CHRISTINE LAGARDE, PRESIDENTE DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

Christine Lagarde potrebbe essere chiamata a cambiare ancora una volta palcoscenico, passando dal cuore della politica monetaria europea alla cabina di regia del principale appuntamento mondiale dell’economia e della finanza. La presidente della Banca centrale europea sarebbe infatti tra i candidati alla guida del World Economic Forum, l’organizzazione fondata a Ginevra nel 1971 che ogni anno porta a Davos, in Svizzera, leader politici, banchieri centrali, amministratori delegati e protagonisti della finanza globale.

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L’indiscrezione arriva da Cologny, località nei pressi di Ginevra dove nelle scorse ore si è riunito il consiglio di amministrazione del Wef. Secondo fonti citate da Reuters e dalla Neue Zürcher Zeitung, Lagarde sarebbe stata indicata come candidata alla presidenza dell’organizzazione. La presidente della Bce avrebbe manifestato la propria disponibilità a ricoprire l’incarico e, secondo quanto riferito dal quotidiano svizzero, avrebbe ringraziato i membri del board per la fiducia dichiarandosi «ready to serve», pronta cioè a mettersi al servizio dell’organizzazione.

La candidatura non equivale tuttavia a una nomina già decisa. La procedura di successione è ancora aperta e il consiglio dovrà completare le proprie valutazioni prima di arrivare a una decisione. Lagarde viene descritta come una “putative candidate”, una candidata potenziale, mentre un gruppo ristretto di membri del board dovrebbe ora verificare anche l’eventuale presenza di resistenze interne alla sua candidatura.

La partita è particolarmente interessante perché, se arrivasse alla presidenza, Lagarde sarebbe la prima donna a guidare il World Economic Forum. E arriverebbe a Davos dopo avere già ricoperto alcuni degli incarichi più importanti della governance economica internazionale. Prima della Bce, Lagarde è stata ministro dell’Economia francese e, dal 2011 al 2019, direttore generale del Fondo monetario internazionale. Dal novembre 2019 guida invece la Banca centrale europea, nel pieno di una delle fasi più complesse per la politica monetaria dell’area euro.

La successione a Davos

Il cambio al vertice del Wef si inserisce in una transizione già programmata. L’attuale leadership è affidata a Larry Fink, fondatore e amministratore delegato di BlackRock, e ad André Hoffmann, vicepresidente di Roche Holding. I due dovrebbero guidare ancora il tradizionale appuntamento annuale di Davos nel gennaio 2027, per poi lasciare gli incarichi nel corso dello stesso anno.

È proprio in vista di questa successione che il board dell’organizzazione ha avviato il processo di selezione. La candidatura di Lagarde avrebbe però un peso particolare anche per il rapporto personale e istituzionale che la lega al Wef. La presidente della Bce fa infatti parte del board da oltre 18 anni ed è stata a lungo considerata dal fondatore Klaus Schwab come una possibile candidata ideale per guidare l’organizzazione.

Il nodo più delicato resta Francoforte

La candidatura apre però una questione molto più concreta: che cosa succederebbe alla Bce? Il mandato di Lagarde a Francoforte scade infatti alla fine di ottobre 2027. Un eventuale passaggio alla guida del World Economic Forum prima di quella data implicherebbe una conclusione anticipata del suo incarico alla Banca centrale europea, un’ipotesi che finora la presidente ha affrontato con estrema cautela.

Le indiscrezioni su un suo possibile addio anticipato non sono nuove. In passato Lagarde aveva respinto le ricostruzioni del Wall Street Journal relative a una sua possibile uscita dalla Bce prima della scadenza naturale del mandato. Più recentemente, aveva ribadito che non avrebbe lasciato l’istituto “prima del 2027″.

