CURITIBA – Il Brasile è ormai uno dei mercati chiave della strategia internazionale di Renault e il complesso industriale Ayrton Senna di São José dos Pinhais rappresenta il cuore di questa trasformazione. Qui la collaborazione con Geely sta assumendo una dimensione sempre più concreta, con la condivisione di piattaforme, tecnologie e capacità produttiva e con un piano di investimenti complessivo che, tra il 2025 e il 2027, raggiungerà 5,8 miliardi di reais, circa 899 milioni di euro.
A guidare questa nuova fase c’è anche Fabrice Cambolive, CEO del marchio Renault e presidente del consiglio di amministrazione di Renault Geely do Brasil. Per il manager francese, il progetto brasiliano rappresenta un esempio particolarmente significativo del nuovo approccio di Renault ai mercati internazionali: mantenere l’indipendenza tecnologica in Europa e, al tempo stesso, utilizzare le partnership al di fuori del Vecchio Continente per accelerare lo sviluppo, ridurre i costi e ampliare rapidamente l’offerta.
Il Brasile assume così un ruolo di vero laboratorio per Renault, in un mercato caratterizzato da una concorrenza particolarmente aperta e dalla rapida crescita dei costruttori cinesi. La transizione energetica, inoltre, segue una strada differente rispetto a quella europea, con il flex-fuel ancora centrale e una progressiva diffusione di sistemi mild hybrid, full hybrid, plug-in hybrid e veicoli completamente elettrici.
La trasformazione dello stabilimento di Curitiba nasce proprio dalla necessità di poter gestire questa pluralità di tecnologie. La produzione locale dei modelli Geely e l’arrivo nel 2027 di una nuova Renault elettrificata basata sulla piattaforma GEA si inseriscono in un progetto che punta contemporaneamente ad aumentare la competitività industriale e a rendere più veloce la risposta alle esigenze del mercato.
Cambolive spiega quindi le ragioni della collaborazione con Geely, il ruolo del Brasile nella strategia FutuREady, l’impatto della concorrenza cinese e le differenze tra il modello industriale adottato in Europa e quello sviluppato in America Latina. Ma parla anche della transizione verso l’elettrico, della localizzazione della produzione, della flessibilità e di come l’attenzione ai costi sono diventati elementi determinanti.
Il Brasile è diventato uno dei pilastri della strategia internazionale di Renault. Qual è il significato della partnership con Geely all’interno del piano FutuREady?
«La nostra strategia di crescita si basa su tre pilastri: essere competitivi e leader in Europa, proseguire il percorso verso l’elettrificazione e realizzare una vera accelerazione sui mercati internazionali. Per noi questi ultimi sono rappresentati soprattutto da tre grandi hub: America Latina, India e Corea del Sud».
Come cambia l’approccio a seconda delle regioni in cui agite?
«La filosofia delle partnership cambia a seconda della regione. L’Europa rimane il cuore tecnologico di Renault e non utilizziamo le collaborazioni per trasferire la nostra tecnologia, ma per accelerare l’esecuzione. Fuori dall’Europa, invece, partnership come quella con Geely ci permettono di guadagnare velocità e ridurre i costi. È esattamente ciò che stiamo facendo in Brasile, dove possiamo condividere piattaforme e tecnologie e completare la nostra gamma in modo più rapido».
Quindi il modello brasiliano è profondamente diverso da quello europeo?
«Sì. In Europa vogliamo mantenere la nostra indipendenza tecnologica. Abbiamo sviluppato internamente le nostre piattaforme e la nostra nuova generazione di veicoli elettrici e continueremo a farlo. Possiamo collaborare con altri costruttori per condividere le capacità industriali, aumentare i volumi e migliorare il tasso di utilizzo degli stabilimenti, ma senza condividere la tecnologia. In Brasile, invece, possiamo condividere piattaforme e tecnologie quando questo porta vantaggi in termini di costi e velocità. È un approccio pragmatico, pensato per un mercato che sta vivendo una trasformazione molto rapida e nel quale la concorrenza dei nuovi costruttori è particolarmente forte».
