La gestione dei rifiuti urbani è al centro di un importante cambiamento che riguarda milioni di cittadini italiani. Accanto alla tradizionale TARI, infatti, sempre più Comuni stanno introducendo la TARIP, un sistema che punta a rendere il pagamento del servizio più equo e sostenibile. Cos’è la TARIP? Acronimo di Tariffa Corrispettiva Puntuale, rappresenta un sistema innovativo per determinare il costo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Questo modello si ispira al principio europeo del “chi inquina paga”. La TARIP è destinata a prendere gradualmente il posto della TARI, incentivando i comportamenti individuali nella gestione dei rifiuti e una corretta raccolta differenziata.
Cos’è la Tari e chi la deve pagare
Negli ultimi anni il sistema di gestione dei rifiuti in Italia è cambiato profondamente: accanto alla tradizionale TARI, infatti, sempre più Comuni stanno introducendo la TARIP, una tariffa puntuale che punta a rendere più equa la ripartizione dei costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Per fare chiarezza è utile partire dalla TARI, la tassa sui rifiuti destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti urbani. Introdotta nel 2014, ha sostituito i precedenti tributi dedicati alla gestione dei rifiuti, come TARSU, TIA e TARES.
Il presupposto per il pagamento della TARI è il possesso o la detenzione, a qualsiasi titolo, di locali o aree suscettibili di produrre rifiuti urbani. In pratica, deve versare la tassa chi utilizza un immobile, indipendentemente dal fatto che ne sia proprietario o semplice occupante. Per cui sono tenuti al pagamento:
- i proprietari che occupano direttamente l’immobile;
- gli inquilini che vivono in affitto;
- i titolari di attività commerciali e professionali;
- le aziende che utilizzano locali produttivi o uffici.
Dopo aver spiegato cos’è la Tari, è bene sapere quando si paga evidenziando che le scadenze prevedono tre tranche: un primo acconto di solito tra fine aprile e fine giugno, un secondo acconto a fine luglio e il versamento del saldo annuale tra novembre e dicembre, con definizione dei termini di pagamento da parte dei singoli Comuni. Per evitare brutte sorprese è bene approfondire le scadenze della TARI 2026, le novità sui pagamenti, le tariffe e i bonus.
Che differenza c’è tra TARI e TARIP?
La TARI è destinata a lasciare progressivamente il posto alla TARIP, acronimo di Tariffa Corrispettiva Puntuale. Si tratta di un sistema di pagamento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani basato sulla quantità di rifiuti effettivamente prodotti dall’utenza.
La differenza chiave tra TARI e TARIP riguarda il metodo di calcolo: per la TARI l’importo viene calcolato principalmente in base alla superficie dell’immobile e al numero dei componenti del nucleo familiare, mentre la TARIP applica il principio europeo del “Pay As You Throw”, ossia “paghi per quello che butti”. In pratica, la TARI:
- si basa su metri quadrati e numero degli occupanti;
- applica criteri presuntivi;
- non misura i rifiuti effettivamente prodotti;
- è il sistema ancora più diffuso in Italia.
D’altra parte, le caratteristiche della TARIP sono le seguenti:
- considera la quantità reale di rifiuti conferiti;
- premia chi differenzia correttamente;
- incentiva comportamenti virtuosi;
- richiede strumenti di misurazione specifici.
Come funziona la Tarip?
La TARIP rappresenta un’evoluzione della TARI e a partire dall’1 gennaio 2026 è destinata progressivamente a sostituirla, come già accaduto in oltre 1.100 comuni italiani che da inizio anno applicano il nuovo sistema di calcolo. La normativa della TARIP è contenuta principalmente nell’articolo 1, comma 668, della Legge n. 147 del 27 dicembre 2013, Legge di Stabilità 2014, la stessa che ha istituito la TARI.
Per comprendere come funziona la TARIP, si deve partire dal presupposto che il costo del servizio per l’utente tiene conto, tra gli altri fattori, della reale produzione di rifiuti indifferenziati. Diversi sono i sistemi che consentono di identificare e monitorare i conferimenti effettuati dalle singole utenze:
- contenitori dotati di microchip RFID;
- sacchi identificativi con codici associati all’utenza;
- tessere elettroniche;
- sistemi di pesatura dei rifiuti;
- conteggio degli svuotamenti del contenitore dedicato all’indifferenziato.
Come si calcola la TARIP
Per incentivare concretamente la raccolta differenziata, viene adottato un sistema ben preciso per il calcolo della TARIP: chi separa correttamente carta, plastica, vetro e organico tende infatti a produrre meno rifiuti indifferenziati e può beneficiare di una riduzione della spesa. Due sono gli elementi che compongono la tariffa:
- quota fissa: determinata in base ai metri quadri dell’immobile e al numero di componenti del nucleo familiare e destinata a coprire i costi generali del servizio, come lo spazzamento delle strade, l’organizzazione della raccolta e la gestione amministrativa;
- quota variabile: legata alla quantità di rifiuti indifferenziati prodotti dal singolo utente. Dopo aver superato il numero minimo di svuotamenti incluso in un anno, scatta un sovraprezzo per quelli extra, quindi, più elevato è il numero dei conferimenti o il peso dei rifiuti non differenziati, maggiore sarà il costo da sostenere.
Chi deve pagare la TARIP?
Trattandosi di un tributo locale, al pari di quanto accade per la TARI, che resta al momento il sistema ordinario di tassazione dei rifiuti, anche la TARIP è obbligatoria, ma solo se il Comune l’ha introdotta e adottata. Il soggetto tenuto al pagamento è chiunque occupi, possieda o detenga un immobile o un’area scoperta, con riferimento quindi alle utenze domestiche e non. Devono pagare la TARIP:
- i residenti;
- gli inquilini in affitto;
- i proprietari che abitano nell’immobile;
- le imprese;
- i negozi;
- gli studi professionali;
- le attività produttive.
La TARIP sostituisce la TARI?
La TARIP non è ancora applicata in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. In molte amministrazioni la TARI resta pienamente in vigore, mentre altre hanno già adottato la tariffazione puntuale o stanno completando il passaggio graduale verso questo modello.
La tendenza, però, è quella di una progressiva sostituzione della TARI con la TARIP, la cui diffusione richiede investimenti tecnologici e organizzativi di un certo rilievo, motivo per cui serve ancora del tempo per una sempre più capillare estensione del nuovo sistema tariffario.
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Davide Pantaleo
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