Non c’è assolutamente tempo per scherzare alla fiera Art Basel di Basilea quest’anno. Il mercato non va benissimo o meglio non va benissimo proprio il sistema delle gallerie d’arte e quindi delle fiere, come raccontiamo ogni settimana con chiusure eccellenti e ridimensionamenti clamorosi. E allora bisogna essere prudenti e attenti, cosa che i trecento galleristi in lizza hanno fatto con scrupolo: pochi rischi, testa bassa e puntare alla copertura dei costi che tutto quel che viene in più è oro. Il risultato è una fiera molto piatta, senza spunti, tutta sbilanciata sul commercio e poco sulla ricerca come del resto avviene costantemente nel post-pandemia. Almeno per quanto riguarda la sezione principale, quella più dispendiosa per i galleristi e dove un passo falso potrebbe essere fatale per la stessa continuità aziendale di queste società spesso di piccole dimensioni e a regime familiare. Ma del resto anche la magniloquente sezione Unlimited è stata all’insegna della tranquillità e della comprensibilmente scarsa propensione al rischio.
Una fiera in un periodo di trasformazione
Come è andato il mercato cercheremo di capirlo nei giorni a venire con le analisi che pubblicheremo e con le riflessioni che usciranno sulla nostra newsletter dedicata al mercato dell’arte Incanti. Entusiasmo alle stelle di certo non c’è anche se le notizie provenienti dallo scenario internazionale (vedi guerre e conflitti) non sono malvagie in queste settimane che vedono possibili sprazzi di pace in Medio Oriente: sono faccende molto rilevanti per il mercato dell’arte anche se sembrano lontani anni luce. Ovviamente le vendite non sono mancate nelle primissime ore di apertura del martedì e già alcune gallerie – le “megas”, che sono attrezzate per questo – hanno iniziato a inviare via mail i dispacci vantandosi degli affari milionari. Il grosso dei galleristi però lamenta clienti di cabotaggio medio-basso: si vende, sì, ma per ora solo cose piccole. Basteranno per ripagare costi fissi che partono dai 150mila euro in su?
Le novità di Art Basel 2026
Una novità di quest’anno è la sezione Zero 10, dedicata all’arte digitale e dislocata all’ingresso di quella che fu la fiera Design Miami che non c’è più. Una sezione che per alcuni giorni offrirà addirittura l’ingresso gratuito ai visitatori: si tratta di un altro sintomo della tendenza degli ultimi anni qui a Basilea, ovvero la decrescita del pubblico in termini di qualità. Un’atmosfera che si respira anche in città, con ristoranti e hotel che non sono certamente al tutto esaurito come avveniva un tempo.
Un’altra novità – peraltro collegata a questa tendenza – è l’istituzione del bollino “Basel Exclusive”. Lo troverete in tutti gli stand su almeno una delle opere esposte. Di che si tratta? Sono quadri o sculture che i galleristi si sono impegnati a non anticipare ai loro collezionisti con i classici pdf che vengono inviati ai migliori clienti per consentire loro una eventuale vendita in prelazione rispetto all’apertura della fiera. Art Basel ha chiesto di tenere segrete un po’ di opere, proprio per rendere più allettante la presenza di persona a fronte dell’abitudine sempre più diffusa di fare acquisti sulla carta evitandosi lo scomoda e costosissima trasferta in Svizzera.
I migliori 10 stand di Art Basel 2026
Qui di seguito una top 10 di stand riguardante la sezione principale della fiera. C’è da dire però che quest’anno più che mai, le cose più interessanti e avvincenti sono fuori dalla main section e si trovano nelle tante sezioni speciali come Premiere o Statements dedicate a mini mostre personali o a gallerie emergenti. Queste sezioni riescono a tal punto a soddisfare l’esigenza di chi cerca proposte più indipendenti e di ricerca da mettere un po’ in difficoltà Liste, la fiera collaterale che invece dovrebbe assolvere proprio a questo ruolo.
Ultimo spunto prima di iniziare con la top10? È la riflessione che viene fuori ad ogni anno pari, ovvero ad ogni anno in cui si tiene la Biennale: parecchi artisti che avete visto a Venezia, li ritroverete in vendita qui!
SPROVIERI
Grazie a un pavimento bianco come le pareti, la galleria londinese si presenta in maniera molto elegante e pulita rispetto a quasi tutte quelle circostanti. Lo stand si suddivide in due ambienti ed è una mostra collettiva di artisti importanti della storia affiancati ad alcuni più giovani. Le opere sono tutte di dimensioni medio piccole, fatta eccezione per una grande tela del portoghese Pedro Cabrita Reis. Ci sono poi lavori ben selezionati di Gianni Kounellis (anche bei disegni e pastellli), Alberto Burri e Gregor Schneider. Ottima presenza di due italiani come Renato Leotta e Francesco Arena.
TUCCI RUSSO

Plexiglass di Alfredo Pirri, sculture e carte ad inchiostro di Thomas Schütte. E le solite belle opere di Daniel Buren, Tony Cragg, Gianni Caravaggio e Giuseppe Penone allestite in maniera magistrale. Sul corridoio, un grande lavoro meccanico di Conrad Shawcross. Ormai Tucci Russo non c’è più da tre anni, ma i suoi stand a Basilea (e non solo a Basilea) continuano ad essere oasi di qualità eterea. Il leggendario Tucci approverebbe.
GRETA MEERT

