Più di un lavoratore agricolo su 5 è straniero. E tra il 2024 e il 2025 la percentuale di coloro che arrivano da paesi extraeuropei è salita del 13%. In tutto, nel 2025, erano 16.802 i lavoratori agricoli extracomunitari nel nostro Paese

I recenti dati diffusi dal ministero del Lavoro (XVI Rapporto annuale “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia”, luglio 2026) fotografano la crescita di questa popolazione, particolarmente esposta al rischio di sfruttamento e a condizioni di vita non dignitose. 

Ai lavoratori agricoli stagionali italiani e stranieri si rivolge l’articolo 8 del cosiddetto “decreto PA” (Decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144), che dispone “Interventi  volti  al  superamento  degli  insediamenti  abusivi  per   combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura”.

Cosa prevede il decreto

In particolare, l’articolo 8 proroga al 31 dicembre 2023 l’incarico del Commissario straordinario, rafforzandone le funzioni. Avrà infatti anche il compito di predisporre un piano straordinario pluriennale per rendere disponibili alloggi dignitosi ai lavoratori stagionali in agricoltura.

Una premessa, prima di vedere più nel dettaglio gli interventi previsti: destinatari delle soluzioni alloggiative sono i lavoratori agricoli stagionali che siano cittadini italiani, cittadini di un altro Stato Ue, oppure cittadini di Paesi terzi, purché «titolari di un permesso di soggiorno che consenta di svolgere attività lavorativa»

Tra le misure suggerite per raggiungere gli obiettivi del piano, ci sono il recupero dei progetti rimasti esclusi dai finanziamenti Pnrr destinati al superamento degli insediamenti abusivi; incentivi agli investimenti delle aziende agricole per realizzare soluzioni abitative dignitose; il rafforzamento del Sistema informativo per la lotta al caporalato; e l’utilizzo a fini abitativi del patrimonio immobiliare costituito da beni confiscati alla criminalità organizzata e beni demaniali.

Borgo Mezzanone (foto No Cap)

Per quanto riguarda le risorse, il decreto mette a disposizione del Commissario fino a 60 milioni di euro del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027, per finanziare gli interventi contro gli insediamenti abusivi e lo sfruttamento dei lavoratori agricoli.

Per combattere caporalato e sfruttamento, insomma, si inizia – ma è solo un inizio, come si vedrà di seguito – dalla garanzia di un alloggio dignitoso.

Il nodo delle risorse: 170 milioni del Pnrr “buttati”

«Apprezziamo l’impegno complessivo del Governo su questo fronte, ma è necessario mantenere alta l’attenzione sull’attuazione concreta delle misure, evitando che si ripetano ritardi e criticità già registrati con gli interventi Pnrr destinati agli alloggi dei braccianti»,  commenta Paolo Ragusa, presidente nazionale di Als Mcl (Associazione lavoratori stranieri del Movimento cristiano lavoratori).

I ritardi e le criticità sono quelle che ha recentemente tradotto in numeri anche Openpolis: ben 13 comuni hanno rinunciato ai finanziamenti del Pnrr mentre altri 6 non sono riusciti a rispettare le condizioni imposte. Anche per questo motivo, la dotazione finanziaria della misura (200 milioni) è stata ridotta a circa 30 milioni di euro, ripartiti su 13 progetti.

Als Mcl aveva già lanciato l’allarme nell’agosto 2024, con un appello del presidente Ragusa all’allora Commissario straordinario Maurizio Falco, esprimendo forte preoccupazione per il rischio di perdere le risorse destinate al superamento degli insediamenti abusivi e chiedendo la massima celerità nel finanziamento degli interventi.

Sul nodo critico delle risorse del Pnrr interviene anche Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil: «Registriamo positivamente lo stanziamento previsto dal decreto, ma non possiamo dimenticare che abbiamo perso quasi 200 milioni di euro di finanziamenti europei. Ora, la priorità assoluta è che queste risorse vengano utilizzate in maniera rapida ed efficiente per dare risposte reali».

Infine, il monito rispetto all’attuazione del piano: «Occorre creare insediamenti abitativi rispettosi della dignità delle persone che lavorano. Non si devono riprodurre “ghetti”, seppur in muratura e in alloggi dignitosi, lontano dai centri abitati e senza collegamenti pubblici. Se si prevede la possibilità di ristrutturare abitazioni rurali, si dovrà anche tener conto dei luoghi per la socialità», precisa Mininni.

