Per tre anni una parte dei rifiuti prodotti nel Trapanese ha dovuto fare le valigie: dopo il trattamento, camion e mezzi sono stati costretti a percorrere anche oltre 200 chilometri per raggiungere discariche disponibili fuori provincia.
Un viaggio attraverso la Sicilia che ha avuto un costo: trasporto, carburante, personale, conferimenti e gestione. E quel conto, inevitabilmente, è entrato nel sistema dei costi del servizio rifiuti, quello che i Comuni devono coprire anche attraverso la Tari.
L’inaugurazione della nuova vasca TPS1 della discarica di contrada Borranea, destinata ai rifiuti non pericolosi, è dunque il punto di partenza per qualcosa di più grande: non soltanto una vasca che apre dopo quasi nove anni di iter, ma la possibilità di interrompere il “turismo dei rifiuti” e riportare sul territorio una parte fondamentale del ciclo.
“È stato un progetto lungo e travagliato, durato quasi nove anni, che oggi trova il suo epilogo”, ha detto l’amministratore unico di Trapani Servizi, Salvatore Accardo. “È un impianto che mancava in provincia di Trapani da tre anni e per questi lunghi tre anni abbiamo dovuto portare i rifiuti fuori provincia, con costi abbastanza esosi per le pubbliche amministrazioni”.
Dal TMB di Belvedere alla nuova vasca
La raccolta differenziata non elimina completamente il problema dello smaltimento: anche dopo la separazione dei materiali recuperabili resta una quota di rifiuto che, dopo il trattamento, deve trovare una destinazione finale.
Finora quella destinazione era spesso lontana, ora il percorso dovrebbe accorciarsi: i rifiuti raccolti dai Comuni vengono trattati nel TMB di contrada Belvedere e la frazione residua può essere conferita nella vicina discarica di Borranea.
“Riusciamo in questo momento a chiudere il cerchio della gestione dei rifiuti”, spiega Accardo. Il vantaggio immediato è ridurre le distanze e la dipendenza da impianti esterni. La nuova vasca dovrebbe garantire una disponibilità di circa tre anni.
Trapani Servizi sta inoltre organizzando la gestione del sito puntando sulla sicurezza dei lavoratori e sul monitoraggio ambientale. È stata ultimata una gara per l’acquisto di una pala cingolata e di un miniescavatore, necessari anche per la manutenzione e la pulizia dell’impianto.
Il «turismo dei rifiuti» e il conto che arriva sulla Tari
Il punto che interessa maggiormente è però un altro: quanto costa non avere un impianto vicino?
Quando il rifiuto deve essere portato fuori provincia, il gestore non paga soltanto lo smaltimento. Ci sono il trasporto fino all’impianto, i mezzi, il personale, il carburante, la logistica e il costo del conferimento. Se queste spese aumentano, cresce il costo complessivo del servizio.
Ed è qui che il problema dell’emergenza rifiuti incontra direttamente la Tari.
Il servizio viene finanziato attraverso il piano economico-finanziario: se aumentano le spese per trasportare e smaltire i rifiuti, aumenta il costo del sistema che i Comuni devono coprire attraverso la tariffa.
Questo non significa che l’apertura della TPS1 produrrà automaticamente uno sconto in bolletta. La Tari dipende da molte voci, dalla raccolta al personale, dallo spazzamento agli impianti. Ma eliminare centinaia di chilometri di trasporto significa togliere dal sistema una delle conseguenze più costose dell’emergenza, quantificato in oltre un milione di euro.
La nuova discarica non cambia soltanto il luogo in cui finisce il rifiuto: cambia la geografia economica dell’intero percorso.
I conti di Trapani Servizi
Il peso del “turismo” dei rifiuti si vede anche nei conti della società partecipata dal Comune di Trapani.
Trapani Servizi ha chiuso il 2025 con un piccolo avanzo, circa 46 mila euro, favorito anche dal riconoscimento di un premio assicurativo. Il primo semestre del 2026 ha invece registrato una perdita di circa 180 mila euro.
Tra le cause ci sono proprio le spese sostenute per portare i rifiuti fuori dal territorio. “Trapani Servizi non ha nessun margine di guadagno” in quella fase della gestione, ha spiegato Accardo.
Con l’apertura della discarica il quadro dovrebbe cambiare: la società potrà gestire direttamente una parte del ciclo, ridurre i costi esterni e recuperare margini economici. La previsione è quella di invertire la tendenza negli ultimi quattro mesi dell’anno e provare a chiudere il 2026 nuovamente in positivo.
«Siamo con otto anni di ritardo»
Dietro l’inaugurazione del 24 agosto c’è una lunga storia amministrativa. Il direttore generale del Dipartimento regionale Acqua e Rifiuti, Arturo Vallone, ha ricordato che l’iter dell’opera è iniziato nel 2018.
“Sindaco, purtroppo siamo con otto anni di ritardo”, ha detto durante la cerimonia. Vallone ha spiegato che anche l’evento calamitoso del ciclone Harry che ha colpito il sito ha contribuito a rallentare ulteriormente i tempi. Senza quell’episodio, secondo il direttore generale, la vasca sarebbe potuta essere disponibile già quattro o cinque mesi prima.
