La Procura indaga, le cartelle cliniche sono state acquisite e sarà l’autopsia a ricostruire cosa sia accaduto ad Anna Rosa Bartolotta, la bambina di quattro anni morta a Palermo dopo un quadro clinico compatibile con la difterite. Intanto l’Asp cerca il possibile “paziente zero”, i familiari sono stati sottoposti a profilassi e nei centri vaccinali palermitani sono aumentate le richieste.
Ma sulla vicenda si apre anche un altro fronte. La madre della bambina accusa i medici di avere sottovalutato le condizioni della figlia e contesta la ricostruzione secondo cui sarebbero stati i genitori a confondere inizialmente i sintomi della difterite con quelli di una tonsillite.
Una tragedia che, a distanza di poche ore, è diventata contemporaneamente un caso giudiziario, sanitario ed epidemiologico.
L’inchiesta: sequestrate le cartelle cliniche, ci sarà l’autopsia
Anna Rosa è morta nella notte tra mercoledì e giovedì nel polo pediatrico dell’Arnas Civico-Di Cristina di Palermo, dopo un rapido peggioramento delle sue condizioni.
La bambina non era vaccinata contro la difterite.
La Procura di Palermo ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia. Gli investigatori hanno acquisito la documentazione sanitaria relativa ai passaggi della piccola nelle strutture ospedaliere.
L’obiettivo è ricostruire con precisione l’intero percorso: quando sono comparsi i primi sintomi, quante volte la bambina sia stata visitata, quali diagnosi siano state formulate, quali terapie prescritte e soprattutto se, davanti al quadro clinico, la difterite potesse essere individuata prima.
La causa della morte viene indicata dai sanitari come fortemente compatibile con le complicanze della difterite, ma saranno gli accertamenti diagnostici e medico-legali a fornire la conferma definitiva.
La madre: “Hanno sottovalutato mia figlia”
A rendere ancora più delicato il caso sono le parole della madre, affidate ai social.
La donna parla apertamente di “medici incompetenti” e sostiene che le condizioni della figlia sarebbero state sottovalutate nonostante diversi accessi al pronto soccorso.
Contesta inoltre una delle prime ricostruzioni circolate dopo la morte della bambina: quella secondo cui sarebbero stati i genitori a scambiare i sintomi della difterite per una comune tonsillite.
La madre sostiene che saranno le carte a chiarire ciò che è successo e chiede rispetto per il lutto della famiglia.
Sono accuse, naturalmente, che dovranno essere verificate nell’inchiesta. Al momento non sono state accertate responsabilità a carico dei sanitari.
Ed è proprio su questo punto che l’autopsia e l’esame delle cartelle cliniche diventano decisivi.
Il ricovero e il peggioramento improvviso
Secondo quanto ricostruito finora, la bambina aveva manifestato febbre, malessere e problemi alla gola.
Il quadro è poi precipitato.
Quando le condizioni sono diventate gravissime, Anna Rosa è stata intubata e trasferita in terapia intensiva. I medici hanno tentato anche procedure estreme per contrastare gli effetti della tossina prodotta dal batterio, tra cui la circolazione extracorporea e l’emodialisi.
Il direttore sanitario dell’Arnas Civico, Domenico Cipolla, ha spiegato che la bambina è andata incontro rapidamente a uno scompenso multiorgano e che il personale ha tentato ogni possibilità terapeutica.
La difterite può infatti produrre una tossina che, una volta entrata in circolo, è in grado di colpire anche cuore, reni e sistema nervoso. È una malattia diventata rarissima in Italia grazie alla vaccinazione, ma potenzialmente letale.
Il cuginetto è ricoverato, ma sta bene
Nella stessa famiglia c’è un altro bambino sotto osservazione.
È un cuginetto di quattro anni, ricoverato con febbre, mal di gola e placche. Le sue condizioni sono stabili e non destano particolare preoccupazione.
C’è però una differenza fondamentale: il bambino è vaccinato.
I sanitari sottolineano che, proprio per questo, anche nell’eventualità di un’infezione il rischio di sviluppare una forma grave della malattia è molto più basso.
La caccia al “paziente zero”
Parallelamente all’indagine giudiziaria è scattata quella epidemiologica.
L’Asp di Palermo sta cercando di ricostruire la catena dei contatti della bambina per capire da chi possa essere arrivato il contagio.
È la cosiddetta ricerca del “paziente zero”, espressione forse impropria ma efficace per descrivere il tentativo di individuare l’origine dell’infezione.
Il batterio potrebbe essere stato trasmesso anche da una persona con sintomi molto lievi o da un portatore che non sapeva di essere infetto.
Per questo vengono ricostruiti i contatti familiari e sociali della piccola e sono previsti tamponi e controlli.
Il professor Antonio Cascio, direttore dell’Unità di Malattie infettive del Policlinico di Palermo, invita a evitare allarmismi ma sottolinea la necessità di rintracciare rapidamente chi sia entrato in contatto con Anna Rosa e non risulti adeguatamente vaccinato.
Profilassi per la famiglia
I familiari più stretti della bambina sono stati sottoposti a profilassi antibiotica.
È una delle procedure previste in presenza di un caso sospetto di difterite: si cerca contemporaneamente di individuare eventuali altri contagi e di impedire che il batterio continui a circolare.
L’indagine dell’Asp riguarderà quindi non soltanto i parenti, ma anche le persone che potrebbero essere entrate in contatto stretto con la piccola nei giorni precedenti al ricovero.
Per ora non ci sono elementi che facciano pensare a una diffusione estesa della malattia.
Cascio parla piuttosto della necessità di scongiurare un possibile focolaio circoscritto, evitando di utilizzare con leggerezza la parola “epidemia”.
Dopo la morte, corsa ai vaccini
Poi c’è il “day after”.
La morte di Anna Rosa ha prodotto ciò che anni di campagne di prevenzione spesso non riescono a ottenere: molte famiglie sono corse nei centri vaccinali.
A Palermo l’incremento delle richieste per l’esavalente — che protegge anche dalla difterite — è stato stimato in alcuni centri oltre il 10%. In qualche struttura le scorte sono state temporaneamente esaurite, per essere poi ripristinate.
Un fenomeno che fotografa bene il paradosso di queste ore.
Una malattia che sembrava appartenere al passato torna improvvisamente nelle cronache e, nel giro di ventiquattro ore, centinaia di famiglie si chiedono se i propri figli abbiano fatto tutti i richiami.
Una tragedia, due domande diverse
Sul caso di Anna Rosa bisogna però evitare una scorciatoia.
Ci sono due questioni distinte, ed entrambe devono essere affrontate.
La prima riguarda la vaccinazione. La bambina non era vaccinata contro una malattia per la quale in Italia la vaccinazione è prevista fin dai primi mesi di vita. Ed è un dato che non può essere cancellato.
La seconda riguarda invece il percorso sanitario: la malattia poteva essere diagnosticata prima? I sintomi sono stati valutati correttamente? Ci sono stati ritardi?
È questo che dovrà stabilire l’inchiesta, non i social.
Ed è anche per questo che le accuse della madre ai medici vanno raccontate, ma non trasformate in una sentenza anticipata.
Pochi giorni fa Tp24 aveva raccontato i numeri delle coperture vaccinali pediatriche in Sicilia, tra le più basse d’Italia. Adesso quei numeri hanno lasciato le tabelle del Ministero e sono entrati brutalmente nella cronaca.
A Palermo si cerca di capire come sia morta Anna Rosa, se qualcuno avrebbe potuto salvarla prima e, soprattutto, come impedire che ci sia un altro caso.
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