Il borgo emiliano tra Piccolo Tibet e paesaggi della Gioconda, cosa vedere a Pennabilli — idealista/news


In Emilia-Romagna esiste un luogo dove una campana identica a quella di Lhasa risuona sulle rupi, un museo della matematica conquista anche chi non ama le formule e un giardino salva antiche varietà di frutta. Questo luogo è Pennabilli, nell’alta Val Marecchia, un borgo sospeso tra Romagna, Marche e Montefeltro. Qui il Dalai Lama è arrivato due volte, Tonino Guerra ha disseminato “dispositivi poetici” e, dalla terrazza in collina, si incrocia un paesaggio che molti studiosi associano allo sfondo della Gioconda. 

Dove si trova e come arrivare

Pennabilli si colloca sul versante occidentale del Monte Carpegna, affacciato sull’alta Val Marecchia, nell’entroterra riminese. L’ambiente è quello tipico del confine storico del Montefeltro: colline, calanchi, boschi e borghi fortificati, con il profilo delle rupi del Billi e della Penna a disegnare un anfiteatro naturale. Da Rimini sono circa 50 chilometri: la strada risale la valle seguendo il corso del Marecchia e in un’ora si passa dalla costa all’Appennino. 

Cosa vedere in un giorno: piazze, rupi e musei

Il baricentro urbano è piazza Vittorio Emanuele II, pianeggiante e ariosa. Da un lato si incontra la cattedrale di San Leone, con facciata in cotto e interno neoclassico a croce latina dove compaiono tele con vedute del borgo; dall’altro corre il palazzo della Ragione con la loggia dei mercanti, sorretta da colonne ottagonali e travi lignee, memoria tangibile del passato commerciale. 

Pochi gradini e si entra in piazza Garibaldi: nell’antico municipio ha sede Mateureka – Museo del Calcolo, quattro piani che attraversano millenni di storia della matematica con tavolette sumere, monete romane, abachi medievali, bastoni di Nepero e le prime calcolatrici e componenti informatici del Novecento. 

Dal centro storico si risale verso porta Carboni, grande arco trecentesco incastonato nell’omonimo palazzo, varco d’accesso al castello di Penna. Poco oltre, il teatro Vittoria mostra un elegante ingresso neorinascimentale; all’interno la sala a ferro di cavallo con tre ordini di palchi è frutto di un progetto corale d’inizio Novecento voluto da 33 famiglie del paese. 

Accanto, un vicolo conduce al santuario della Madonna delle Grazie, chiesa dell’XI secolo legata a tradizioni di lacrimazioni e apparizioni, con due grandi edicole (una marmorea con la Madonna in trono, una lignea seicentesca). Nei pressi corre il vicolo delle Madonne, parete a cielo aperto di bassorilievi in terracotta e ceramica, nata da un’idea di Tonino Guerra, che aggiunge un tassello devozionale al percorso urbano.

La città delle meridiane

A Pennabilli le facciate raccontano il tempo. Il percorso delle meridiane tocca sette opere firmate dal pittore Mario Arnaldi: celebri quadri diventano strumenti per misurare le ore. Tra le più curiose, quella di via Olivieri 10, un San Sebastiano ispirato ad Antonello da Messina con una freccia metallica come gnomone e lo skyline del borgo sullo sfondo. Anche l’edificio dell’antico ospedale, accanto alla chiesa della Misericordia con facciata trecentesca in pietra e lunetta scolpita, ospita una “meridiana artistica” soprannominata l’orologio sulla spiaggia.

I “Luoghi dell’Anima” di Tonino Guerra

Il borgo è anche un museo diffuso all’aperto ideato da Tonino Guerra per risvegliare emozioni e memoria. L’Orto dei Frutti Dimenticati, a due passi da piazza principale, custodisce oltre cento varietà di alberi quasi scomparse nelle campagne appenniniche, tra mele rugginose, peri antichi, gelsi e sorbi. 

