Dettagli e profondità. Nella vita delle istituzioni, da un certo punto in poi i dettagli amministrativi smettono di essere tali e diventano la superficie visibile di qualcosa di molto più profondo. L’assegnazione delle deleghe dal parte del Presidente della Provincia di Frosinone Luca Di Stefano è diventata negli ultimi giorni il termometro più preciso degli equilibri politici dell’intera provincia, e forse dell’intera Regione Lazio meridionale.
Quello che sta accadendo a Palazzo Iacobucci non si capisce guardando solo le deleghe e chi dei Consiglieri provinciali le sta ricevendo. Si capisce guardando Latina, guardando la SAF, guardando i comunicati che arrivano dai Partiti. Si capisce, soprattutto, riconoscendo che quello che sembra un conflitto di competenze locali è in realtà la proiezione su scala provinciale di un riassestamento degli equilibri che riguarda il centrodestra del Sudlazio nel suo insieme.
Il fronte che si disegna
Il quadro che emerge dalle ultime ore ha una geometria precisa, anche se nessuno la dichiara apertamente.
Dentro al nuovo esecutivo del presidente civico Luca Di Stefano – con le deleghe accettate o in via di accettazione – c’è metà di Fratelli d’Italia: quella che fa riferimento al coordinatore provinciale Massimo Ruspandini ed al presidente della SAF Fabio De Angelis. Con loro ci sono i civici di Luigi Vacana (a cui è andata la delega alla Cultura) ed il Partito Democratico, rappresentato da Luigi Vittori di AreaDem, che ha ricevuto la conferma della delega alla Viabilità.
Fuori – consapevolmente fuori – c’è l’altra metà di FdI: quella che ha come riferimento politico Giancarlo Righini, capo delegazione in Giunta Regionale. Che nelle scorse settimane aveva detto pubblicamente di non comprendere l’utilità di prendere deleghe su cose dove ogni decisione in realtà la prende il solo Presidente (ed è già tutto deciso), in una struttura dove la riforma Delrio ha concentrato quasi tutto il potere decisionale nella figura del Presidente della Provincia. (Leggi qui: Righini, via libera a Mastrangeli, stop agli inciuci nei Comuni. E per la Provincia…).
E c’è Forza Italia, che oggi ha scelto questo momento per uscire allo scoperto con un comunicato da analizzare riga per riga.
La nota di Forza Italia: lealtà sì, subalternità no
Il segretario provinciale di Forza Italia Rossella Chiusaroli ed il Direttivo Provinciale hanno firmato un documento che nella forma è istituzionale e nella sostanza è una dichiarazione di sintonia politica. Con chi? Leggiamolo insieme. «Forza Italia rappresenta una realtà politica solida, in costante crescita e con una propria identità ben definita. Non intendiamo essere il traino di altre forze politiche né accettare un ruolo subordinato rispetto al consenso e al radicamento che abbiamo costruito sul territorio con impegno e coerenza».
La parola traino è scelta con cura. Non dice di chi. Ma chi conosce i numeri sa che Forza Italia alle provinciali di Frosinone di marzo ha ottenuto 11.389 voti ponderati (il quarto risultato della coalizione, dietro Fratelli d’Italia, PDe Lega) con un solo consigliere eletto. In quel contesto, il rifiuto delle deleghe compiuto oggi da Forza Italia non viene da una posizione di forza numerica: viene da una scelta di posizionamento politico.
È la mossa di un Partito che, consapevole di non avere i numeri per rivendicare autonomamente la presidenza della Provincia, sceglie di non legarsi all’amministrazione uscente per conservare libertà di manovra in vista delle prossime elezioni. Non subalternità da evitare ma strategia da costruire. Con chi? esiste da mesi in provincia di Latina un dialogo intenso e proficuo tra Giancarlo Righini ed il Coordinatore regionale di Forza Italia Claudio Fazzone. Che ora fa la differenza anche in provincia di Frosinone: ciò che Forza Italia non può rivendicare da sola per peso elettorale, può ottenerlo come parte di un disegno più largo.
