere semplici modifiche contabili.

Diventeranno il prezzo politico — o almeno la condizione visibile — della responsabilità di votare lo strumento finanziario.

 

Significa che, in una situazione nella quale il Consiglio rischia di essere sciolto e sostituito dal commissario, l’opposizione può scegliere di non consegnare un voto al buio sul documento della Giunta.

Può dire che, se devono contribuire a far uscire il Comune dall’impasse e a evitare che il Consiglio perda definitivamente la propria funzione, allora dentro quel Bilancio vogliono metterci le bandierine: Acqua, strade, quartieri, servizi essenziali.

 

Le risorse destinate ad acqua, strade e cimiteri, infatti, non compaiono dal nulla. Arrivano in larga parte dal capitolo del trasporto pubblico locale.

Dal Bilancio vengono proposti 40 mila euro all’anno per il servizio idrico, 30 mila euro per strade e marciapiedi e altri 40 mila euro per i servizi cimiteriali: 110 mila euro nel 2026 e altrettanti nel 2027.

Il capitolo del trasporto pubblico locale, inizialmente finanziato con 140 mila euro nel 2026 e 150 mila nel 2027, verrebbe così ridotto rispettivamente a 30 mila e 40 mila euro.

Una riduzione consistente: quasi l’80% delle risorse previste per il 2026 e oltre il 70% per il 2027.

 

Gli emendamenti sono stati nel frattempo corretti e ridimensionati rispetto alle proposte iniziali, ottenendo, dopo le modifiche, i pareri favorevoli degli uffici. Ma l’ultima parola spetta al Consiglio comunale.

Diverso il caso di Villa Rosina. I 60 mila euro previsti nel 2027 per la manutenzione di strade e marciapiedi non vengono sottratti al trasporto pubblico, ma provengono da risorse legate alla gestione del patrimonio dell’ente.

 

La domanda, però, resta aperta: quelle somme previste per il trasporto pubblico erano risorse non utilizzabili o non necessarie? Oppure la loro sottrazione rischia di incidere sul futuro del servizio?

È un chiarimento che l’amministrazione dovrà fornire all’aula. Perché se gli emendamenti verranno approvati, il Bilancio non cambierà soltanto nelle cifre: cambierà la gerarchia delle priorità politiche della città.

Gli emendamenti, insomma, non riscrivono il Bilancio di Tranchida. Ma possono riscrivere il significato politico della sua approvazione.

Perché una cosa è approvare il Bilancio, un’altra è avere una maggioranza che riesce ad approvarlo da sola.

E questo è il dato che oggi Palazzo Cavarretta dovrà misurare.

 

Nel frattempo, la maggioranza non c’è più

Il voto arriva inoltre in un momento nel quale gli equilibri sono ulteriormente cambiati.

La frattura tra Alberto Mazzeo e l’amministrazione, maturata nei mesi scorsi, ha privato l’amministrazione di un pezzo della coalizione che l’aveva sostenuta. 

Mazzeo, presidente del Consiglio ed ex assessore al Bilancio, si trova così in una posizione politicamente sempre più centrale: deve garantire il funzionamento dell’aula garantendo un ruolo di terzietà, ma è contemporaneamente uno dei protagonisti della costruzione dell’alternativa a Tranchida.

 

La mozione di sfiducia, della quale si parla da un anno e che lo stesso Mazzeo ha contribuito a scrivere quasi interamente, al momento sembra però essere uscita dal radar pubblico.

Non ci sono notizie di una nuova accelerazione, né risultano aggiornamenti pubblici sui numeri di sottoscrizioni nè una data per portarla al voto.

E anche questo è un elemento politico.

Perché mentre la sfiducia resta sullo sfondo, il Bilancio costringe tutti a scoprire le carte.

 

Dopo il Bilancio, il 16 settembre delle decadenze

Ma il calendario non finisce oggi.

Il 16 settembre il Consiglio comunale dovrà affrontare una delle partite più controverse degli ultimi mesi: le proposte di decadenza di cinque consiglieri.

La procedura è arrivata in aula dopo mesi di scontri istituzionali. Il segretario generale ha predisposto le proposte di deliberazione, allegando però un parere tecnico contrario alla decadenza. Sarà dunque il Consiglio a dover assumere la decisione politica e istituzionale. 

 

Ed è qui che, secondo indiscrezioni di Palazzo Cavarretta, potrebbe arrivare un altro colpo di scena.

Il regolamento prevede il voto segreto per questo tipo di deliberazioni. E, secondo i rumors che circolano in queste ore, proprio una parte dell’opposizione, quella di “Trapani Tua” vicina all’assessore regionale Mimmo Turano, potrebbe non sostenere le proposte di decadenza, votando in senso contrario.

 

Se questa previsione dovesse trovare conferma nell’aula, la conseguenza politica sarebbe clamorosa: la stessa opposizione che ha portato avanti per mesi la battaglia sulle decadenze potrebbe presentarsi divisa al momento del voto decisivo.

 

Il calendario di Palazzo Cavarretta

La sequenza è ormai chiara.

27 agosto: Bilancio.

6 settembre: ultima scadenza prima dell’intervento sostitutivo del commissario e delle conseguenze per il Consiglio.

16 settembre: decadenze.

 

In mezzo, una maggioranza che ha perso pezzi, un’opposizione che presenta emendamenti essendo decisiva per approvare il documento finanziario, una mozione di sfiducia della quale non si hanno più notizie e una partita sulle decadenze che potrebbe produrre risultati diversi da quelli immaginati fino a qualche settimana fa.

 

È questo il contesto nel quale va letto il Bilancio di domani.

Non sarà soltanto il voto su entrate e spese, sarà il primo test per capire cosa si vuole davvero per Trapani.

Oggi si voterà il Bilancio. Ma, in realtà, inizierà a votarsi il futuro politico di Palazzo Cavarretta.




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 redazione@tp24.it (Luca Sciacchitano)

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