Un dispositivo amministrativo in grado di rispondere a due bisogni: un servizio per il territorio (si va dalla manutenzione del verde pubblico alle pulizie, fino all’inserimento di dati) e un’azione dalla valenza sociale come l’inserimento lavorativo di persone in condizione di svantaggio. È l’appalto riservato, uno strumento che nel Bresciano è diventato un modello di un affidamento pubblico a “doppio oggetto”. «La prestazione richiesta all’operatore economico si accompagna a un secondo oggetto, altrettanto vincolante, di inclusione lavorativa», spiega Paolo Paroni, responsabile di “Giusta occupazione, servizio pubblico per l’inclusione lavorativa” degli Ambiti di Brescia e Brescia Est.
Non una clausola accessoria, dunque, ma un elemento che entra a pieno titolo nella valutazione dell’offerta tecnica e che viene controllato con la stessa serietà riservata alla prestazione principale in fase di esecuzione del contratto. «È la dimostrazione che politiche settoriali differenti possono convergere su un medesimo obiettivo: più occupazione per i soggetti fragili e minore spesa pubblica per l’assistenza», aggiunge Paroni.
Come funziona
Il “modello tipo” di appalto riservato in uso sul territorio bresciano nasce da un protocollo di intesa istituzionale che ha messo attorno allo stesso tavolo Provincia e Comune di Brescia, Associazione dei Comuni Bresciani, Associazione dei segretari comunali “Vighenzi” e Confcooperative Brescia. Da questa alleanza è nato un gruppo tecnico permanente che ha elaborato strumenti operativi condivisi: un disciplinare di gara, un modello di offerta tecnica con criteri e punteggi dedicati all’inserimento lavorativo e soprattutto il Protocollo sociale operativo, il vero e proprio “capitolato” dell’inserimento lavorativo che viene allegato al capitolato speciale d’appalto. Il sistema prevede inoltre attività di formazione e un monitoraggio periodico che consente di aggiornare gli strumenti sulla base dell’esperienza maturata.
«La procedura di gara prevista dal “modello tipo” presenta sicuramente delle complessità, ma garantisce una struttura che consente alla stazione appaltante di seguire un percorso strutturato», spiega il responsabile: «disciplinare di gara, modello di offerta tecnica per l’inserimento lavorativo, Protocollo sociale operativo per l’inserimento lavorativo. L’offerta viene valutata rispetto ad aspetti qualitativi e quantitativi dell’inserimento lavorativo, al modello organizzativo proposto e a offerte migliorative qualitative e quantitative, con la particolarità anche di valorizzare gli inserimenti lavorativi di persone non titolari di una condizione di svantaggio classico della legge 381/91 e della legge 68/1999».
Il punto più delicato e più innovativo riguarda però ciò che accade dopo l’aggiudicazione. Il Protocollo sociale operativo assegna infatti alla stazione appaltante un ruolo attivo lungo tutta l’esecuzione del contratto: definizione condivisa dei progetti individuali di inserimento, invio delle candidature di persone con svantaggio, tutoraggio esterno con visite periodiche sui luoghi di lavoro, controllo quantitativo delle ore lavorate dai soggetti svantaggiati, verifica delle tipologie contrattuali applicate e delle assunzioni, trasformazioni e interruzioni dei rapporti di lavoro. «Senza questo presidio costante, la clausola sociale rischierebbe di restare una dichiarazione d’intenti scritta in gara ma priva di ricadute reali», riflette Paroni. «La prassi bresciana verifica invece che l’operatore economico attui davvero, e con continuità, ciò che si è impegnato a fare, condizionando persino il nulla osta al pagamento delle fatture».
L’impatto: l’inclusione lavorativa è un investimento
Il valore aggiunto di questo approccio consiste nella possibilità di competere sulla qualità dell’inclusione lavorativa. Ne è convinto Beppe Bruni, presidente Federsolidarietà Brescia: «In questo modo, si esclude il rischio di ridurre la qualità dell’intervento per offrire ai Comuni costi inferiori, abbassando in questo modo il livello della narrazione, la visibilità e il riconoscimento del lavoro sociale».

Raccontare le professioni del sociale non è un atto di cronaca, ma un atto culturale e politico. È la scelta di portare finalmente sotto i riflettori chi lavora nell’ombra, chi svolge un mestiere che la società finge di rispettare e che invece tratta con noncuranza. Lo facciamo su VITA magazine di maggio.
SOCIAL WORKER, SENZA DI LORO PERDIAMO TUTTI
C’è un tema che secondo Bruno sta diventando di vitale importanza per le cooperative sociali: «Il Codice dei contratti pubblici prevede giustamente l’applicazione del Contratto collettivo nazionale di lavoro di filiera: se l’attività in questione è la raccolta rifiuti si applica il Ccnl Ambiente, se si tratta di pulizie si applicherà il Multiservizi, eccetera. È una tutela importante contro infortuni e dumping contrattuale. Il problema per la cooperazione sociale è che il suo Ccnl è trasversale e ha una funzione specifica: l’inclusione lavorativa delle persone svantaggiate. Il Codice degli appalti non considera fino in fondo questa peculiarità: una cooperativa sociale non svolge soltanto un servizio, svolge anche una funzione pubblica di inserimento lavorativo. Per questo gli appalti riservati sono fondamentali. L’affidamento a una cooperativa sociale deve riconoscere due oggetti: il servizio che viene svolto e l’inclusione lavorativa delle persone svantaggiate. È in questa logica che si muove il modello bresciano: parifica il peso della qualità del servizio e quello della qualità dell’inserimento lavorativo. In questo modo si riduce la portata dello sconto economico: la formula di calcolo ha un coefficiente di 0,2 e quindi si riduce la distanza tra i competitor determinata da chi fa lo sconto più alto e chi fa quello più basso».


Inoltre, sottolinea il presidente di Federsolidarietà Brescia, «la griglia per valutare la qualità dell’inserimento lavorativo è frutto di una co-costruzione tra pubblico e privato sociale. L’inclusione lavorativa non è solo una spesa: è un investimento sociale ed economico. Dal 2019, sono stati affidati più di 100 milioni di euro di appalti, generando centinaia di percorsi di inclusione».
Un esempio concreto: il verde pubblico a Brescia
A portare un esempio concreto è Paroni: «I numeri dell’appalto per la manutenzione del verde pubblico del Comune di Brescia, attivo dal marzo 2022 al febbraio 2026 per un valore di 10,4 milioni di euro, offrono una misura concreta dell’impatto di questo modello. Nel periodo considerato sono stati attivati 121 contratti di lavoro per persone svantaggiate, cui si aggiungono 36 contratti riferiti a persone con svantaggio “non certificato”; complessivamente le ore lavorate da personale svantaggiato sono state 152mila, pari al 37% del totale delle ore impiegate sull’appalto. Applicando le stime disponibili sul valore generato per la Pubblica Amministrazione da ogni inserimento lavorativo di persona con invalidità o svantaggio, l’appalto avrebbe prodotto un risparmio sulla spesa di welfare comunale e nazionale stimabile in oltre 860mila euro, pari a circa l’8% del valore complessivo del contratto».
Sono dati che raccontano il senso dell’operazione: usare uno strumento ordinario dell’amministrazione e di spesa pubblica (come la gara d’appalto) per costruire occasioni reali di benessere sociale per le persone e per il territorio.
Nella fotografia in apertura, manutenzione del verde pubblico a cura di una cooperativa sociale nel Bresciano
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Daria Capitani
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