Lo smarcamento
Poi arriva il passaggio sulla lealtà a Di Stefano, garantita, ribadita ma subito separata dall’autonomia politica: «la lealtà non può essere confusa con la rinuncia alla nostra autonomia politica e alla giusta valorizzazione del ruolo che Forza Italia riveste all’interno della coalizione».
È una distinzione che in politica fa tutta la differenza: si può essere leali a questo presidente ma quegli 11mila voti ponderati hanno un peso e Forza Italia reclama che venga valorizzato. Al momento, chi promette di valorizzalo è lo schema proposto da Giancarlo Righini che vuole un’alleanza di centrodestra con la quale sostituire Luca Di Stefano.
Per questo dice, si può – anzi si deve – guardare già oltre il mandato in corso, verso le prossime elezioni provinciali di fine anno.
L’asse Fazzone-Righini arriva a Frosinone
Questo è il secondo segnale ( il comunicato della settimana scorsa sul riassetto della SAF è stato il primo) di qualcosa che stava già accadendo in Provincia di Latina e che adesso si manifesta anche in Ciociaria: l’asse tra il coordinatore regionale di Forza Italia Claudio Fazzone e il capo delegazione di FdI in Giunta Regionale Giancarlo Righini.
A Latina quell’asse ha prodotto risultati misurabili: la candidatura di Federico Carnevale alla presidenza della Provincia, la vittoria di Forza Italia come primo Partito con il 34,20%, il superamento del vecchio schema PD-Forza Italia che governava da quasi un decennio. L’asse Fazzone-Righini ha ridisegnato la mappa politic nella provincia pontina. Adesso prova a fare lo stesso in Ciociaria.
Il punto di convergenza è chiaro: entrambi ritengono che il centrodestra debba presentarsi alle prossime elezioni provinciali di Frosinone con un candidato proprio, espressione diretta della coalizione, capace di replicare il modello Latina: quello del 75% contro il 25% che Righini aveva citato nell’intervista ad A Porte Aperte su Teleuniverso. Per farlo, bisogna arrivare alle elezioni con le mani libere: non legate da accordi, deleghe, impegni presi nell’ambito di una governance che si vuole superare. Per questo i due Consiglieri provinciali di Righini hanno scelto di non accettare deleghe dal presidente Luca Di Stefano. E per questo oggi hanno annunciato che faranno lo stesso da Forza Italia.
È la logica dell’opposizione costruttiva: si sostiene l’istituzione senza diventarne parte, si conserva la libertà di critica, si mantiene la postura di chi vuole governare invece di chi si accontenta di cogovernare.
La posizione di Ruspandini e De Angelis
L’altra metà di Fratelli d’Italia — quella che fa capo a Massimo Ruspandini e Fabio De Angelis — ha fatto una scelta diversa, basata su una logica diversa. Non necessariamente sbagliata: semplicemente diversa.
Ruspandini ha costruito i numeri di FdI in Ciociaria con anni di lavoro capillare. È il Coordinatore provinciale. Ha la responsabilità di gestire i rapporti con gli amministratori locali, con i sindaci, con quella rete di relazioni che traduce il consenso elettorale in presenza istituzionale. Rifiutare le deleghe sarebbe stato coerente con la posizione di Righini, ma avrebbe significato rinnegare tutto quello che in Provincia di Frosinone è stato fatto dalla Riforma Delrio in poi. Qui in Ciociaria, da sempre la Provincia Riformata è stata considerata e gestita come un ente di secondo livello nel quale tutti hanno avuto il loro spazio. Niente maggioranza, niente opposizione.
Fu una scelta coraggiosa fatta dal presidente Pd Antonio Pompeo che fece un consigliere FdI suo Presidente d’Aula e prima ancora lo ebbe di Forza Italia e della Lega. E come spiegare agli elettori, che all’improvviso le deleghe vanno rifiutate dopo averle accettate in tutti questi anni? Fino allo scorso marzo quando si è votato?
Fabio De Angelis (il cui ruolo alla presidenza della SAF è al centro di un altro fronte aperto) ha scelto di stare dentro con la stessa logica: è la sintesi di una visione dei rifiuti provinciali che va al di sopra dei Partiti ed oltre gli schieramenti. In base a quella visione delle cose, lo smaltimento dei rifiuti lontano dalle Ecomafie è un lavoro che non può essere di parte ma deve coinvolgere tutti: la presenza istituzionale come strumento di governo del territorio, non come subordinazione politica.
