Da oggi tutte le scuole sono chiuse fino a settembre: al via l’estate delle disuguaglianze


Da oggi tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti italiani sono ufficialmente in vacanza. Con la chiusura delle ultime scuole ancora aperte, prende il via una pausa estiva che, a seconda della regione, durerà fino all’inizio o alla metà di settembre. Fatta eccezione per l’Emilia-Romagna, dove il rientro è previsto il 31 agosto, nella maggior parte del Paese le lezioni riprenderanno tra la prima e la seconda metà di settembre.

In Italia l’estate non è uguale per tutte le persone. Con una pausa scolastica di 12-14 settimane, tra le più lunghe d’Europa, milioni di famiglie si trovano ogni anno a fare i conti con la difficile conciliazione tra lavoro e cura, mentre per molti bambini, bambine e adolescenti si interrompono opportunità educative, relazionali e di crescita fondamentali. Da qui l’appello e l’impegno di WeWorld (organizzazione umanitaria attiva in oltre 20 Paesi) e Mammadimerda (progetto di divulgazione dissacrante e ironico sulla maternità) che rilanciano la petizione “Ristudiamo il calendario”, per chiedere un ripensamento dell’organizzazione del tempo scolastico e garantire i diritti di bambini e bambine contrastando le disuguaglianze educative che la lunga pausa estiva continua ad alimentare. L’obiettivo è di costruire una scuola più equa e democratica, inclusiva e vicina alle esigenze di studenti e studentesse e delle famiglie. È una questione di diritti, di giustizia sociale, di non lasciare nessuna persona ai margini.

L’Italia è sempre più divisa: pochi sempre più ricchi, molti sempre più poveri. Disuguaglianze così larghe non sono solo una questione di equità sociale, sono un problema per lo sviluppo del Paese e il futuro delle nuove generazioni. Come uscirne? Le vie possibili nel numero di VITA magazine di febbraio.
SEMPRE PIÙ RICCHI, E SEMPRE PIÙ POVERI?

La lunga pausa estiva è un tempo vuoto che ricade quasi interamente sulle famiglie, trasformandosi in un esercizio quotidiano di equilibrismo tra costi, ferie e lavoro. Ma non si tratta solo di una questione organizzativa, in questo scenario si amplificano le disuguaglianze: i centri estivi rappresentano un’opzione troppo costosa per molte famiglie, e le alternative accessibili sono poche. Così, per molte bambine, bambini e adolescenti, l’estate rischia di trasformarsi in un tempo sospeso: senza spazi sicuri dove crescere, imparare e relazionarsi, aumentano isolamento e vulnerabilità. Durante l’estate gli alunni rischiano il cosiddetto “summer learning loss”, ovvero la perdita di competenze e abilità acquisite durante l’anno scolastico, e i più colpiti sono i giovani provenienti da famiglie e contesti svantaggiati.

“Ristudiamo il calendario”, che nel 2025 ha raccolto oltre 75mila firme consegnate da WeWorld in Senato, nasce dalla convinzione che il diritto all’educazione non possa interrompersi per mesi e che sia necessario ripensare l’organizzazione del tempo scolastico – insieme all’offerta formativa – per rispondere ai nuovi bisogni delle famiglie e delle nuove generazioni. Attraverso la petizione, WeWorld e Mammadimerda hanno chiesto ufficialmente alle istituzioni l’apertura delle scuole anche a giugno e luglio con attività extrascolastiche e l’introduzione obbligatoria del tempo pieno fino a 14 anni per tutte le scuole. A confermare l’attualità del tema sono anche i dati raccolti attraverso un sondaggio del 2025 da WeWorld e Mammadimerda: una famiglia su due segnalava difficoltà di figli e figlie nella ripresa della scuola a settembre, mentre un genitore su 20 dichiarava di aver rinunciato a opportunità lavorative o di aver lasciato il lavoro per gestire la lunga pausa estiva. Alle difficoltà organizzative si aggiunge inoltre un costo medio di circa 530 euro per figlio o figlia, per coprire solo una parte delle settimane di chiusura delle scuole attraverso centri estivi, attività educative o altre forme di supporto.

Continuiamo a chiedere che il tema del calendario scolastico venga affrontato con coraggio, mettendo al centro il benessere e i diritti delle nuove generazioni

Greta Nicolini, WeWorld

«La fine della scuola non può coincidere con la fine delle opportunità educative», dichiara Greta Nicolini di WeWorld. «Ogni estate rischia di ampliare le disuguaglianze esistenti: chi ha maggiori risorse continua ad accedere a esperienze formative, culturali e relazionali, mentre chi ne ha meno vede restringersi le proprie opportunità. È fondamentale che le istituzioni sostengano concretamente le famiglie, anche in coerenza con l’obiettivo di favorire la natalità e promuovere l’occupazione femminile, garantendo servizi e tempi scolastici adeguati alla conciliazione tra vita privata e lavoro, senza scaricare sulle donne e in particolare sulle madri il peso della cura nei mesi estivi. Per questo continuiamo a chiedere che il tema del calendario scolastico venga affrontato con coraggio, mettendo al centro il benessere e i diritti delle nuove generazioni».