Quanto è importante il Brasile all’interno di questa offensiva internazionale?
«È un Paese particolarmente importante e lo consideriamo il nostro mercato-ambasciatore in America Latina. La collaborazione con Geely non riguarda soltanto la produzione, ma anche la possibilità di condividere capacità industriale, piattaforme e competenze lungo la catena del valore. Oggi abbiamo 19 modelli sviluppati nell’ambito delle nostre diverse partnership, per un volume complessivo di circa 300.000 vetture. Questo dà un’idea dell’importanza che le collaborazioni hanno ormai assunto per aumentare la scala e ammortizzare gli investimenti».
Il mercato brasiliano sta cambiando molto rapidamente anche dal punto di vista delle motorizzazioni. Come state affrontando questa transizione?
«La velocità della transizione verso l’elettrificazione è oggi superiore alle aspettative in molti mercati internazionali, e il Brasile è un esempio particolarmente interessante. Alcuni segmenti stanno passando alle auto elettriche a una velocità che pochi mesi fa non era stata prevista dalla maggior parte dei costruttori. Il Brasile ha inoltre una caratteristica particolare: i clienti sono abituati a utilizzare diverse forme di energia. Il flex-fuel è molto importante e, contemporaneamente, cresce l’interesse per mild hybrid, full hybrid, plug-in hybrid e veicoli completamente elettrici. Il punto fondamentale è che il cliente non sceglie più necessariamente in funzione della tecnologia in sé, ma dell’accessibilità che quella tecnologia gli offre».
Quali sono, secondo lei, i principali fattori che stanno spingendo i brasiliani verso l’elettrificazione?
«Direi soprattutto due elementi: il costo di utilizzo e la modernità. Un esempio molto concreto è rappresentato dalle società di ride-hailing come Uber. Nelle grandi città, come San Paolo, stanno passando alle vetture elettriche perché considerano il costo di utilizzo di un’auto elettrica più vantaggioso rispetto a quello di una vettura con motore a combustione interna. Poi c’è il tema della modernità, della connettività e della tecnologia. Il Brasile è un Paese estremamente connesso e questi aspetti hanno un peso importante nelle scelte dei consumatori. Quindi vedo due grandi leve per l’elettrificazione: il costo e la modernità».
La concorrenza cinese ha avuto una crescita molto rapida in Brasile. Come spiega questo fenomeno?
«I costruttori cinesi hanno beneficiato inizialmente di una finestra nella quale le vetture elettrificate potevano entrare nel mercato con condizioni doganali particolarmente favorevoli. BYD è stata tra le prime aziende ad arrivare, già nel 2022, costruendo progressivamente la propria rete. Il mercato brasiliano è tradizionalmente abbastanza distante dai principali siti produttivi internazionali e presenta alcune barriere all’importazione. Ora, però, molti costruttori cinesi stanno investendo direttamente nel Paese o stanno creando siti produttivi per localizzare la produzione. Questo cambierà nuovamente gli equilibri del mercato nei prossimi anni».
Cosa si aspetta nel breve periodo?
«La competizione è diventata molto più aperta. Dopo una prima fase caratterizzata dall’arrivo di numerosi nuovi marchi, oggi tutti devono confrontarsi con la necessità di localizzare, controllare i costi e competere con costruttori tradizionali che stanno reagendo mettendo a frutto i propri asset industriali».
La localizzazione sarà quindi determinante anche per Renault e Geely?
