a cura di Edoardo Arnello, Executive Vice President di Accessiway
A quasi un anno dall’entrata in vigore dell’European Accessibility Act (EAA), il tema dell’accessibilità digitale è entrato in una nuova fase, caratterizzata da una crescente attenzione all’enforcement. Oggi, infatti, il quadro regolatorio europeo e nazionale è sempre più definito e operativo e le recenti iniziative dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) definiscono in modo chiaro e preciso le procedure di controllo sul rispetto degli obblighi di accessibilità, di gestione delle segnalazioni e dei reclami.
L’accessibilità come strumento di accesso a vita sociale ed economica più equa
Dal 28 giugno 2025, l’accessibilità è diventata un requisito fondamentale per numerosi prodotti e servizi digitali, contribuendo alla diffusione di standard comuni di qualità e inclusione all’interno del mercato unico europeo. La normativa interessa settori strategici come e-commerce, banking e servizi finanziari, trasporti, telecomunicazioni, servizi pubblici digitali e applicazioni software. Un intervento particolarmente significativo se si considera che, secondo Eurostat, nel 2024 il 9,4% delle persone con disabilità nell’Unione Europea ha dichiarato di aver subito forme di discriminazione nell’accesso a servizi pubblici o amministrativi, una percentuale più che doppia rispetto a quella registrata tra le persone senza disabilità (4%). L’accessibilità digitale rappresenta quindi non solo un obbligo normativo, ma uno strumento concreto per favorire una partecipazione più equa alla vita economica e sociale.
L’accessibilità resta un nodo critico anche per le grandi Corporate
A quasi dodici mesi dalla sua applicazione, l’accessibilità sta progressivamente uscendo dall’ambito specialistico per diventare una priorità strategica per le organizzazioni. Tuttavia, il livello di maturità del mercato rimane eterogeneo. Accanto a realtà che hanno avviato percorsi strutturati di adeguamento e governance, tra cui ad esempio RAI, Poste Italiane, Lavazza, Selex e Telethon, molte aziende continuano a considerare l’accessibilità come un tema esclusivamente normativo o come un progetto da affrontare una sola volta.
Una recente analisi da noi condotta sulle 25 società del FTSE MIB, che si rivolgono ai consumatori, evidenzia come tutte le aziende sottoposte ad audit abbiano presentato almeno una criticità rispetto ai nove criteri di accessibilità esaminati. In particolare, l’84% dei siti analizzati ha mostrato problemi di contrasto cromatico, con testi o elementi grafici difficili da leggere per gli utenti con disabilità visive. Il 56% ha invece evidenziato criticità legate al reflow, ovvero alla capacità delle pagine di adattarsi correttamente a schermi e browser diversi, e altrettante aziende hanno riscontrato problemi nel ridimensionamento del testo o nella navigazione tramite link. Si tratta di un quadro significativo, a conferma del fatto che il percorso verso una piena accessibilità è ancora in corso anche tra le organizzazioni più strutturate del Paese.
AgID, dalla sensibilizzazione alla vigilanza
Negli ultimi mesi il contesto italiano ha compiuto passi importanti per rendere più concreto il percorso di conformità. Da un lato, AgID ha pubblicato le nuove Linee Guida operative che forniscono criteri e strumenti per valutare l’accessibilità di siti web e applicazioni mobili. Dall’altro, con la Determinazione n. 84/2026, ha introdotto un regolamento che disciplina le modalità di verifica e l’esercizio del potere sanzionatorio in materia di accessibilità digitale.
Si tratta di un passaggio particolarmente importante perché non introduce nuovi requisiti tecnici, ma chiarisce come verranno effettuate le verifiche, come saranno gestite le segnalazioni e i reclami e quali conseguenze potranno derivare dal mancato adeguamento. Per le organizzazioni private di maggiori dimensioni, ad esempio, sono previste sanzioni fino al 5% del fatturato annuo, mentre nell’ambito dell’attuazione italiana dell’EAA l’Agenzia può arrivare a richiedere la sospensione di servizi non conformi o la rimozione di applicazioni dagli store nei casi di persistente inadempienza.
AgID potrà intervenire sia a seguito delle segnalazioni degli utenti sia attraverso attività di monitoraggio autonomo. Un cambiamento che segna il passaggio da una fase prevalentemente orientata alla sensibilizzazione a una fase in cui la vigilanza assume un ruolo sempre più centrale.
L’importanza di adeguarsi dal principio
Questi provvedimenti hanno contribuito a modificare profondamente la percezione dell’accessibilità all’interno delle organizzazioni. Per la prima volta, infatti, il tema è uscito dai confini degli uffici legali o IT per diventare una questione che riguarda direttamente l’esperienza dei clienti e la reputazione aziendale. Per molti anni, infatti, l’accessibilità è stata interpretata principalmente come un adempimento tecnico o burocratico, un elemento nice-to-have. Oggi, invece, emerge con sempre maggiore chiarezza la sua natura di fattore competitivo.
Un servizio digitale non accessibile non rappresenta soltanto un rischio di non conformità, ma può tradursi in una perdita di utenti, in un danno reputazionale e in un indebolimento del rapporto di fiducia con clienti e cittadini.
Dal nostro osservatorio emerge inoltre un ulteriore elemento spesso sottovalutato, ossia che il rischio maggiore non è necessariamente la sanzione economica, ma la necessità di intervenire in emergenza quando una criticità viene rilevata tardivamente. Adeguare un servizio digitale sotto pressione significa riallocare le risorse, modificare le priorità progettuali e intervenire su sistemi già in produzione, con costi e complessità significativamente superiori rispetto a quelli di un approccio preventivo.
Per questo motivo il primo anno di applicazione dell’EAA offre una lezione importante alle imprese: la conformità non può essere considerata un traguardo statico. Siti web, applicazioni e servizi digitali evolvono continuamente e ogni aggiornamento può introdurre nuove barriere per gli utenti. L’accessibilità deve trasformarsi in un processo continuo, integrato nei flussi di sviluppo, monitoraggio e governance digitale.
Le organizzazioni più mature stanno già adottando questo approccio, inserendo controlli di accessibilità nei processi di progettazione, sviluppo software, qualità e pubblicazione dei contenuti. In questo modo la conformità non viene più gestita come un progetto straordinario, ma come una componente strutturale della qualità digitale.
Ma l’accessibilità non è soltanto una questione di compliance: è uno dei pilastri della trasformazione digitale e una leva strategica per l’innovazione sostenibile. Mettere l’accessibilità al centro significa progettare esperienze digitali migliori per tutti, non solo per le persone con disabilità. Interfacce più intuitive, contenuti più chiari e percorsi di navigazione più semplici migliorano infatti la qualità complessiva dei servizi, favoriscono una maggiore partecipazione e rafforzano il rapporto di fiducia tra organizzazioni e utenti. In questo senso, l’inclusione non rappresenta soltanto un valore sociale, ma anche un fattore concreto di crescita e sviluppo per imprese e società.
Alla vigilia dell’anniversario dell’entrata in vigore dell’European Accessibility Act, il mercato si trova davanti a un passaggio decisivo. Le regole sono ormai definite, gli strumenti di verifica sono disponibili e le attività di vigilanza stanno diventando sempre più strutturate. Le organizzazioni che sapranno cogliere questa opportunità non si limiteranno a ridurre il rischio di contestazioni o sanzioni, ma potranno realizzare servizi digitali più efficaci, ampliare la propria base di utenti e rafforzare la propria competitività.
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