«Ogni anno affrontiamo il tema come se fosse un problema privato delle famiglie, ma non lo è», commenta Francesca Fiore, fondatrice di Mammadimerda. «È una questione che riguarda il lavoro, l’educazione, la natalità e il futuro del Paese. Oggi il prezzo di questi quasi tre mesi di chiusura lo pagano soprattutto bambini, bambine e adolescenti: chi può permetterselo continua ad avere accesso a viaggi, attività e opportunità educative, chi non può rischia di restare indietro. Noi non chiediamo più giorni di scuola, chiediamo di distribuire meglio il tempo scolastico durante l’anno e di garantire attività accessibili quando la didattica si interrompe. La vera domanda non è se possiamo permetterci di cambiare il calendario scolastico, ma se possiamo permetterci di non farlo più».

Noi non chiediamo più giorni di scuola, chiediamo di distribuire meglio il tempo scolastico durante l’anno e di garantire attività accessibili quando la didattica si interrompe

Francesca Fiore, fondatrice di Mammadimerda

Anche durante i mesi estivi WeWorld continua a lavorare nei territori, spesso in quartieri dove l’accesso alle opportunità è più difficile e ogni estate rischia di trasformarsi in un tempo vuoto, per garantire occasioni di apprendimento, crescita e socialità. Quando la scuola chiude, infatti, non si interrompono soltanto le lezioni: vengono meno luoghi di incontro, relazioni significative e spazi protetti che per molte bambine, bambini e adolescenti rappresentano punti di riferimento fondamentali. È proprio in questi mesi che il rischio di esclusione educativa e sociale può aumentare, soprattutto nei contesti più fragili.

Per l’estate 2026 WeWorld promuove attività gratuite rivolte a bambine, bambini e adolescenti nei centri educativi Frequenza 200 presenti a Milano, Roma, Cagliari, Aversa e Catania, che rimarranno aperti per garantire attività ludiche e di socializzazione durante i mesi estivi. Laboratori creativi, attività sportive, uscite culturali e momenti di socialità rappresentano opportunità concrete per continuare a costruire relazioni e competenze anche fuori dalle mura scolastiche. L’impegno prosegue anche negli Spazi Donna WeWorld, che continuano ad accogliere e sostenere donne e famiglie in situazioni di fragilità, offrendo supporto psicologico, attività educative e occasioni di incontro e partecipazione. Tra le attività in programma gite, equitazione, visite a mostre d’arte e fotografia e musei.

Gli obiettivi della campagna “Parliamone. Meglio prima che mai

Per WeWorld, ripensare il calendario scolastico è parte di una sfida più ampia: costruire una scuola più inclusiva, capace di ascoltare i bisogni delle nuove generazioni e accompagnarle in tutte le dimensioni della crescita. In questa prospettiva si inserisce la campagna “Parliamone. Meglio prima che mai”, con cui l’organizzazione vuole riportare al centro del dibattito pubblico il diritto di ragazze e ragazzi a ricevere un’educazione sessuo-affettiva accessibile, inclusiva e basata su informazioni autorevoli e scientifiche. L’iniziativa, lanciata in occasione del WeWorld Festival Milano, punta a coinvolgere scuole, docenti, famiglie e comunità educanti attraverso percorsi e strumenti, tra cui workshop in classe, toolkit per docenti, momenti di formazione e supporto alla progettazione educativa.

In Italia l’educazione sessuo-affettiva resta ancora troppo spesso assente dai percorsi scolastici, e lo confermano anche le nuove disposizioni del ministero dell’Istruzione che introducono importanti limitazioni. Per WeWorld si tratta di un passo indietro rispetto alla necessità di garantire a ragazze e ragazzi strumenti educativi fondamentali per la crescita, il benessere e la prevenzione di discriminazioni e violenze. Secondo numerose evidenze internazionali, nei Paesi in cui l’educazione sessuo-affettiva fa parte del percorso scolastico si registrano maggiore consapevolezza sul consenso, relazioni più sane e rispettose, minori discriminazioni e violenze, oltre a una riduzione delle gravidanze precoci e delle infezioni sessualmente trasmesse.

Mettere davvero al centro ragazze e ragazzi significa interrogarsi non solo su quanto tempo trascorrono a scuola, ma anche sulla qualità delle opportunità educative che vengono loro offerte. Significa costruire contesti in cui possano sentirsi ascoltati, sviluppare relazioni sane e acquisire strumenti per comprendere sé stessi e gli altri. Ripensare il calendario scolastico è un primo passo. Garantire opportunità educative durante tutto l’anno, promuovere inclusione e creare spazi di ascolto autentici per ragazze e ragazzi è la sfida più ampia che la scuola di oggi è chiamata ad affrontare.

Credit: foto Jessica Olivella su Pexels

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 Luigi Alfonso

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