«Sì, ma non esiste una percentuale di localizzazione valida per tutti i modelli. È necessario considerare molti fattori: la regolamentazione, il costo dei componenti, il tasso di cambio, le regole sul contenuto regionale e le opportunità di esportazione verso mercati come Colombia, Argentina o Messico. Per questo siamo molto pragmatici. Possiamo avere vetture con oltre il 75 o l’80% di contenuto locale, mentre per altri modelli possiamo iniziare con un livello inferiore e aumentarlo progressivamente. In questo momento, con i nuovi prodotti, abbiamo scelto un modello orientato inizialmente al mercato brasiliano e alla velocità di introduzione. La localizzazione richiede investimenti e dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra il livello di integrazione locale e la possibilità di ampliare rapidamente la gamma. Anche il tasso di cambio ha un peso importante: modificare l’ipotesi sul valore del real può cambiare significativamente il livello di investimento necessario».
Renault sta quindi costruendo una strategia specifica per ogni modello e per ogni mercato?
«Esattamente. Non abbiamo una singola formula. In Brasile il business model deve tenere conto di molti parametri e la scelta dipende dal prodotto e dai mercati ai quali è destinato. La nostra esperienza ci permette di combinare ciò che abbiamo imparato da Renault con l’esperienza di Geely. È proprio questo uno degli aspetti più interessanti della partnership: mettere insieme competenze differenti e utilizzarle per costruire un modello industriale competitivo. Alla fine, il nostro obiettivo è utilizzare nel modo più efficiente possibile gli investimenti per ampliare la gamma e accelerare la nostra presenza sul mercato».
Quali segmenti elettrici considera più interessanti per Renault in Brasile?
«Vedo due aree particolarmente interessanti. La prima è quella delle vetture elettriche accessibili, quindi soprattutto il segmento B. La seconda riguarda vetture di segmento C o C-plus con un prezzo interessante, che possano rappresentare un’alternativa competitiva ai tradizionali Suv con motore a combustione interna. Il mercato brasiliano è molto polarizzato e presenta esigenze differenti. Da una parte c’è una fascia di clienti che cerca tecnologia e modernità, dall’altra una parte molto ampia del mercato che ha soprattutto bisogno di accessibilità. Il segmento B può quindi avere un ruolo importante perché può rispondere a entrambe queste esigenze».
Quando vedremo la prima vettura completamente elettrica Renault prodotta in Brasile?
«Sarà molto presto. Posso dire che siamo già pronti a produrre una vettura completamente elettrica e che la prima sarà prodotta a brevissimo. È importante sottolineare che non si tratta soltanto di prepararsi alla transizione: abbiamo già costruito le condizioni industriali per affrontarla. Lo stabilimento brasiliano sarà un sistema molto flessibile, capace di gestire differenti tecnologie e pronto ad accompagnare l’evoluzione del mercato».
Di fronte alla presenza di nuovi marchi che producono vetture elettriche, Renault come intende affrontare questa competizione?
«È una competizione molto forte e prendiamo in considerazione tutti i concorrenti. Alcuni sono arrivati prima di noi e dispongono di una rete commerciale più consolidata o sono più avanti sul piano industriale. Noi, però, siamo pronti. La strategia che Renault e Geely stanno costruendo insieme rende il Brasile un sistema industriale flessibile e competitivo sul fronte dei costi, nel quale possiamo condividere sinergie e prepararci alla transizione attraverso diverse tecnologie. Non vogliamo limitarci a una sola soluzione, ma essere pronti a rispondere all’evoluzione del mercato».
Qual è quindi la visione di Renault per il futuro del polo di Curitiba?
«Vogliamo trasformarlo in un sistema industriale flessibile, competitivo e capace di accompagnare la transizione attraverso tutte le tecnologie. La forza del progetto sta proprio nella possibilità di combinare piattaforme, capacità produttiva e competenze differenti. Il Brasile è un elemento centrale della nostra strategia internazionale e vogliamo che Curitiba sia una parte importante di questo percorso. La partnership con Geely ci consente di accelerare, condividere tecnologie quando è utile farlo e sviluppare nuovi prodotti con maggiore velocità e competitività. È una strategia costruita per affrontare un mercato in profonda trasformazione e per sostenere la crescita di Renault in America Latina».
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