Il Work Programme dell’EBA prevede un modulo climatico negli stress test, un’analisi dei rischi ambientali e sociali e il monitoraggio dei piani di transizione delle banche. Cosa cambia per gli istituti con il programma dell’Autorità Bancaria Europea per il 2027.
Approfondire l’esposizione delle banche ai rischi ambientali e sociali, introdurre un modulo climatico negli stress test e monitorare i piani di transizione degli istituti di credito. Sono queste alcune delle attività su cui si concentrerà l’azione dell’Autorità bancaria europea (EBA) nel 2027. Il Work Programme pubblicato a fine settembre, delinea la roadmap del prossimo anno e conferma l’attenzione all’integrazione dei rischi ESG e della sostenibilità nella vigilanza prudenziale.
L’architettura della strategia si poggia su tre pilastri fondamentali ovvero efficienza, resilienza e trasformazione, direttrici che guidano le attività chiave e le priorità operative dell’EBA.
La tabella di marcia punta a completare l’attuazione del pacchetto bancario 2024 e a gettare le basi per il nuovo impianto dei servizi di pagamento. Tra i fronti più caldi figurano il supporto alla gestione delle crisi, la riforma della tutela dei depositi e il rafforzamento della convergenza nei controlli. Spazio anche alla spinta verso report integrati e condivisione dei dati, oltre al consolidamento del lavoro sulle nuove normative chiave per il settore: la resilienza digitale (DORA), i mercati dei cripto-asset (MiCA) e le infrastrutture di mercato (EMIR).
In questo contesto, la sostenibilità assume una centralità strategica. L’approccio dell’EBA parte da un principio chiaro: i rischi ambientali e sociali non possono più essere considerati separatamente dalla stabilità finanziaria, ma devono entrare a pieno titolo nei processi di valutazione e gestione degli istituti. Questo impegno riflette direttamente i tre driver dell’Autorità: la resilienza passa per la capacità del settore di assorbire lo shock climatico; l’efficienza si attua semplificando e integrando i flussi informativi e regolamentari; la trasformazione accompagna l’adeguamento strutturale e tecnologico del sistema finanziario.
L’intera iniziativa si inserisce in perfetto allineamento con l’agenda della Commissione UE sulla competitività bancaria. La meta finale, si legge in un comunicato, è promuovere regole più proporzionate, una vigilanza uniforme a livello europeo e basi più solide per la finanza digitale del futuro. Il Programma di lavoro 2027 coniuga così la stabilità dei compiti tradizionali con l’apertura alle nuove sfide globali, mantenendo la flessibilità necessaria per rispondere all’evoluzione dei rischi e ai nuovi input legislativi dell’Unione.
EBA Work Programme 2027, la sostenibilità entra sempre più nella vigilanza bancaria
Uno degli aspetti più rilevanti del programma riguarda la finanza sostenibile e l’integrazione dei rischi ambientali e sociali nel quadro prudenziale europeo. Nello specifico nel 2027 l’EBA continuerà a lavorare sull’attuazione delle disposizioni in materia di sostenibilità previste dal Capital Requirements Regulation (CRR), dalla Capital Requirements Directive (CRD) dalla Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), contribuendo inoltre ai lavori europei sulla finanza sostenibile e fornendo rapporti e pareri alla Commissione europea.
Tra le attività previste figura anche, qualora non venga completato nel 2026, un rapporto sulla rischiosità effettiva delle esposizioni ai rischi ambientali e sociali. Il tema è particolarmente importante perché collega la sostenibilità alla valutazione concreta dei rischi bancari: l’attenzione non riguarda soltanto le informazioni che gli intermediari devono pubblicare, ma anche il modo in cui i fattori ambientali e sociali possono incidere sulla loro esposizione al rischio.
Per quanto riguarda il rischio climatico, nel 2027 l’EBA realizzerà il nuovo stress test europeo sulle banche, semplificando del 55% la raccolta dei dati rispetto all’esercizio del 2025. Allo stesso tempo, sarà introdotto un modulo specifico dedicato ai rischi climatici, che prenderà in considerazione sia i rischi di transizione sia i rischi fisici, con particolare attenzione alle alluvioni fluviali.
