Molise, danni da maltempo oltre 40 milioni: fondi a metà


La cifra che oggi pesa sugli atti molisani non fotografa più soltanto il danno visibile dopo frane, allagamenti e interruzioni. I 40 milioni indicano il volume delle richieste raccolte nella prima fase, quella che serve a costruire il Piano degli interventi urgenti e a stabilire quali opere abbiano priorità nell’uso delle risorse già stanziate.

Nota per il lettore: gli importi citati riguardano procedure diverse. I 40 milioni si riferiscono alla prima ricognizione legata all’emergenza; i 30 milioni agricoli viaggiano su un canale distinto; il ripristino del Viadotto Trigno ha una voce separata nell’ordinanza nazionale.

Sommario dei contenuti

Fabbisogno oltre 40 milioni, dotazione immediata a 20

Il rapporto tra fabbisogno e fondi disponibili è il nodo amministrativo della giornata. Le segnalazioni istruite attraverso la piattaforma regionale superano i 40 milioni di euro, mentre la dotazione immediata indicata per la prima fase è pari a 20 milioni. In termini concreti, le richieste già emerse assorbono più del doppio delle risorse oggi pronte per gli interventi urgenti.

Questo scarto non equivale a un diritto automatico al finanziamento. Nel sistema di protezione civile la ricognizione serve a ordinare i bisogni, legare ogni richiesta agli eventi calamitosi e costruire un piano da sottoporre al Dipartimento nazionale. La cifra segnala quindi la pressione sui conti dell’emergenza prima ancora dell’apertura della verifica più ampia su infrastrutture pubbliche e privati.

Il perimetro nasce dagli eventi dal 28 marzo

La cornice giuridica parte dagli eventi meteorologici che hanno colpito, dal 28 marzo 2026, Abruzzo, Basilicata, Molise e Puglia. La delibera del Consiglio dei ministri del 9 aprile 2026 ha dichiarato lo stato di emergenza per dodici mesi. L’ordinanza nazionale n. 1189 del 4 maggio 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’11 maggio, ha poi regolato i primi interventi urgenti.

Il Dipartimento della Protezione Civile ha previsto che i presidenti delle Regioni interessate operino come commissari delegati. Nel caso molisano, Roberti agisce con quella funzione: raccoglie i fabbisogni, organizza il Piano degli interventi e dialoga con Roma per l’approvazione degli stralci finanziabili. Il meccanismo è straordinario ma richiede comunque rendiconti e nesso causale con l’evento.

La Fase A ha chiesto ai Comuni gli interventi urgenti

La prima fase ha riguardato gli enti pubblici chiamati a indicare gli interventi di protezione civile già necessari per assistenza alla popolazione, messa in sicurezza e ripristino dei servizi. Il Portale Emergenza 2026 della Regione Molise ha fissato la trasmissione delle schede sulla piattaforma dedicata entro il 5 giugno 2026, collegando la procedura all’OCDPC n. 1189 e all’ordinanza commissariale n. 1 del 19 maggio.

Il valore aggiunto della piattaforma è nella tracciabilità: ogni intervento deve essere distinto, localizzato e accompagnato da una stima. L’ordinanza nazionale chiede località, coordinate WGS84, descrizione dell’intervento, durata prevista e costo stimato. Questa griglia impedisce di sommare richieste generiche e rende più facile separare urgenza reale, manutenzione preesistente e danno prodotto dall’evento.

Il Piano degli interventi arriva al confronto finale con Roma

Roberti ha indicato come in chiusura le interlocuzioni con il Dipartimento nazionale. Il Piano degli interventi deve essere trasmesso al Capo del Dipartimento per l’approvazione, perché la gestione commissariale non coincide con spesa libera: ogni misura entra in un tracciato che prevede rendicontazione e approvazione degli stralci.

Il dato più rilevante è il momento in cui arriva questa stima. Il censimento iniziale è terminato da pochi giorni e mostra già una richiesta superiore alla dotazione immediata. La priorità tecnica diventa quindi selezionare gli interventi che eliminano rischi residui per cittadini e territori, senza confondere il ripristino urgente con gli interventi più estesi.

La Fase B allarga la verifica a infrastrutture e privati

La Fase B, prevista dall’ordinanza nazionale e richiamata dalla Regione, riguarda un perimetro più largo: danni alle infrastrutture pubbliche e richieste dei privati. Per i cittadini, la piattaforma regionale prevede istanze legate ad abitazioni principali, pertinenze e beni mobili. Per le attività economiche, il portale distingue immobili, impianti, macchinari, attrezzature e scorte.

