Il furto d’auto qui lascia una scia fisica dopo l’estrazione dei pezzi utili: scocche bruciate e costo ambientale scaricato su campagne, corsi d’acqua e proprietari dei fondi. Il caso del 15 giugno si aggancia a un fenomeno già documentato nella Capitanata e apre un capitolo più urgente per la concentrazione dei relitti nel Carapelle.
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Dove sono stati trovati i relitti
La mappa verificata colloca i ritrovamenti lungo quattro aree della provincia di Foggia: strada Pedegarganica, provinciale per Mezzanone, area dell’ex pista di Mezzanone e torrente Carapelle sul lato che interessa Manfredonia. Questo perimetro indica una fascia di scarico lungo viabilità secondaria e accessi agricoli, con luoghi dove una scocca carbonizzata rimane meno visibile rispetto a un centro abitato.
Il numero più prudente resta circa quindici autovetture nell’ultima settimana. Le fonti territoriali più vicine, fra cui Stato Quotidiano e L’Edicola, convergono sullo stesso ordine di grandezza e sugli stessi luoghi principali. Il dato fotografa il materiale emerso durante i controlli Civilis e non equivale a un censimento definitivo dei relitti presenti nell’intera area.
Il Carapelle è il nodo ambientale
Nel torrente Carapelle risultano circa dodici carcasse. La permanenza segnalata da Marasco, vicina ai due mesi, aumenta la gravità materiale del caso. Una scocca incendiata esposta a pioggia, fango e ristagni mette residui di combustione a contatto con l’alveo del corso d’acqua.
Il rischio sulle falde richiede cautela: non c’è una caratterizzazione ambientale pubblica che quantifichi una contaminazione già avvenuta. C’è però un pericolo plausibile legato a rottami bruciati, fluidi residui, plastiche fuse, pneumatici e parti elettroniche. Antenna Sud conferma il richiamo ai terreni agricoli e alla presenza nel corso d’acqua, elemento che rende urgente una rimozione tracciata.
Campi coltivati e rischio agricolo
Le carcasse sono state segnalate anche in campi coltivati a grano e ortaggi, superfici produttive in cui il contatto con residui di combustione ha un impatto diverso rispetto a un relitto fermo su asfalto. In un terreno lavorato, cenere contaminata e materiali fusi possono essere rimescolati dalle lavorazioni o trascinati dalla pioggia verso punti più bassi.
La Capitanata ha un’economia agricola estesa e capillare. Lo scarico delle carcasse nei campi genera un costo pubblico di rimozione e scarica sul proprietario del fondo la gestione di un’area degradata. Il relitto ostacola il lavoro agricolo e introduce un rischio incendio in una stagione già sensibile per stoppie e colture secche.
Un riscontro puntuale riguarda la SP 78 prima di Borgo Mezzanone: IlSipontino ha pubblicato documentazione Civilis su due carcasse incendiate, una davanti a un rudere e una in mezzo all’erba secca a poca distanza dai campi. Il dettaglio rientra nello stesso conteggio generale e mostra come l’abbandono si avvicini ai fondi produttivi.
La filiera dei ricambi dietro le scocche
Il termine cannibalizzazione descrive la sottrazione sistematica di parti recuperabili. La scocca abbandonata racconta quindi il momento in cui il veicolo ha già perso valore commerciale per chi lo ha rubato. Restano telaio e lamiere deformate, con porzioni meno utili alla vendita clandestina. Il rogo rende più complessa l’identificazione immediata ma non cancella sempre numeri punzonati o altri marcatori.
L’Immediato colloca l’attuale segnalazione dentro una sequenza territoriale che corre tra Pedegarganica e Mezzanone, fino al Carapelle. Questa continuità rafforza l’ipotesi di una filiera con due obiettivi: monetizzare le parti e liberarsi rapidamente del guscio residuo. La scocca bruciata diventa il rifiuto finale del furto, lasciato dove la rimozione costa tempo e denaro alle comunità locali.
Il precedente del 17 maggio dentro Sbircia la Notizia
Il 17 maggio 2026 Sbircia la Notizia aveva pubblicato l’approfondimento interno Carapelle-Orta Nova, carcasse d’auto rubate nei campi. Quel caso riguardava decine di relitti nelle campagne tra Carapelle e Orta Nova e circa trenta mandorli danneggiati dalle fiamme. La notizia del 15 giugno aggiunge un perimetro diverso: più aree citate nella provincia e un allarme concentrato sul torrente Carapelle.
La differenza giornalistica è concreta. A maggio il danno agricolo aveva un indicatore diretto, gli alberi colpiti. Ora il centro materiale è il corso d’acqua con carcasse segnalate da settimane. Il passaggio dal campo al torrente amplia la priorità della bonifica, perché il relitto entra in un ambiente dinamico dove acqua e sedimenti possono trasportare residui più lontano dal punto di abbandono.
Norme ambientali da applicare ai relitti
Il quadro giuridico separa il veicolo rubato dal suo destino come rifiuto. Il testo vigente consultato su Normattiva conferma che il D.Lgs. 209/2003 disciplina i veicoli fuori uso con obiettivo di ridurre l’impatto sull’ambiente e di favorire reimpiego e recupero. La Legge 26 gennaio 2026 n. 14 ha aggiornato aspetti legati alla cancellazione dai pubblici registri dei veicoli fuori uso sottoposti a fermo amministrativo, un tema distinto dal caso foggiano ma utile a ricordare quanto la tracciabilità amministrativa del mezzo resti centrale.
Il D.Lgs. 152/2006 vieta l’abbandono e il deposito incontrollato di rifiuti su suolo e nel suolo, oltre all’immissione nelle acque superficiali o sotterranee. La Gazzetta Ufficiale riporta anche le sanzioni per gestione non autorizzata dei rifiuti e ISPRA indica, nel Rapporto Rifiuti Speciali 2025, che per i veicoli fuori uso il reimpiego e riciclaggio in Italia raggiungono l’85,8%. Nel Carapelle il percorso regolare viene sostituito da smontaggio illecito e combustione.
Dal recupero dei relitti alla bonifica
La rimozione deve preservare due esigenze. La prima è ambientale: impedire che il rottame continui a interagire con acqua e terreno, oltre alla vegetazione dell’alveo. La seconda è investigativa: mantenere leggibili telaio e segni residui per collegare la carcassa a una denuncia di furto. Spostare una scocca senza documentazione fotografica o senza tracciamento del conferimento rischia di cancellare informazioni utili.
Inside Capitanata e RaiNews hanno documentato, in precedenti episodi sul Carapelle, rimozioni consistenti e ritrovamenti ripetuti nel medesimo alveo. Il precedente dimostra che l’area non reagisce con una sola pulizia. Serve sorveglianza stabile e rimozione con conferimento autorizzato, altrimenti il torrente torna a essere il punto in cui la filiera abbandona ciò che non monetizza.
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Junior Cristarella
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