Ora la consegna è avvenuta e Trapani Servizi ha organizzato rapidamente la gestione. La vasca è pronta a ricevere i rifiuti e a dare una risposta al territorio.
Dopo la discarica, la partita dei termovalorizzatori
La TPS1, però, non è destinata a rappresentare il punto finale del ciclo.
E proprio durante l’inaugurazione si è parlato anche di termovalorizzatori, tema che potrebbe cambiare profondamente l’assetto futuro della gestione dei rifiuti in Sicilia.
Per Accardo, ingegnere ambientale, i termovalorizzatori sono ormai un passaggio necessario. “Li attendo da 25 anni”, ha detto, ricordando come i diversi piani regionali abbiano continuato negli anni a prevederne la realizzazione senza arrivare, fino ad oggi, alla fase operativa.
“Oggi parlare di discarica, in un contesto di economia circolare, può sembrare quasi anacronistico”, ha osservato. Ma una quota di rifiuti continua a non essere recuperabile. E quella quota deve comunque trovare una destinazione.
Secondo Accardo, la soluzione migliore sarebbe il trattamento in un termovalorizzatore, dove il rifiuto residuo può essere utilizzato per il recupero energetico.
La discarica resta oggi l’anello finale del ciclo per ciò che non può essere ulteriormente recuperato, ma un sistema con impianti di valorizzazione energetica potrebbe ridurre progressivamente la quantità di rifiuti destinata a essere interrata.
Sui tempi, però, non ci sono certezze. Accardo si augura che entro la fine dell’anno possa essere bandita la gara e stima che, una volta avviata concretamente la procedura, possano servire almeno un paio d’anni per la realizzazione. Una previsione che resta legata all’effettivo andamento degli iter e dei lavori.
La sfida di Nicola Catania: «La Tari più bassa d’Italia»
Il subcommissario regionale per la gestione del ciclo dei rifiuti, Nicola Catania, si è spinto anche oltre e ha lanciato quella che lui stesso ha definito quasi una provocazione: con il completamento degli investimenti, Trapani potrebbe puntare ad avere “la tariffa dei rifiuti più bassa in assoluto in Italia”.
Poi la domanda se l’è posta da solo: “È una chimera? Non lo so, ci stiamo lavorando”.
È una prospettiva che, oggi, resta tutta da dimostrare. Tra l’apertura di una discarica e una riduzione consistente della Tari ci sono investimenti da realizzare, impianti da mettere in funzione, costi di gestione e decisioni che riguardano l’intero ciclo.
Ma il principio è chiaro: più lavorazioni vengono effettuate vicino al territorio, minori possono essere i costi per trasportare e conferire i rifiuti altrove.
La seconda vasca e la partita dei 39 milioni
Borranea, infatti, non dovrebbe fermarsi alla TPS1. Attorno alla discarica e al vicino impianto di Belvedere, la SRR Trapani Nord punta a costruire un vero polo tecnologico dei rifiuti.
È prevista una seconda vasca, con una capacità indicata attorno ai 600 mila metri cubi, mentre sul tavolo c’è un investimento da 39 milioni di euro destinato al potenziamento del sistema di trattamento.
L’obiettivo è andare oltre il semplice smaltimento e sviluppare ulteriori lavorazioni, compresa la produzione di CSS, combustibile solido secondario, riducendo progressivamente la quantità di rifiuti destinata alla discarica.
Anche il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida guarda alla prospettiva della valorizzazione energetica. Non esclude sinergie e investimenti con soggetti privati, purché siano garantiti ambiente, territorio e lavoratori. E considera possibile che in quest’area possano sorgere, in una logica regionale, impianti capaci di trasformare una parte dei rifiuti in energia.
La vera partita comincia adesso
La TPS1 risolve dunque un problema immediato: restituisce alla provincia una destinazione per una parte dei rifiuti che negli ultimi anni hanno percorso centinaia di chilometri.
Ma fermarsi al taglio del nastro significherebbe guardare soltanto la prima parte della storia.
La domanda è cosa accadrà dopo: arriverà davvero la seconda vasca? I 39 milioni saranno definitivamente sbloccati e trasformati in impianti? Il sistema riuscirà a produrre CSS? E quale ruolo avranno, se e quando saranno realizzati, i termovalorizzatori nel nuovo ciclo regionale?
E soprattutto: questa nuova autonomia impiantistica riuscirà davvero a produrre quella riduzione dei costi che cittadini e amministratori attendono?
Una discarica può mettere fine a una fase dell’emergenza e interrompere il “turismo dei rifiuti”.
I termovalorizzatori e gli altri impianti di recupero potrebbero rappresentare, nelle intenzioni di chi governa il sistema, il passaggio successivo: ridurre ulteriormente ciò che finisce sottoterra e trasformare una parte del rifiuto residuo in energia.
La promessa della “Tari più bassa d’Italia” è ancora lontana, la nuova vasca è però il primo tassello concreto.
Dopo anni in cui i rifiuti trapanesi hanno viaggiato per la Sicilia, la sfida è far viaggiare meno i camion, recuperare di più e impedire che, una volta esaurita l’emergenza di oggi, se ne apra semplicemente un’altra domani.
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redazione@tp24.it (Luca Sciacchitano)
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