La buona notizia è che oggi si riapre, la cattiva è che resta da capire come e da chi sia stata decisa la chiusura. La piscina olimpionica comunale di Piazzale Ilio torna operativa dopo la pausa dal 17 al 22 agosto. Sei giorni nel cuore dell’estate, motivati dal gestore con le ferie del personale e con la necessità di utilizzare la squadra di manutenzione in un altro impianto.

 

Tutto regolare? Può darsi. Ma per saperlo bisogna leggere la convenzione.

A sollevare il caso, e a lanciare la provocazione, è Rosario Candela, che ha presentato al Comune di Trapani un’istanza di accesso agli atti e ha chiesto che la sua lettera venga resa pubblica.

La domanda che pone, in fondo, è semplice: una piscina pubblica, affidata a un gestore privato, può essere trattata come una qualsiasi attività privata che nel pieno della stagione estiva mette il cartello “chiuso per ferie”? E soprattutto: Palazzo d’Alì sapeva prima che i cancelli sarebbero rimasti chiusi?

 

Prima si chiude, poi si avvisa 

È quanto emerge dalla cronologia ricostruita da Candela a rendere la vicenda interessante.

La mattina del 17 agosto Candela trova la piscina di Piazzale Ilio chiusa e apprende che la riapertura è prevista per il 24. Controlla i canali social del gestore e, secondo quanto scrive, non trova alcun precedente avviso relativo alla sospensione. Alle 10.22 invia quindi una Pec al Comune, protocollata alle 10.40.

E poi qualcosa si muove… Alle 11.28, quindi dopo la Pec di Candela, compare sulle piattaforme social del gestore l’avviso della chiusura «da oggi, lunedì 17, a sabato 22 agosto 2026 per la pausa estiva». Con tanto di spiegazione: «Ci prendiamo qualche giorno di riposo per ricaricare le batterie».

Le batterie, insomma, avevano bisogno di Ferragosto. Ma c’è un altro orario che Candela mette sul tavolo. Dalla documentazione che gli è stata successivamente trasmessa dal IV Settore risulta che il gestore abbia comunicato al Comune la chiusura alle 17.38 dello stesso 17 agosto, dunque quando l’impianto risultava già chiuso dalla mattina.

Nella comunicazione vengono indicate due ragioni: consentire «la fruizione delle ferie obbligatorie del personale della SSD» e permettere alla squadra di manutenzione interna di proseguire gli interventi sugli impianti tecnologici della piscina coperta Giovanni Calandro.

Ed è qui che Candela affonda la provocazione: prima si chiude una piscina comunale e poi si informa il Comune?

 

E gli atleti? Tutti ad Alcamo

Intanto, mentre a Trapani si ricaricano le batterie, gli atleti devono arrangiarsi.

Chi aveva bisogno di continuare gli allenamenti si è spostato alla piscina di Alcamo, nonostante avesse già un abbonamento per utilizzare l’impianto di Piazzale Ilio. In pratica, durante i giorni di chiusura, chi voleva continuare a nuotare ha dovuto cercare acqua altrove.

Ed è questo uno degli effetti più concreti della sospensione: non soltanto il cancello chiuso al cittadino che arriva e lo scopre sul posto, ma anche utenti e sportivi che avevano programmato la propria attività su un impianto comunale e che si sono ritrovati a dover cambiare città.

La scena, a suo modo, è paradossale: si paga per nuotare a Trapani e si finisce ad allenarsi ad Alcamo.

Ed è proprio qui che la domanda di Candela diventa meno teorica. Se esiste un rapporto continuativo con l’utenza, se ci sono abbonamenti e attività sportive programmate, la chiusura di quasi una settimana non è soltanto una “pausa estiva” del gestore: produce conseguenze su chi quel servizio lo aveva già acquistato e organizzato.

 

La piscina è pubblica, la gestione è privata

Nessuno mette in discussione il diritto alle ferie dei lavoratori. La questione posta da Candela è un’altra: l’organizzazione del personale di una società privata può comportare automaticamente la sospensione per quasi una settimana della fruizione di un impianto pubblico? Perché c’è una differenza che rischia di perdersi per strada. La piscina olimpionica non è di Aquarius. È del Comune di Trapani. Aquarius ne ha la gestione in concessione.

Ed è proprio questa distinzione tra proprietà pubblica e gestione privata che Candela vuole mettere sotto la lente: affidare un bene pubblico significa anche lasciare al concessionario la possibilità di decidere autonomamente quando aprirlo e quando chiuderlo?

La risposta non può arrivare dalle opinioni. Sta scritta nella convenzione.

 

Dov’è la convenzione?

Candela, infatti, non si limita alla protesta. Chiede le carte. Da una ricerca su Amministrazione trasparente, infatti, l’affidamento è pubblico ma la convenzione non risulterebbe pubblicata.

Nell’istanza domanda al Comune la convenzione vigente con tutti gli allegati, l’eventuale capitolato o disciplinare di gestione, la carta dei servizi, il regolamento d’uso e ogni altro atto che stabilisca giorni e orari ordinari di apertura, eventuali chiusure programmate e condizioni per la sospensione o riduzione del servizio.

Ma soprattutto chiede di conoscere l’eventuale provvedimento con il quale il Comune abbia approvato, autorizzato o comunque preso atto della chiusura dal 17 al 22 agosto. E, qualora questo provvedimento non esista, domanda che Palazzo d’Alì chiarisca se la chiusura fosse comunque prevista e consentita dalla convenzione.

Ed è proprio questo il documento che può chiudere la discussione.

Se la convenzione consente espressamente al gestore una pausa estiva, il caso finisce lì. Se invece stabilisce precisi periodi di apertura, obblighi di preavviso o la necessità di un’autorizzazione comunale, allora bisognerà capire che cosa sia accaduto il 17 agosto.

Perché, almeno dalla sequenza riportata nella lettera di Candela, il quadro appare singolare: piscina già chiusa al mattino, Pec del cittadino alle 10.22, avviso social del gestore alle 11.28 e comunicazione al Comune alle 17.38.

Una gestione privata, certamente. Ma di una cosa pubblica.

 

Tutti in acqua

Intanto la pausa è finita. La piscina olimpionica riapre e i trapanesi potranno tornare in acqua.

Gli atleti, almeno quelli costretti in questi giorni a spostarsi ad Alcamo, potranno rientrare a casa: le batterie, a questo punto, dovrebbero essere cariche.

Candela chiede che adesso venga ricaricata anche la trasparenza: pubblicare la convenzione e chiarire se il Comune fosse stato preventivamente informato della chiusura.

Perché dietro sei giorni di piscina chiusa c’è una questione molto più semplice e molto più seria: quando un privato gestisce un bene pubblico, fino a dove arriva la sua autonomia? E soprattutto: chi decide quando il cancello resta chiuso?




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