Il primo responso di Banco Bpm all’offerta pubblica di scambio lanciata da Monte dei Paschi di Siena arriva netto sul piano formale e, soprattutto, lascia intravedere un confronto tutt’altro che scontato. Il consiglio di amministrazione di Piazza Meda, riunito oggi per esaminare l’operazione, ha sottolineato che la proposta senese è «strutturalmente diversa» da quella che Banco Bpm aveva prospettato a Mps con la lettera del 7 giugno 2026. La differenza, per il board, non è un dettaglio tecnico: quella proposta configurava un’operazione di aggregazione tra due banche, mentre quella arrivata da Siena è, secondo Banco Bpm, una vera e propria acquisizione. E soprattutto, sottolinea il consiglio, non prevede un premio per gli azionisti di Banco Bpm.

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Il cda di Piazza Meda ha preso atto dell’Ops promossa da Mps su iniziativa autonoma, precisando che l’offerta non è stata preventivamente concordata con Banco Bpm né è stata sollecitata dalla banca. È un passaggio che pesa nella lettura della partita perché certifica che il progetto senese è arrivato sul tavolo di Banco Bpm come una proposta già confezionata, e non come il risultato di una trattativa tra i due gruppi. Il consiglio effettuerà ora le valutazioni di propria competenza sull’offerta e comunicherà le proprie determinazioni nei tempi e secondo le modalità stabiliti dalla normativa applicabile.

Il segnale politico-finanziario del cda, però, è già arrivato. La riunione è durata meno di due ore e, all’uscita, il consigliere Domenico Siniscalco, intercettato dai cronisti, ha spiegato la brevità del consiglio con una frase che dice molto sulla compattezza del board: “Eravamo tutti d’accordo”. Alla domanda se le decisioni fossero state assunte all’unanimità, Siniscalco ha risposto semplicemente: “Sì”.

La questione centrale è dunque quella della natura dell’operazione. Mps ha presentato la proposta su Banco Bpm come uno dei due pilastri, insieme a Banca Generali, di un progetto industriale destinato a trasformare il gruppo senese in un campione nazionale più grande e diversificato. Ma a Piazza Meda la lettura è differente: l’operazione, nella forma proposta da Mps, non sarebbe assimilabile a una fusione tra pari, bensì a un’acquisizione. E questa differenza diventa particolarmente rilevante per gli azionisti della banca guidata da Giuseppe Castagna, chiamati a valutare il rapporto di concambio proposto da Siena senza un premio esplicito.

L’Ops di Mps prevede infatti l’offerta di 1,567 azioni Mps di nuova emissione per ogni azione Banco Bpm portata in adesione. Il controvalore complessivo dell’operazione è stato indicato da Mps in circa 25,3 miliardi di euro. Per il gruppo senese, Banco Bpm rappresenta il tassello destinato a rafforzare la scala bancaria, soprattutto nel Nord Italia, ampliando la presenza presso famiglie e imprese e creando una piattaforma distributiva complementare alla rete di Mps, storicamente più concentrata nel Centro-Sud.

Ma proprio il concambio sarà uno degli elementi destinati a finire sotto la lente degli azionisti di Banco Bpm. Il consiglio non ha ancora espresso una valutazione definitiva sull’Ops, ma ha già messo nero su bianco il punto che considera qualificante: per i soci di Banco Bpm non c’è un premio. È una sottolineatura che apre una questione tutt’altro che secondaria in una partita nella quale il valore attribuito alle azioni e le prospettive del gruppo combinato saranno determinanti per decidere se aderire oppure no.

Il confronto assume così una dimensione più ampia rispetto alla semplice valutazione di un concambio. Da una parte c’è Mps, che considera Banco Bpm fondamentale per costruire la scala necessaria al nuovo gruppo e per aumentare la capacità di generare ricavi e sinergie. Dall’altra c’è una banca che, prima dell’iniziativa senese, aveva immaginato un percorso diverso e che aveva formalizzato a Mps una propria proposta il 7 giugno. Il fatto che oggi il board definisca l’operazione senese «strutturalmente diversa» da quella precedente segnala che le due visioni industriali non coincidono.