E conclude: «Serve quel piano di accoglienza previsto dalla legge 199 di 10 anni fa che, purtroppo, continua a rimanere disatteso. Solo così si esce dalla logica dell’emergenza e così si aiutano le persone ad uscire dal ricatto dei ghetti e dello sfruttamento».

Non si devono riprodurre “ghetti”, seppur in muratura e in alloggi dignitosi, lontano dai centri abitati e senza collegamenti pubblici. Se si prevede la possibilità di ristrutturare abitazioni rurali, si dovrà anche tener conto dei luoghi per la socialità

Giovanni Mininni, Flai Cgil

Il piano straordinario abitativo sarà presentato al Tavolo per il contrasto al caporalato, di cui l’organizzazione chiede la tempestiva attivazione. «Vigileremo sulla rapida attuazione del decreto, che richiama anche la “messa a terra” della banca dati sugli appalti in agricoltura e denunceremo, come abbiamo sempre fatto, ogni ulteriore tentativo di ritardo o cambiamento di rotta».

«Sbloccare il Fondo e convocare il tavolo»

Oltre al nodo critico delle risorse, Als Mcl ricorda che «resta aperta la questione dell’istituzione del “Fondo per il contrasto dei fenomeni di reclutamento illegale della manodopera straniera”, ancora in attesa del decreto attuativo. Una criticità che Als Mlc già nel maggio 2025 aveva segnalato al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Resta aperta la questione dell’istituzione del “Fondo per il contrasto dei fenomeni di reclutamento illegale della manodopera straniera”, ancora in attesa del decreto attuativo

Paolo Ragusa, presidente Als

«Sul caporalato e sullo sfruttamento dei lavoratori stranieri non basta indignarsi: bisogna agire con concretezza», è l’appello del presidente Ragusa, che chiede, anche a nome della sua associazione, «il rilancio del ruolo del Tavolo Caporalato, che riteniamo debba essere al più presto riconvocato», conclude.

Ripopolare le aree interne e garantire i trasporti

C’è poi un’altra stategia cruciale per contrastare gli insediamenti abusivi e i ghetti: il ripopolamento delle aree interne: un «Piano nazionale per il ripopolamento delle aree interne, che coinvolga governo, regioni e comuni e metta insieme politiche migratorie, abitative, del lavoro e dei trasporti». La proposta arriva da Yvan Sagnet, fondatore e presidente dell’associazione No Cap

Yvan Signet

«In un’Italia che perde popolazione e in cui molti piccoli comuni rischiano di svuotarsi, l’immigrazione può contribuire a far rivivere territori, economie e comunità. Ma servono politiche di integrazione vere, non concentrazioni di persone ai margini delle città».

Per superare la logica del ghetto, allora, la proposta è anche quella di «recuperare e ristrutturare il patrimonio abitativo abbandonato nei borghi e nei piccoli comuni, destinandolo all’accoglienza diffusa di piccoli nuclei di persone e famiglie, favorendo l’inserimento nella comunità».

In un’Italia che perde popolazione e in cui molti piccoli comuni rischiano di svuotarsi, l’immigrazione può contribuire a far rivivere territori, economie e comunità. Ma servono politiche di integrazione vere, non concentrazioni di persone ai margini delle città

Yvan Signet, presidente di No Cap

L’alloggio però, per quanto fondamentale, non basta a garantire integrazione: «Chi vive nelle aree interne deve poter raggiungere il luogo di lavoro, la scuola, un ospedale o un ufficio pubblico senza dipendere da trasporti informali o, peggio, dai caporali», spiega Sagnet. «Servono quindi collegamenti pubblici, navette territoriali e servizi di trasporto dedicati dove il trasporto pubblico non arriva».

E le buone prassi esistono: «Penso al comune di San Severo, che ha emesso un bando per la ristrutturazione di case che possano essere messe a disposizione dei migranti lavoratori. Ora occorre passare dai singoli progetti a una politica strutturale nazionale. Case vuote, borghi che si spopolano, imprese che cercano lavoratori e persone che cercano un luogo in cui costruire il proprio futuro: mettere insieme questi bisogni significa fare integrazione e, allo stesso tempo, politica di sviluppo del territorio», conclude Signet. 

Tutte le foto sono fornite da No Cap

L’articolo Braccianti, verso un piano straordinario per gli alloggi. Ma circa 170mila euro sono andati persi. E la casa non basta proviene da Vita.it.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Chiara Ludovisi

Source link

Di