Al momento della pubblicazione, le pagine regionali dedicate a infrastrutture, privati e imprese indicavano che la compilazione dei moduli non era ancora attiva e che l’avvio sarebbe stato affidato a una comunicazione ufficiale. Questo dettaglio conta per evitare un equivoco: la cifra oltre 40 milioni non contiene ancora l’intero peso della Fase B.

Contributi, massimali e limiti automatici

L’ordinanza nazionale distingue la ricognizione dal riconoscimento del contributo. Per le prime misure di immediato sostegno, il tetto previsto per i nuclei familiari con abitazione principale compromessa è di 5.000 euro. Per l’immediata ripresa delle attività economiche e produttive il limite assegnabile alla singola attività è di 20.000 euro, sulla base di una relazione tecnica sulle spese necessarie.

Un altro vincolo riguarda le polizze assicurative: i contributi sono riconosciuti solo per la parte non coperta da eventuali risarcimenti. Questo significa che la domanda non produce da sola l’erogazione. Prima servono istruttoria, priorità fissate dal commissario e presa d’atto del Dipartimento della Protezione Civile sugli elenchi dei beneficiari.

Agricoltura, capitolo distinto da 30 milioni

Il comparto agricolo segue un binario diverso. Roberti ha indicato una ricognizione già accertata con delibera di Giunta regionale per 30 milioni di euro, con le attività affidate all’assessorato regionale all’Agricoltura per l’ottenimento del decreto ministeriale. La separazione non è formale: cambia l’amministrazione competente e cambia anche la disciplina di riferimento.

Le pagine regionali dedicate alle imprese precisano infatti che il comparto agricolo è escluso dalle procedure ordinarie rivolte alle attività economiche e produttive, perché per quel settore si applicano le specifiche procedure del D.Lgs. 29 marzo 2004, n. 102. Il dato dei 30 milioni non va quindi sommato senza cautela ai 40 milioni della prima ricognizione emergenziale.

Viadotto Trigno, voce separata sulla SS16

Il capitolo del Viadotto Trigno merita una distinzione ulteriore. L’articolo 18 dell’OCDPC n. 1189 consente al commissario delegato per il Molise di avvalersi di ANAS come soggetto attuatore per il ripristino del viadotto al km 526+200 della SS16, nel comune di Montenero di Bisaccia. Gli oneri indicati dall’ordinanza sono pari a 20 milioni di euro a carico del bilancio ANAS.

Questa voce non coincide con il fabbisogno superiore a 40 milioni emerso dalla prima fase regionale. Riguarda un’opera puntuale, con rendicontazione trimestrale ad ANAS verso Dipartimento e commissario. Confondere i due livelli porterebbe a leggere come coperto ciò che invece resta nella programmazione emergenziale ordinata dal Piano degli interventi.

Il legame con il lavoro già pubblicato da Sbircia

Sbircia la Notizia Magazine aveva seguito l’emergenza molisana già nel pezzo del 25 aprile sul sopralluogo parlamentare nelle aree franose, quando il tema principale era la lettura territoriale tra Petacciato, Civitacampomarano e Salcito. Quel quadro resta utile per capire da dove nasce la pressione attuale sui fabbisogni.

La novità di oggi è amministrativa: il ragionamento lascia i luoghi simbolo dell’emergenza e arriva alle cifre prodotte dalla piattaforma e alle procedure necessarie per trasformare le richieste in interventi autorizzabili. Per questo il nuovo articolo integra il precedente senza duplicarlo: il fulcro passa dalla mappa dei danni visibili alla loro traduzione negli atti commissariali.

Documenti e riscontri utilizzati

Il dato dei 20 milioni per i primi interventi urgenti era stato già riportato da RaiNews nel quadro sul riconoscimento dello stato di emergenza. La cifra superiore a 40 milioni è stata confermata anche dalle cronache locali di CBlive, in coerenza con la comunicazione regionale sulla chiusura della prima fase.

La lettura dei documenti consente di separare tre livelli: il fabbisogno urgente raccolto dagli enti, le domande che arriveranno con la Fase B e la partita agricola affidata al canale ministeriale. Questa separazione è la chiave per evitare una somma impropria degli importi e per misurare quanta strada amministrativa resta prima delle erogazioni.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Junior Cristarella

Source link

Di