Inviato da Luigi Tallenti – Un nuovo anno scolastico sta per prendere avvio con la speranza che sia foriero di soddisfazioni e, soprattutto, di processi arricchenti per la formazione professionale e umana, in quanto la Comunità Educante deve umanizzare.
Dopo le ‘ bisbocce ferragostane’, meritate e rinfrancanti, ci apprestiamo a vivere l’ultimo miglio di spensieratezza e serenità, prima dell’avvio del nuovo anno scolastico. Ogni inizio segna un nuovo capitolo professionale e umano da scrivere, anzi ‘ da dipingere per farne un capolavoro’, nell’ambito del libro meraviglioso della vita. Ovviamente, la ripartenza deve essere accompagnata da spirito di abnegazione, dedizione, speranza e condivisione, all’insegna di una crescita collettiva che oltrepassi l’assuefazione della stasi. D’altronde, la sospensione dell’attività didattica risponde pienamente all’esigenze di rinfrancare lo spirito e innalzare il livello motivazione per il nuovo inizio, che non diventi solo tappa temporale, bensì, lo ‘ start ’ di un processo i cui traguardi siano tangibili a livello collettivo.
Soprattutto, per una Comunità Educante, l’inizio dell’anno scolastico segna momento nevralgico delle attività connesse, sia a livello strategico, si a livello organizzativo-didattico. Insomma, una dimensione temporale in cui pianificazione e progettazione devono essere intese come attività di incontrovertibile rilevanza in ragione del percorso di apprendimento. Di guisa, una fase in cui i Piani Triennali dell’offerta formativa vengono integrati e/o modificati, al fine di rendere identitarie la ‘ Vision’ e la ‘ Mission’ dell’Istituzione Scolastica, riconnettendole, sia a livello formale che sostanziale, alla realtà territoriale in cui opera. Insomma, una Comunità che deve sapersi porre al centro dell’intorno sociale, creando sinergie e collaborazioni, virtuose e non virtuali, che sappiano dare linfa e stimolo ad un processo di riqualificazione culturale e sociale, partendo dalla magnificenza di una lavagna, di un gesso, di una cattedra, di un banco, di una penna e di un quaderno. Arredi che segnano non solo uno spazio fisico, ma, ancor di più, un luogo di relazione, di rapporti di prossimità, di condivisione e confronto, all’insegna della speranza intesa come comunione.
L’auspicio è che si possa crescere tutti insieme, ritenendo che la nuova lezione da apprendere sia sempre la più importante da non trascurare, da non perdere. Ogni giorno, come affermato dal celebre filosofo Arthur Schopenhauer, rappresenta una piccola vita, ogni risveglio una piccola nascita, ogni nuova mattina è una piccola giovinezza. Pertanto, nell’agito quotidiano, bisogna cogliere con gioia la voglia di vivere con pienezza il tempo e non di trascorrerlo in maniera inerte e improduttiva, ritenendo che non importa quello che vi è alla fine della corsa, ma, ciò che si prova durante la corsa. Una corsa che dovrà essere staffetta di pace e concordia, onde evitare catastrofiche cadute e al fine di raggiungere il traguardo di libertà e crescita. Una libertà che va costruita e sedimentata, anche attraverso il consolidamento di buone prassi, e che presupponga la tutela del diritto di uguaglianza a discapito del bieco esercizio di proprie facoltà a discapito di quelle altrui. Un Educatore deve sentirsi inorgoglito del suo ruolo, del suo impegno e del suo operato, nella consapevolezza che ogni suo passo può condizionare, ovviamente sia in senso negativo e sia in senso positivo, una giovane esistenza, una armoniosa crescita. Un Docente, insomma deve essere scienziato nella mente e poeta nel cuore (cit. M. Montessori).
Aspetto essenziale del nuovo inizio è, senza dubbio alcuno, l’accoglienza dei discenti, che devono essere accompagnati nella loro scuola, nella loro classe, costruendo sedimento di appartenenza e costruendo riferimento, nel tempo scuola, oltre il tempo scuola, in continuità orizzontale con il territorio e le famiglie, quindi, oltre lo spazio fisico dell’aula. Il discente va scolarizzato e sensibilizzato e non meramente collocato e gestito, cercando di persuadere il suo cuore per raggiungere i meandri più ostativi della sua mente, solo così si afferma l’autorevolezza di un modello educativo, a discapito di uno spirito autoritario che impone e non lascia spazio alla capacità di discernimento.
La Scuola deve essere casa, rifugio, baluardo di sicurezza, fienile di amore, e deve essere in grado di includere e integrare, evitando di trascurare, seppur a livello percettivo, un senso unitario di azione che va oltre l’individualismo. Una comunità in cui va insegnata la nozione, attraverso la costruzione, attraverso l’approfondimento, attraverso la ricerca, attraverso interrogazioni che devono trovare risposta certa ed inequivocabile. Che la nuova pagina sia, pertanto, foriera di soddisfazioni umane e professionali, che abbiano senso concreto e pragmatico, e non riconducibili all’alveo del superfluo o, ancor di più, all’angolo dell’effimero.
Tutti insieme si diventa comunità, al di là della provenienza, degli usi, dei costumi, evidenziando che ciascuno è funzionale ed essenziale al gruppo, che non sarebbe nobilmente definito tale con l’assenza e/o l’esclusione di taluni. Le priorità sono le giovani generazioni, nostra traiettoria prospettica, nostra linfa, nostra essenza, altri aspetti devono risultare subalterni e complementari, da attenzionare con la giusta dovizia, ma in maniera prodromica rispetto all’essenziale. Una traiettoria futura che deve essere preservata nella sua genesi e non vilipendiata da gesti ignobili che ne minano la stabilità, basta vedere il nostro territorio come è stato deturpato da fuoco e fiamme con l’intento becero di bruciare la speranza. La speranza siamo tutti noi, quali particelle rigeneranti, che non placano il loro desiderio di rivalsa e ripartono dalle ceneri per edificare futuro e luminescenza.
Buon anno scolastico a tutti.
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