La tappa di Aversa ha un valore preciso: sposta il progetto dal ricordo degli Squallor alla verifica della loro capacità di generare forme nuove. Qui la mostra supera il semplice omaggio musicale. Lavora sul passaggio dall’ascolto alla materia e dalle copertine alla scultura, portando una memoria privata dentro uno spazio pubblico organizzato.
Perimetro verificato: sono ricostruiti sede, calendario, autori, nucleo espositivo, precedenti al Tin Teatro Instabile Napoli e ruolo del volume di Ciro Castaldo. Restano fuori dettagli non formalizzati in modo stabile nei materiali pubblici disponibili.
Sommario dei contenuti
Il fatto centrale: gli Squallor diventano materia espositiva
Il progetto Fango, gli Squallor a tutto tondo porta ad Aversa un impianto che tiene insieme scultura e presenza performativa, con immagini in movimento integrate nel percorso. La scelta della Galleria Spazio Vitale colloca l’operazione dentro un contesto di arte contemporanea già attivo nel centro storico cittadino, quindi dentro una cornice diversa dal teatro che aveva accolto il debutto napoletano.
La differenza conta. In teatro l’immaginario degli Squallor poteva appoggiarsi alla dimensione scenica. In galleria la verifica passa dalla tenuta delle opere, dalla relazione tra terracotta e parete, dalla capacità delle figure di reggere lo sguardo senza l’aiuto del concerto o della rievocazione.
Calendario e sede: la tappa di Aversa
La scheda dell’appuntamento indica 5 giugno 2026 come data di apertura e 28 giugno 2026 come termine della mostra. La sede è la Galleria Spazio Vitale, in Piazza G. Marconi 12 ad Aversa. Per il pubblico il punto pratico è netto: si tratta di una tappa con una finestra temporale definita, pensata per concentrare l’attenzione sul passaggio degli Squallor da fenomeno discografico a repertorio iconografico.
La localizzazione ad Aversa aggiunge un elemento di lettura. Il progetto resta nel perimetro campano e si muove fuori dal centro napoletano, portando in provincia di Caserta un lavoro nato da una memoria musicale nazionale ma impastato con una manualità profondamente meridionale.
Perché il titolo Fango governa la mostra
Il titolo Fango va letto come chiave tecnica prima ancora che evocativa. L’argilla è una materia instabile nella fase iniziale, poi diventa forma attraverso modellazione e cottura. Questo passaggio dà al progetto una coerenza interna: l’immaginario verbale degli Squallor, spesso eccessivo e volutamente scomodo, viene trasformato in corpi e frammenti plastici.
La terracotta consente agli artisti di mantenere una traccia artigianale evidente. Impronta, superficie e smalto diventano parte del discorso. L’effetto produce una traduzione di linguaggio: la materia conserva l’energia irregolare delle fonti e la sottrae alla sola illustrazione del repertorio musicale.
La coppia artistica: Morale-S e Nicoletta Itto
Salvatore Scuotto, che firma anche come Morale-S, arriva a questo progetto con una storia legata alla scultura e alla bottega artistica La Scarabattola, fondata con i fratelli Raffaele ed Emanuele. Nicoletta Itto entra nel percorso come compagna di lavoro e di ricerca, con una pratica che nel progetto assume un ruolo pienamente autoriale.
La loro forza sta nell’avere scelto una zona ibrida: cultura popolare e arte contemporanea dialogano attraverso un artigianato colto. Gli Squallor diventano il banco di prova ideale perché il loro repertorio ha sempre vissuto in una posizione scomoda, tra ascolto clandestino e immaginario condiviso.
Dal Tin Teatro Instabile Napoli alla galleria
Il precedente decisivo è il debutto al Tin Teatro Instabile Napoli nell’ottobre 2024. Quella tappa aveva costruito intorno a Fango un ambiente fatto di opere, azioni sceniche e presentazione editoriale. Il passaggio ad Aversa arriva quindi come una seconda vita del progetto, più concentrata sul rapporto tra opere e spazio espositivo.
Questa evoluzione chiarisce la natura dell’operazione. La mostra nasce come dispositivo espanso e ora si misura con una galleria d’arte contemporanea. Il baricentro si sposta dalle celebrazioni del debutto alla leggibilità dell’impianto plastico.