Domani Ruspandini incontrerà il coordinatore regionale Paolo Trancassini per ribadire la sua posizione a sostegno del territorio e di De Angelis. È la conferma indiretta che la questione è già salita ad un livello superiore: quello dove i coordinatori regionali hanno l’autorità di trovare sintesi che i livelli provinciali faticano a produrre da soli.
Trancassini e la ricerca dell’unità
Paolo Trancassini in questa fase è l’uomo che può sbrogliare una matassa che si è ingarbugliata fin troppo. Ha le sue parole d’ordine: «l’unità del centrodestra è un valore nel nome del quale si possono anche sacrificare i personalismi». È una posizione che lo porta a pesare con precisione assoluta le parole: non è chiaro chi ma qualcuno o forse tutti dovranno fare un passo indietro e non perché ci sia chi conti di più ma perché è l’unità del Partito e quella della coalizione ad essere il valore di riferimento.
In parole più semplici: Trancassini non intende permettere lacerazioni interne né a FdI né al Centrodestra. E lo dice con la stessa risolutezza di chi, a gennaio, ha chiuso la porta ad un assessorato in più per il suo Partito offerto dal sindaco di Frosinone. Disse no, perdendo due Consiglieri comunali appena approdati nel Gruppo, perché sapeva che quella mossa avrebbe provocato un incendio interno.
Sul Comune di Frosinone e sulla Provincia, Trancassini promette che «troveremo una quadra». Sulla SAF, la partita più delicata di tutte, quella che riguarda la governance di una società partecipata da 91 comuni con un bilancio che conta e una storia recente che merita attenzione, risponde che «si deve tentare di raggiungere sempre l’unità, dall’ente più piccolo al più complesso, dove abbiamo l’obbligo di farlo». Tradotto: la Saf diventa una questione di valenza regionale e quindi le posizioni territoriali vengono superate.
Il PD prende la viabilità. E ringrazia tutti
In questo scenario di tensioni nel centrodestra, il Partito Democratico ha scelto (con la consueta logica pragmatica) di stare dentro. Luigi Vittori di AreaDem ha ricevuto la delega alla Viabilità, confermando quella che aveva già nel mandato precedente. Il suo messaggio sui social è quello di chi è soddisfatto e non intende nasconderlo: ringrazia Di Stefano, ringrazia il PD, ringrazia i consiglieri che lo hanno votato, ringrazia i colleghi del gruppo provinciale, cita Enzo Salera e Luca Fardelli.
È la postura del Partito che punta ad essere determinante sulle prossime provinciali e che quindi trova consequenziale garantirsi una presenza nell’esecutivo di oggi per continuare a governare nello spirito trasversale della Delrio.
Il sindaco Dem di Cassino Enzo Salera farà il capogruppo del PD in Provincia e non prenderà deleghe. Il che, alla luce di quanto è emerso nelle scorse settimane sul caso Paliotta e sui voti del sindaco di Cassino in direzioni politicamente ambigue, è forse la scelta più prudente che potesse fare. (Leggi qui: Il caso Paliotta diventa una resa dei conti Migliorelli, Salera e Leodori e il vaso di Pandora. E qui: PD, la guerra sale di livello: Terranova attacca De Angelis e apre il fronte AreaDem. E poi qui: Paliotta, Cerquozzi blinda Migliorelli e schiera AreaDem: nel Pd la tregua è finita).
La SAF: il vero campo di battaglia
Sullo sfondo di tutta questa discussione sulle deleghe provinciali c’è la partita che probabilmente conta di più: la governance della SAF, la Società Ambiente Frosinone partecipata dai 91 comuni della provincia, tutti in parti uguali a prescindere dal numero di abitanti e dalle tonnellate di rifiuti prodotte.
