Stellantis scommette sull’Italia, ma Cassino resta col fiato sospeso

Cinque miliardi sul tavolo e una domanda ancora senza risposta. Stellantis rilancia l’Italia, promette 5 miliardi in investimenti, innovazione e nessuna chiusura di stabilimenti. La domanda è sempre la stessa e riguarda Cassino Plant: quale sarà il suo futuro? Mentre Pomigliano, Mirafiori e Atessa vedono delinearsi una missione produttiva più chiara, ai piedi dell’Abbazia il tempo continua a scorrere tra cassa integrazione e attese. Perché a Cassino il problema non è sopravvivere: è sapere se si produrrà domani e cosa ma soprattutto con quante persone. E nel mondo dell’auto, l’incertezza pesa quasi quanto una crisi.

Parola di Cappellano

Emanuele Cappellano – Responsabile Stellantis Europa

Si parte da una certezza: Stellantis investirà 5 miliardi di euro in Italia entro il 2030 per l’innovazione. Lo ha annunciato Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, nell’incontro con i sindacati a Roma. Per chi ha assistito alla convention da Detroit con gli investitori non è una novità. Ma questa volta il braccio europeo del Ceo Antonio Filosa porta qualche dettaglio in più. (Leggi qui: Stellantis, ecco il piano. Cassino non c’è. Ma sarà «without shoutdown». E qui l’annuncio della stessa sera su Cassino: Stellantis, colpo di scena a Detroit. Filosa: Cassino ha un futuro. A dicembre il piano Maserati. E qui i dettagli: Giulia e Stelvio fino al 2027, Maserati raddoppia: il futuro di Stellantis Cassino).

Cappellano ha spiegato che le risorse saranno utilizzate per le tecnologie legate alle nuove piattaforme, per l’intelligenza artificiale e per le motorizzazioni. «Ogni sito – ha detto Cappellano – avrà un ruolo preciso nella nostra visione industriale: dall’elettrico accessibile a Pomigliano, ai veicoli commerciali ad Atessa, all’innovazione industriale di Mirafiori, fino allo sviluppo del premium e del lusso tra Modena, Melfi e Cassino».

Emanuele Orsini

Il vento sta soffiando nelle vele dell’Automotive europeo, fa capire il manager. La direzione è cambiata da quando c’è stata la svolta in Europa e l’elettrico non è più un dogma al quale inginocchiarsi domani. Non è un caso che nelle stesse ore il presidente di Confindustria Emanuele Orsini abbia detto da Varese che sull’auto europea «abbiamo sbagliato» ma «è il nostro ruolo dirlo». Orsini, ricordando di aver apprezzato la recente lettera di Stellantis, Volkswagen e Renault alla Ue, ha sottolineato «abbiamo regalato quote di mercato ai cinesi e ora stiamo tornando indietro».

Segnali incoraggianti

Per il manager «I segnali sono già incoraggianti: domanda in crescita, aumento della quota di mercato, produzione in aumento e riduzione degli ammortizzatori sociali in diversi stabilimenti. Prevediamo nuovi modelli, investimenti per l’innovazione, il coinvolgimento di tutti i brand italiani e, elemento fondamentale, nessuna chiusura di stabilimenti” ha sottolineato Cappellano.

L’intervento di Cappellano a Detroit

Assicura che il piano strategico quinquennale FaSTLAne 2030 nasce con un obiettivo molto chiaro: guidare Stellantis verso una crescita sostenibile e redditizia. Ma quanto? «Parliamo di oltre 60 miliardi di euro di investimenti a livello globale: circa il 60% destinato a brand e prodotti, e il restante 40% a piattaforme globali e nuove tecnologie. Investimenti che ci permetteranno di semplificare le architetture, aumentare la scalabilità e offrire ai clienti, in ogni regione, soluzioni di mobilità sempre più mirate» ha ricordato Cappellano. Ad essere onesti: è la conferma degli impegni assunti davanti agli investitori nel corso della conferenza americana del mese scorso.

La diffidenza è normale per chi ha creduto fino alla fine al Piano Italia di Carlos Tavares. «Il nuovo piano strategico – ha spiegato Cappellano – rappresenta un’evoluzione naturale e ancora più ambiziosa del percorso già intrapreso con il Piano Italia, confermando e rafforzando tutti gli impegni che abbiamo assunto. Dimostra con concretezza come Stellantis coniuga radici locali e dimensioni globali. Gli impegni del Piano Italia sono stati mantenuti e, in molti casi superati con il nuovo piano strategico».