Le copertine degli LP come matrice visiva
Uno snodo essenziale riguarda l’opera grafica di Luciano Tallarini, autore legato alle storiche copertine degli Squallor. La mostra usa quelle immagini come matrice, trasformando la grafica discografica in figure tridimensionali. La copertina diventa così un reperto da rimettere in moto e acquisisce una presenza autonoma.
Nel nucleo già presentato a Napoli emergeva questo metodo: un’immagine nata per accompagnare il vinile veniva rimodellata come scultura autonoma. Il passaggio è significativo perché riconosce alle copertine una funzione progettuale. Erano soglie visive del disco e ora diventano oggetti con volume e peso fisico.
Il repertorio plastico: dalla provocazione alla costruzione
Le opere documentate nel percorso di Fango mostrano una strategia riconoscibile. Il cavallo a dondolo legato a Troia viene letto come forma scultorea, mentre Mutando apre verso un immaginario bionico e post-umano. In entrambi i casi la provocazione originaria assume la disciplina dell’oggetto.
Questa è la parte più interessante dal punto di vista artistico. La satira degli Squallor viveva nel testo e nella voce. Scuotto e Itto la spostano nel rapporto tra forma e superficie, dove l’allusione deve funzionare senza spiegazione cantata.
La serata di apertura: performance e memoria dal vivo
La serata inaugurale prevede interventi teatrali e musicali dal vivo affidati a Salvio Vassallo e Valentina Gaudini, con Peppe Della Volpe, conosciuto anche come Peppe The Fox, insieme a Pier Macchiè. Questa scelta mantiene aperto il rapporto tra esposizione e azione: le opere conservano la dimensione performativa che aveva accompagnato il progetto sin dal debutto.
Nel caso degli Squallor la performance ha una funzione specifica. Riattiva il tempo dell’ascolto, cioè la componente più volatile del fenomeno e la mette a contatto con la permanenza della terracotta.
Il volume di Ciro Castaldo come catalogo critico del progetto
Nel progetto rientra anche il volume Fango. Gli Squallor a tutto tondo di Ciro Castaldo, pubblicato da Edizioni Melagrana. Il libro agisce come retroterra documentale: raccoglie memoria musicale e apparati visivi, con testimonianze legate alla vicenda degli Squallor.
La presenza del volume consente di leggere Fango come progetto a doppio registro. Da una parte c’è la produzione di opere; dall’altra c’è il lavoro di sedimentazione storica. Questa combinazione riduce il rischio di un omaggio superficiale e porta il visitatore dentro un archivio culturale più ampio.
Perché gli Squallor restano un caso culturale
Gli Squallor furono una creatura anomala della musica italiana: autori e professionisti dell’industria discografica usarono il formato canzone per forzare linguaggio, pudore pubblico e abitudini d’ascolto. Il loro repertorio ha continuato a circolare perché intercetta una tensione precisa della cultura nazionale, quella tra facciata ordinata e desiderio di sabotaggio verbale.
La mostra funziona quando evita la nostalgia automatica e tratta gli Squallor come materiale storico. L’eccesso viene trattato come materiale storico. Un immaginario nato in disco può ancora generare forme e immagini leggibili nel presente.
La Galleria Spazio Vitale come luogo di rilettura
Spazio Vitale è una galleria d’arte contemporanea con sede ad Aversa dal 2018. La collocazione in Piazza Marconi, nel centro storico, rende la tappa più interessante di una semplice ospitalità logistica. Il progetto arriva in un luogo che ha già una pratica di mostre e di relazioni con la scena artistica locale.
Per una mostra costruita su materia e gesto performativo, attraversata dalla memoria discografica, la dimensione della galleria permette una lettura ravvicinata. Chi entra incontra il mito degli Squallor nel momento in cui viene rifatto a mano.
La nostra lettura: il valore sta nella traduzione di linguaggio
La qualità del progetto si misura nella traduzione. Gli Squallor appartengono a una storia sonora e verbale, mentre Fango li porta in una storia tattile. Questo passaggio impone agli artisti una responsabilità : l’opera deve reggere anche davanti a un visitatore che conosce poco il repertorio musicale.
La mostra diventa quindi un test sulla tenuta dell’iconografia. Se una figura nasce da una copertina e riesce a vivere come scultura, il progetto supera la soglia dell’omaggio. Diventa ricerca sulla permanenza delle immagini nella cultura popolare italiana.
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 Junior Cristarella
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