La formulazione, evidentemente, lascia aperto un margine temporale: il 2027 è proprio l’anno nel quale dovrebbe consumarsi la successione alla guida del Wef. La questione, dunque, non riguarda soltanto la disponibilità di Lagarde ad assumere il nuovo incarico, ma anche quando eventualmente dovrebbe farlo e come verrebbe gestito il passaggio di consegne a Francoforte. Per la Bce non sarebbe un dettaglio. Lagarde si trova infatti alla guida dell’istituto in una fase nella quale la politica monetaria europea continua a essere osservata con particolare attenzione da mercati, governi e investitori. Un’uscita anticipata richiederebbe l’apertura del processo per la successione e introdurrebbe un elemento di incertezza proprio nel momento in cui la Banca centrale dovrebbe mantenere continuità nella propria strategia.

Il bivio tra Francoforte, Parigi e Davos

La candidatura al Wef arriva inoltre dopo mesi nei quali il futuro di Lagarde era stato accostato anche a un’altra possibile destinazione: l’Eliseo. Nel corso del 2026 il suo nome era entrato nel circuito delle indiscrezioni sulla politica francese in vista delle elezioni presidenziali della primavera 2027. Le voci avevano acquistato consistenza soprattutto dopo alcune dichiarazioni della stessa presidente della Bce sulla possibilità di lasciare Francoforte prima della scadenza del mandato per partecipare al dibattito politico francese.

A luglio, in un’intervista a Les Échos, Lagarde aveva lasciato aperta la possibilità di un proprio coinvolgimento nel dibattito pubblico in Francia, sostenendo la necessità che una voce europea fosse presente nella discussione politica. Pochi giorni dopo, tuttavia, aveva raffreddato le speculazioni sulla possibilità di una candidatura personale all’Eliseo, dichiarando a Euronews: «I’m not a candidate», «non sono una candidata». Il suo nome, dunque, è stato effettivamente associato alla corsa presidenziale francese, ma non è corretto considerarla una candidata all’Eliseo. Più precisamente, Lagarde ha lasciato aperta la possibilità di un ruolo nel dibattito politico francese, senza però annunciare alcuna candidatura personale.

È proprio questo precedente a rendere oggi ancora più interessante l’ipotesi Wef. Se la pista dell’Eliseo appare al momento raffreddata, Davos potrebbe rappresentare una terza via per il dopo-Francoforte: un incarico internazionale, coerente con il profilo costruito da Lagarde in oltre trent’anni di carriera, ma al di fuori della competizione elettorale francese.

Il calendario, peraltro, è quasi perfetto per alimentare il confronto tra le due ipotesi. Le elezioni presidenziali francesi sono previste nella primavera del 2027, mentre il mandato di Lagarde alla Bce termina alla fine di ottobre 2027 e l’attuale leadership del Wef dovrebbe accompagnare ancora il vertice di Davos del gennaio 2027, prima di lasciare l’incarico nel corso dell’anno. In altre parole, il 2027 potrebbe essere davvero l’anno della grande svolta professionale di Lagarde. Resta da capire se la sua prossima destinazione sarà la politica francese, come avevano suggerito le indiscrezioni, oppure il palcoscenico globale di Davos. Al momento, la candidatura al Wef è l’ipotesi concreta emersa dal board dell’organizzazione, mentre quella all’Eliseo resta una speculazione che Lagarde ha personalmente ridimensionato.

La selezione non è ancora chiusa

Il board del Wef non avrebbe comunque ancora stabilito né il momento della nomina né quello dell’eventuale ingresso effettivo di Lagarde alla presidenza. Secondo la Neue Zürcher Zeitung, un gruppo composto da tre membri del consiglio, tra cui Philipp Hildebrand, ex presidente della Banca nazionale svizzera e vicepresidente di BlackRock, dovrà verificare l’esistenza di eventuali resistenze alla candidatura. Il processo avrebbe inoltre generato qualche perplessità interna. Alcuni membri del board avrebbero contestato le modalità della selezione, ritenendo che inizialmente fosse opportuno procedere attraverso una ricerca più ampia, prendendo in considerazione candidati sia interni sia esterni all’organizzazione.


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 Cristina Giua

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