L’ingresso passa dall’Arco delle Favole in ceramica di Giò Urbinati e, all’interno, si incontrano installazioni come la Voce della Foglia, la Porta delle Lumache, la Meridiana Umana che usa il corpo come gnomone e la meridiana dedicata a Fellini e Giulietta Masina. L’antico lavatoio ospita dodici formelle in ceramica sui mesi dell’anno, mentre un angolo raccoglie le “Madonne abbandonate”, piccole devozioni recuperate nelle campagne. Completa il quadro una cappella dedicata ad Andrej Tarkovskij, costruita con pietre di chiese distrutte e impreziosita da lumache scolpite.

A breve distanza si apre il Santuario dei Pensieri: un prato racchiuso da antiche mura con sette steli, definiti da Guerra “specchi opachi per la mente”, per lasciare sedimentare idee favorevoli e sfoghi meno luminosi. Poco più in là, tra i mandorli, la Casa dei Mandorli testimonia la vita e il lavoro del poeta: vetri decorati, ceramiche, oggetti orientali, disegni e sculture dialogano con un giardino di rocce e installazioni, dove sono custodite anche le sue ceneri nella pietra. 

Il “Piccolo Tibet”: chorten e campana di Lhasa

Sopra il paese una salita porta al chorten “Orazio per il Tibet” e alla campana di Lhasa. Il chorten, struttura buddhista che richiama i cinque elementi, rievoca la missione settecentesca di fra Orazio da Pennabilli in Tibet; la campana, identica a quella del convento cappuccino di Lhasa, è stata inaugurata dal Dalai Lama nel 2005. Tre mulini di preghiera, decorati con il mantra “Om mani padme hum”, invitano a un gesto semplice che trasforma il movimento in invocazione. 

La vista abbraccia tetti in coppi, rupi e la sinuosità del Marecchia, offrendo una delle balconate più intense del Montefeltro. Sulla rupe opposta, il monastero delle Agostiniane (1517) e i ruderi del castello dei Billi, con il torrione malatestiano quattrocentesco, spiegano con chiarezza la posizione dominante del borgo.

Lo sfondo della Gioconda? Il punto panoramico 

Dalla terrazza della campana, volgendo lo sguardo verso valle, si intercetta un paesaggio che molti studiosi collegano allo sfondo della Gioconda. Un pannello aiuta a individuare corrispondenze tra realtà e dipinto: curve del fiume, ponti, forre. Che si condivida o meno l’ipotesi, l’impressione è quella di un paesaggio rinascimentale tangibile, fatto di linee dolci e scarpate argillose, capace di mettere in discussione certezze con un solo colpo d’occhio. 

Festival, quando andare e consigli per programmare

Per un borgo di poche migliaia di abitanti, il calendario è sorprendentemente denso. In primavera si alternano la processione dei Giudei del Venerdì Santo e il mercato verde dedicato a piante e fiori. In estate spicca “Artisti in Piazza“, festival internazionale di arti di strada nato nel 1997, che trasforma vie e piazze in palcoscenici con centinaia di repliche tra musica, teatro, circo contemporaneo, clown, giocoleria e performance itineranti. 

Nello stesso periodo arriva la Mostra Mercato Nazionale dell’Antiquariato, mentre durante l’anno si susseguono appuntamenti come Pennabilli diPinta, la Cena in Bianco, la rassegna “Gli antichi frutti d’Italia si incontrano a Pennabilli” e il festival Pennabilli Django dedicato al jazz manouche. A fine anno, piazza e vicoli si accendono per il Capodanno con falò e musica.

Cucina locale: cosa assaggiare

La tavola unisce entroterra romagnolo e Montefeltro. Si dovrebbero mettere in conto piadine e cassoni ripieni di erbe spontanee, formaggi di pecora, carni alla brace, passatelli asciutti o in brodo e dolci di casa come la ciambella. Nel centro storico alcuni ristoranti lavorano in modo accurato su prodotti locali, con pane e pasta fatti a mano, verdure di stagione e letture contemporanee delle ricette contadine. Gli ambienti in pietra e gli arredi spesso legati a Tonino Guerra aggiungono un carattere inconfondibile all’esperienza, senza forzature.

Articolo visto su (travel.thewom.it) Il “Piccolo Tibet” dell’Emilia-Romagna: un borgo magico tra luoghi dell’anima e lo sfondo della Gioconda


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Redazione

Source link

Di