E non è soltanto una questione di struttura societaria. Il progetto Mps prevede infatti che dall’aggregazione con Banco Bpm e dall’operazione parallela su Banca Generali possano derivare complessivamente circa 1,8 miliardi di euro di sinergie annue a regime, a cui si aggiungerebbero gli 800 milioni di euro associati alla combinazione Mps-Mediobanca. Sul solo perimetro Banco Bpm, le sinergie stimate da Mps ammontano a circa 1,4 miliardi di euro, di cui circa 1 miliardo riconducibile alla componente di costo.

Sono numeri che spiegano perché Siena consideri l’operazione una trasformazione industriale e non una semplice crescita dimensionale. Con Banco Bpm e Banca Generali, Mps punta a portare i ricavi pro forma da circa 8 a 15 miliardi di euro e l’utile netto adjusted da circa 2,4 a 6 miliardi, con un miglioramento del cost/income dal 46% al 36% e un ROTE atteso superiore al 19% nel 2029. Il CET1, secondo il piano, resterebbe sopra il 13% lungo l’intero arco temporale, con la possibilità di superare il 15% nel 2028 includendo il beneficio del Danish Compromise.

Per Banco Bpm, tuttavia, il punto non è soltanto quanto potrebbe valere il gruppo combinato. È anche capire chi controllerebbe il nuovo perimetro, con quali condizioni e a quale valorizzazione. Ed è qui che la definizione di «acquisizione» utilizzata dal cda di Piazza Meda assume un peso particolare: il linguaggio scelto dal consiglio suggerisce che l’operazione non venga letta come una fusione tra due soggetti destinati a condividere alla pari il nuovo gruppo, ma come un’operazione nella quale Mps assume un ruolo acquirente.

Il cda di Banco Bpm, per ora, non ha però chiuso la porta. Ha preso atto dell’offerta e ha rinviato le proprie determinazioni a un momento successivo, quando saranno completate le analisi previste dalla legge. La partita, dunque, è appena cominciata. Ma il primo messaggio di Piazza Meda è già molto chiaro: l’Ops di Mps non viene considerata la prosecuzione naturale del progetto di aggregazione discusso nei mesi scorsi.  Ora toccherà al mercato stabilire se il concambio proposto da Mps sia sufficientemente attrattivo da convincere gli azionisti di Banco Bpm, mentre il board di Piazza Meda dovrà mettere a confronto valore offerto, prospettive industriali e alternative strategiche.

Borsa: nel giorno del cda il titolo Banco Bpm chiude a -0,49%

Nel giorno del consiglio di amministrazione chiamato a effettuare una prima valutazione dell’offerta di Mps, Banco Bpm ha chiuso in Borsa in calo dello 0,49%. Chiusura positiva invece per Mps, che ha guadagnato lo 0,48%, mentre Banca Generali, l’altra società destinataria della duplice offerta del Monte, ha terminato la seduta in rialzo dello 0,30%.

La seduta arriva al termine di una giornata segnata dalle prime valutazioni di Piazza Meda sull’Ops di Mps, definita dal cda di Banco Bpm un’operazione «strutturalmente diversa» dalla proposta di aggregazione avanzata dallo stesso Banco Bpm a Mps lo scorso 7 giugno: secondo il consiglio, si tratta di un’acquisizione e non di una fusione, senza un premio per gli azionisti di Banco Bpm.

La partita resta quindi aperta, mentre Mps porta avanti la propria strategia difensiva nei confronti dell’offerta di Intesa Sanpaolo. Le due operazioni su Banco Bpm e Banca Generali hanno un valore complessivo di circa 34 miliardi di euro.


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 Cristina Giua

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