Forza Italia ha già dichiarato che vuole una governance «che sia il riflesso di una chiara rappresentanza politica e amministrativa». Traduzione: la SAF deve passare sotto il controllo del centrodestra, in coerenza con il risultato delle elezioni provinciali. Fabio De Angelis di FdI (che oggi presiede la SAF con risultati che anche i suoi avversari interni riconoscono come positivi) è nel mirino di chi vuole cambiare la governance. Ruspandini lo difende. Righini e Fazzone spingono per il cambiamento.
È la partita più complessa di tutte perché non riguarda solo il potere. Riguarda anche la gestione di una società che con il suo bilancio e con il suo modello operativo è diventata un riferimento per la gestione dei rifiuti nel Lazio meridionale. In 3 anni di gestione Fabio De Angelis
- A) I conti sono tornati in Utile;
- B) i costi per il personale sono stati abbattuti di 1 milione;
- C) Non sono stati più presi e lavorati i rifiuti di Roma Capitale;
- D) Sono stati portati 0 (zero) chili di rifiuti in discarica scegliendo la strada della trasformazione energetica.
Il caso della discarica
Sono due le visioni tra le quali Paolo Trancassini è chiamato ad individuare un punto di sintesi. Cambiare la Governance per ragioni politiche, senza garantire continuità gestionale, potrebbe costare caro al territorio. Ma non cambiarla, agli occhi di chi ha vinto le elezioni, significherebbe ignorare il mandato democratico.
Trancassini ha detto che si deve trovare l’unità anche qui. Il tavolo regionale che si aprirà nelle prossime settimane dovrà dare una risposta. E soprattutto dovrà evitare un rischio che potrebbe innescare una catastrofe alle prossime Elezioni Regionali. Ogni giorno che passa sta diventando sempre più chiaro che il braccio di ferro è tra Fabio De Angelis (di San Giovanni Incarico, cioè a due passi dall’impianto) che da un anno ha reso inutile la discarica. Ed il fronte opposto, sempre di Fratelli d’Italia, che rischia di intestarsi la riapertura della discarica.
Come dimostra la posizione assunta in queste ore dal sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco. È di Forza Italia ma ha subito alzato le barriere e chiamato a raccolta i sindaci del circondario. «Nella prossima assemblea Saf evidenzieremo la necessità di eliminare qualsiasi riferimento alla necessità di una discarica in provincia di Frosinone ed a Cerreto di Roccasecca nello specifico. Lo faremo in quanto, come già evidenziato dalla Saf, il nostro territorio ha raggiunto l’obiettivo “rifiuti in discarica zero”. Nel 2025 infatti, come attesta sempre la Saf, nessun rifiuto della provincia di Frosinone è stato avviato in discarica, eliminando di fatto quelle conseguenze negative in termini ambientali e sociali che hanno caratterizzato il passato». «Invito anche gli altri Comuni – aggiunge Sacco – a fare altrettanto, inviando osservazioni che evidenzino proprio questo aspetto».
La lettura complessiva
Le crisi delle istituzioni locali sono spesso più rivelatrici di quelle nazionali. Perché nelle istituzioni locali i rapporti di forza si vedono nudi, senza la mediazione delle narrazioni mediatiche e delle convenienze di palazzo. Quello che sta accadendo in Provincia di Frosinone è la traduzione concreta di due visioni del centrodestra che coesistono difficilmente: quella di chi vuole governare insieme, costruendo alleanze trasversali capaci di tenere il territorio, e quella di chi vuole governare da soli, con una maggioranza chiara e un’identità riconoscibile.
La prima visione ha prodotto i risultati degli ultimi anni: il centrista Di Stefano presidente con un consenso trasversale, l’esperto in Ambiente FdI De Angelis alla SAF con risultati dimostrabili. La seconda visione ha prodotto i numeri delle provinciali: 75% di centrodestra, modello Latina, possibilità concreta di governare senza compromessi. Entrambe le visioni hanno argomenti solidi. Il problema è che non si possono perseguire simultaneamente: e la scelta tra le due disegnerà il centrodestra ciociaro per i prossimi anni.
Trancassini vuole trovare la quadra. Ruspandini difende il territorio. Righini e Fazzone spingono per il cambio. Di Stefano assegna le deleghe in questo scenario. E il territorio aspetta di capire se questa politica è capace — prima o poi — di parlare di lui invece che di se stessa.
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