La lettura corretta parte da una separazione netta. Il trimestre resta stabile nei volumi. Marzo cambia inclinazione e il valore continua a crescere perché il prezzo medio assorbe parte della frenata. Per un reparto deperibile come l’ortofrutta, questo equilibrio è delicato: basta un mese debole per mettere pressione su rotazioni, programmazione commerciale e gestione delle scorte.
Nota di lettura: i valori percentuali indicano confronti con lo stesso periodo del 2025. Le elaborazioni sui rapporti tra volume e valore sono calcoli redazionali costruiti sui dati disponibili.
Marzo è lo snodo perché pesa quasi quattro decimi del trimestre
Le 503 mila tonnellate acquistate a marzo valgono circa il 39% del volume trimestrale indicato dal report. È per questo che la flessione mensile diventa un dato strutturale: un mese così grande nel perimetro gennaio-marzo può cambiare la qualità dell’intero bilancio anche quando il totale resta apparentemente fermo.
La combinazione fra -3% a volume e +1% a valore racconta un mercato in cui il prezzo medio implicito cresce di circa il 4% su base annua nel mese. Il dato misura rincaro e cambio di composizione del carrello: referenze più costose, confezioni a maggiore servizio e canali con mix di prezzo diverso possono spostare il valore anche quando i chili diminuiscono.
Perché la frenata arriva proprio a marzo
Il rallentamento viene collocato in un contesto di tensioni geopolitiche, inflazione persistente e nuovi rincari energetici e logistici legati al conflitto in Iran. Per il fresco l’effetto attraversa anche il retro dello scaffale: trasporto refrigerato, movimentazione rapida ed energia nei magazzini agiscono insieme alla perdita potenziale di prodotto sul costo finale.
La catena dell’ortofrutta ha meno tempo per assorbire gli shock rispetto a filiere meno deperibili. Una cassetta deve muoversi in fretta, arrivare sul banco ed essere venduta in finestre brevi. Quando logistica ed energia si irrigidiscono, la distribuzione tende a proteggere la continuità di servizio. Il consumatore vede il risultato nel prezzo al chilo e nella selezione delle referenze disponibili.
La frutta si divide fra prodotti di servizio e agrumi in arretramento
Nel comparto frutta il primo trimestre mette in evidenza una spaccatura netta. Crescono uva da tavola a +47%, frutti di bosco a +35%, kiwi a +21%, avocado a +14% e banane a +10%. Sono prodotti molto diversi tra loro e condividono una caratteristica commerciale: entrano facilmente in colazioni veloci, snack, pasti freddi e preparazioni con basso tempo di cucina.
Il versante opposto riguarda fragole a -16% e agrumi in calo, con clementine a -13%, mandarini a -6% e arance a -5%. La lettura corretta va oltre il prezzo. Stagionalità, qualità percepita, disponibilità sui banchi e concorrenza tra occasioni di consumo spiegano perché prodotti tradizionalmente forti possano perdere terreno anche dentro un trimestre stabile.
Negli ortaggi avanzano le referenze leggibili al primo sguardo
Il reparto orticolo conferma la stessa logica selettiva. Radicchi a +34%, asparagi a +27% e zucche a +25% sono le crescite più visibili. Carote, cavoli e fagiolini salgono tutti dell’11%, segnale di una domanda che premia prodotti riconoscibili, versatili e gestibili nella cucina ordinaria.
Il calo di melanzane a -21%, carciofi a -18%, broccoli a -15% e pomodori a -8% dice invece che il richiamo alla dieta mediterranea ha perso parte della sua automaticità nello scontrino. Quando una referenza richiede più preparazione, ha resa percepita incerta o subisce oscillazioni di prezzo, una parte delle famiglie sposta la scelta verso prodotti meno impegnativi.
La Gdo consolida il reparto, i canali tradizionali perdono frequenza
La grande distribuzione organizzata, con supermercati e discount, continua ad aumentare il proprio peso. La ragione operativa è concreta: assortimento ampio, orari prevedibili, promozioni integrate e reparti capaci di combinare sfuso, confezionato e biologico nello stesso percorso di spesa.
I canali tradizionali subiscono l’effetto opposto. I mercati ambulanti e rionali arretrano del 21% in volume rispetto al primo trimestre 2025 e risultano quasi dimezzati sul 2022, con un -48%. I fruttivendoli specializzati perdono il 10%. La qualità del prodotto resta centrale. La frequenza di visita sposta il risultato: se la famiglia concentra la spesa in un solo passaggio settimanale, il canale che offre più categorie nello stesso luogo parte in vantaggio.
Confezionato e bio mostrano due bisogni diversi dello stesso consumatore
Il confezionato raggiunge il 45% dei volumi complessivi del trimestre, il livello più alto registrato nel perimetro osservato. La spinta arriva da praticità, porzione controllabile, minore attrito nella scelta e percezione di servizio. Questo dato va letto insieme al nuovo calendario europeo sugli imballaggi che abbiamo spiegato nella nostra analisi sul PPWR: il packaging resta centrale e dovrà dimostrare sempre più chiaramente la propria funzione.
Il biologico segue una traiettoria diversa. A marzo resta stabile in volume e cresce del 6% in valore, mentre nel trimestre arriva all’11% dei volumi totali acquistati dalle famiglie. Qui il consumatore compra fiducia, origine percepita e coerenza con una scelta alimentare che resiste anche quando il carrello generale diventa più selettivo.
Cosa cambia adesso per filiera e consumatori
Il trimestre descrive una redistribuzione della domanda. Le famiglie continuano a comprare frutta e verdura, però premiano referenze rapide da usare, scaffali ordinati e formati che riducono spreco domestico. Questa traiettoria si collega alla nostra ricostruzione sugli acquisti delle famiglie con figli, dove il valore del fresco dipende sempre più dalla capacità di entrare nelle routine quotidiane.
Per produttori e distributori il messaggio è operativo. La stabilità del volume totale protegge solo le referenze più adatte al nuovo ritmo della spesa. Serve programmare assortimenti capaci di reggere prezzo, disponibilità e servizio. Nel nostro approfondimento sul valore agricolo dell’ortofrutta italiana avevamo fissato il peso industriale del comparto. Questo aggiornamento sposta l’attenzione sul lato domanda: il mercato interno tiene quando la filiera riduce l’attrito tra intenzione salutare e gesto di acquisto.
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Junior Cristarella
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