La direzione indicata dal programma è quindi quella di rendere la valutazione del rischio ambientale parte integrante degli strumenti utilizzati per misurare la resilienza del sistema bancario. Questa impostazione segna un’evoluzione nel settore bancario, in quanto il clima non viene considerato soltanto in relazione alla rendicontazione ESG o alle esigenze informative degli investitori, ma si conferma un elemento da considerare nella valutazione della solidità e della capacità delle banche di affrontare scenari avversi.
Inoltre una parte importante del lavoro sarà svolta attraverso la convergenza delle pratiche di supervisione. L’EBA introdurrà infatti un nuovo framework per la supervisory convergence, con un ciclo articolato in identificazione del rischio, pianificazione, esecuzione e follow-up. Il modello sarà basato su un approccio risk-based e data-driven, con una raccolta strutturata di evidenze per identificare e prioritizzare i temi di maggiore impatto. Anche per la sostenibilità questa impostazione può avere conseguenze rilevanti. La questione non sarà soltanto se esistano regole ESG, ma quanto uniformemente queste regole vengano applicate dalle autorità nazionali e quanto efficacemente gli intermediari siano in grado di trasformarle in sistemi di gestione del rischio.
Rischi ESG, piani di transizione e qualità dei dati
Il programma EBA 2027 collega la sostenibilità anche alla qualità e alla disponibilità dei dati. L’Autorità punta a unificare i flussi informativi, integrando in un unico sistema di reportistica le segnalazioni prudenziali, quelle statistiche e i dati sulla gestione delle crisi. L’obiettivo è ridurre duplicazioni e oneri informativi per gli intermediari, favorendo definizioni comuni e un maggiore riutilizzo dei dati. In questo processo avranno un ruolo importante il Data Point Model, il data dictionary comune e l’EBA Data Hub. Una migliore integrazione delle informazioni dovrebbe consentire alle autorità di disporre di dati più comparabili e di rafforzare una vigilanza maggiormente basata sul rischio.
Anche la rendicontazione di sostenibilità resta tra gli ambiti di attenzione dell’EBA. L’Autorità continuerà a monitorare gli sviluppi degli standard europei di reporting elaborati nell’ambito di EFRAG e la disponibilità delle informazioni di Pillar 3. Il tema dei dati ESG diventa così parte di un processo più ampio di standardizzazione e trasparenza del sistema bancario europeo.
Un altro elemento significativo riguarda gli istituti di dimensioni più contenute. Nel nuovo quadro di convergenza della vigilanza previsto per il 2027, l’EBA indica tra le aree di attenzione l’attuazione dei piani di transizione ESG da parte delle banche piccole e non complesse e l’integrazione dei rischi ESG negli stress test.
La sostenibilità viene inoltre collegata al finanziamento dell’economia reale. Nell’ambito dell’attuazione del nuovo quadro prudenziale, l’EBA prevede un’analisi sulle eventuali implicazioni del CRR per il finanziamento delle attività agricole e per la transizione verso pratiche agricole più sostenibili. Il dossier ha una rilevanza particolare perché porta la discussione sulla finanza sostenibile dentro un settore dell’economia reale nel quale la trasformazione può richiedere investimenti significativi. Per una banca, finanziare la transizione agricola può significare confrontarsi con imprese che devono sostenere nuovi investimenti, modificare tecnologie, cambiare pratiche produttive o affrontare rischi fisici legati alle condizioni climatiche. Tutti questi elementi possono influire sul profilo di rischio dell’esposizione. Il punto centrale, quindi, non è soltanto aumentare il finanziamento destinato a iniziative considerate sostenibili. È capire come il rischio e il fabbisogno finanziario cambiano quando un settore attraversa una trasformazione strutturale.
Il programma EBA 2027 mostra quindi come la sostenibilità stia entrando progressivamente nelle attività ordinarie della vigilanza bancaria europea. Per le banche questo significa che la gestione dei rischi ESG e climatici continuerà a essere collegata sempre più strettamente alla gestione complessiva del rischio. Per le autorità di vigilanza significa invece disporre di strumenti e dati più adeguati per valutare come i cambiamenti ambientali possano incidere sulla stabilità degli intermediari.
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