Cosa si prevede per Cassino

(Foto © IchnusaPapers)

Il responsabile di Stellantis in Europa mette in chiaro che sarà l’Italia a guidare l’offensiva europea sulle nuove E-Car, a partire da Pomigliano. Ci saranno investimenti ad Atessa per nuova generazione Lcvs: in pratica i Light Commercial Vehicle o se preferite Veicoli Commerciali Leggeri. Più semplice ancora: i veicoli utilizzati per il trasporto di merci e attrezzature con una massa complessiva a pieno carico non superiore alle 3,5 tonnellate.

A Melfi nascerà la nuova Alfa Romeo di segmento C. Entro la fine dell’anno ci sarà il rilancio di Maserati: arriverà la nuova Grecale a Cassino. E la componentistica? Investimenti ed acquisti provverranno in larga parte dalla filiera italiana in continuità. «Il Piano Italia sarà più forte con FaSTLAne 2030 e con una visione chiara: il nostro Paese sarà l’hub produttivo delle auto piccole a Mirafiori e Pomigliano, delle vetture di fascia medio-alta e lusso a Melfi, Cassino e Modena, dei veicoli commerciali ad Atessa».

Le reazioni

Samuele Lodi (Fiom Cgil)

Le reazioni dei sindacati sono differenti: si va dal moderato ottimismo alla prudenza alla vera e propria diffidenza. Come quella di Fiom Cgil: «L’incontro è stato deludente e quindi estremamente preoccupante per le sorti delle lavoratrici e dei lavoratori. Non sono state annunciate novità rispetto al piano presentato il 22 maggio, a partire dallo stabilimento di Cassino per il quale bisognerà attendere indicativamente la fine dell’anno in un incrocio tra l’annuncio su Cassino e l’annuncio anche sul marchio Maserati» ha detto Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil.

È prudente la Uilm-Uil: «Quello che vogliamo sono certezze sui nuovi modelli e la capacità di saturare tutti gli stabilimenti produttivi e la tutela piena dell’occupazione» dice Davide Sperti, segretario generale della Uilm. Per il quale «Tecnicamente, tutti gli stabilimenti iniziano a intravedere una discontinuità importante dopo anni di incertezza. Gli stabilimenti su cui siamo più preoccupati sono soprattutto Termoli e Cassino, che è ferma e ha lavorato meno di un mese da gennaio».

Ferdinando Uliano (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Ferdinando Uliano, Segretario generale nazionale di Fim Cisl è moderatamente ottimista per natura. Per lui il piano illustrato da Stellantis ai sindacati «rappresenta certamente un passo in avanti ma restano ancora aperte questioni fondamentali per garantire la sicurezza occupazionale. E soprattutto le prospettive dello stabilimento di Cassino, strettamente legate alla definizione dei piani industriali di Maserati e Alfa Romeo. Ci aspettavamo risposte più concrete“.

È Cassino insieme a Termoli il nervo scoperto. «Le nostre maggiori preoccupazioni – ha continuato Iuliano – e il giudizio più critico continuano a riguardare Cassino e Termoli. Per lo stabilimento ciociaro, ad oggi, l’unica novità è rappresentata dall’assegnazione della nuova Grecale entro il 2027. Un elemento certamente importante ma non sufficiente né per garantire le prospettive di lungo periodo né per affrontare le criticità del breve termine oggi veramente drammatiche».

Semaforo verde

Sara Rinaudo (Fismic)

Giudizio positivo invece da Sara Rinaudo, segretaria generale della Fismic Confsal. Per la quale «Il cambio di strategia di Stellantis, rispetto alla precedente guida, è “assolutamente positivo”, così come l’annuncio “che la riduzione di capacità produttiva delle 800mila vetture non riguarda l’Italia e non si prevede la chiusura di stabilimenti».

Anche per Fismic «rimane però preoccupante ancora la situazione di Cassino sulla quale ci aspettiamo entro dicembre una missione produttiva chiara per mantenere l’occupazione, gli sviluppi e i volumi».


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