Quello della galleria belga è uno degli stand più articolati della fiera. Ci sono due gallerie espositive agli estremi dello stand, sui due corridoi, e poi c’è un piccolo spazio raccolto con delle opere di dimensioni ridotte a parete. Inoltre ci sono delle mini installazioni in tecnica mista allestite dietro la scrivania e una lunga mensola per ospitare delle sculturette. Un percorso che ospita opere di svariati artisti con lavori storici come quelli di Lee Mullican, Fernand Leger, Terry Adkins o John Baldessari e lavori più recenti come quelli di Erica Mahinay e Jacob Kassay. Da vedere anche un bel pezzo di Sol LeWitt sul corridoio e una ammaliante foto di Jeff Wall del 1989.
MATTHEW MARKS

Grandi artisti ben allestiti in un contesto arioso e di totale charme dove è facile leggere le opere. Anche quest’anno le ricette che sono alla base dello stand della prestigiosa galleria americana fondata 35 anni fa a New York convincono particolarmente. Qualche nome? Brice Marden, Robert Gober, Ellsworth Kelly, Thomas Demand, Nan Goldin e un grande nuovo lavoro a tecnica mista molto materico di Laura Owens.
LUXEMBOURG+CO

Allestimento di questo stand risulta particolarmente intimo e affascinante anche grazie alle pareti tinteggiate di un lieve color rosa. Ciò che importa però è quello che è esposto sulle pareti; e parliamo di opere in larga parte davvero rilevanti come un olio di Jannis Kounellis del ‘63, un Achrome di Piero Manzoni del ‘58 e un grande pastello di Edgard Degas del 1881. Il secondary market, sì, ma fatto a mestiere. In giro per lo spazio poi chicche di Gino de Dominicis, Carla Accardi, Salvatore Scarpitta, Georges Seurat e Alberto Burri. E in mezzo a tutta questa storia dell’arte una scintillante dedica a Matisse in neon firmata Sylvie Fleury.
STEIN

Uno stand davvero perfetto. Elegante, spettacolare, pieno di energie e magia alchemica. Senza dimenticare i dovuti omaggi ad un grande artista appena scomparso come Remo Salvadori che è presente con due opere importanti. Per il resto una grande parete di Giulio Paolini (ora in mostra negli spazi della galleria a Milano), l’istallazione di Mario Merz, un recente lavoro di Michelangelo Pistoletto e una opera storica di ingentissime dimensioni di Jannis Kounellis. In altri spazi spuntano opere di Domenico Bianchi, Paolo Canevari, Jason Martin, Stefano Arienti e due enormi realizzazioni una di Luciano Fabro e l’altra di Mimmo Paladino. Ne approfittiamo per sottolineare come – ormai è tradizione – le gallerie italiane si presentino a Basilea col meglio del loro repertorio sia dal punto di vista dei nomi che dell’allestimento. Ne avremmo potute inserire almeno tre in più ma abbiamo evitato di sbilanciarci.
CONTEMPORARY FINE ARTS

Una bomba di colore questo stand al secondo piano della fiera. Qui si trovano opere su tela di grandi dimensioni che ricoprono tutte le pareti in un vasto omaggio alla pittura. Come protagonisti tutti gli artisti della scuderia di questa galleria berlinese che ha aperto una sede anche qui a Basilea. Ci sono tra gli altri Tobias Spichtig, Maja Ruznich e Travis Mcdonald. Un lavoro molto impattante di Dana Schutz e un piccolo spazio monografico dedicato a Walter Pichler con una retrospettiva di deliziosi disegni dagli Anni Settanta. I quadri e le sculture di Donna Huanca sono accompagnate da una performance live con una modella nuda che interpreta l’immaginario dell’artista come spesso accade nei suoi allestimenti.
SIES + HÖKE

Stand piuttosto insolito per questa galleria grazie alla presenza di una trama di piastrelle sul pavimento e anche su alcune pareti. È un display espositivo (non un’opera in senso stretto dunque) concepito dall’artista Claudia Weiser in collaborazione con il brand italiano Mutina. Tutto intorno a questo pavimento blu (in parte riflettente e in parte opaco) ci sono le opere di Julian Charrière, Marcel Dzama, tre grandi della stessa Weiser e un video (rarità in fiera) del duo Hedda Roman con musiche di Decha.
PILAR CORRIAS

Lo stand di questa importante galleria finisce di diritto in quelli premiati nella nostra selezione perché si tratta di praticamente l’unica tra le grandi gallerie in fiera ad aver proposto una ampia mostra personale. L’unica! In questo caso si tratta delle opere a parete della 57enne pittrice tedesca Sabine Moritz: grandi quadri a olio, piccoli quadri a olio, disegni, matite, carte. Tutto nuovissimo e realizzato nell’ultimo anno.
CRÈVECŒUR

C’è modo e modo di fare una collettiva fieristica degli artisti di scuderia. La galleria Crèvecœur di Parigi ha trovato una maniera perlomeno un po’ più originale. Tutte le pareti sono state dipinte di arancione, sulla superficie arancione sono state scritte le didascalie con i nomi degli artisti, sopra questa pannellatura colorata è stata calata una garza traslucida e parzialmente riflettente. Solo dopo sono state montate le opere. Il risultato è particolarmente immersivo e coinvolgente. Il percorso ad U all’interno dello stand permette di incontrare le opere di Sol Calero, Emma Reyes, Bret Goodroad, Yasushi Amano, Cristof Yvoré tra le altre.
Massimiliano Tonelli
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Massimiliano Tonelli
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