Pagamenti digitali. Una rete Ue per diventare indipendenti


DECINE di milioni di utenti che corrispondono a circa il 70% della popolazione europea. Ecco i numeri che definiscono il perimetro di European Network for Payments (Enp) la società che gestirà e svilupperà l’interoperabilità tra le principali soluzioni di pagamento nel Vecchio Continente. Tra i promotori dell’iniziativa c’è anche l’italiana Bancomat, il circuito che nel nostro paese gestisce ogni giorno il maggior numero di transazioni digitali e operazioni di prelievo di denaro. In un mercato globale ancora dominato dai grandi colossi americani, creare un grande network come Enp è un’operazione che ha anche una valenza geopolitica, per dare all’Europa una vera sovranità e indipendenza dalle altre potenze economiche, in un importante settore come quello dei pagamenti. Fabrizio Burlando, amministratore delegato di Bancomat spiega cosa cambierà con la nascita di Enp.

Ingegner Burlando, dunque i pagamenti sono diventati una questione di sovranità? “Il concetto di sovranità va affrontato nella prospettiva di indipendenza che un’infrastruttura domestica di pagamento come Bancomat ci garantisce, senza commettere l’errore di tradurlo in una questione politica. La trasmissione di un’informazione, nel nostro caso di un pagamento, dipende da una rete di tecnologie che ne consentono l’esecuzione. Quando la rete è controllata altrove, anche un gesto quotidiano può risentire di decisioni prese fuori dal nostro perimetro di intervento. Moltissimi Paesi non possiedono un circuito di pagamento domestico, e la subordinazione a circuiti internazionali ha causato situazioni di instabilità. Sono esemplificativi i casi di Russia, Venezuela e Cuba, dove i circuiti internazionali, in seguito a crisi geopolitiche, hanno interrotto la propria attività”.

Come funzionerà European Network for Payments? “Assieme ad altri 12 Paesi europei, abbiamo scelto di partire dalle soluzioni che milioni di europei utilizzano ogni giorno e dalla fiducia costruita nei singoli mercati. Collegando i circuiti di ciascun Paese, conferiamo una dimensione europea a strumenti già familiari, preservandone i marchi e l’esperienza d’uso. L’elemento abilitante è il Bridge, una piattaforma comune che farà dialogare le soluzioni partecipanti secondo standard condivisi, mentre Enp avrà il compito di governare questo ecosistema, supervisionare il rispetto dei requisiti di interoperabilità e coordinare l’ingresso di nuovi partner e lo sviluppo di servizi comuni. Così, un utente Bancomat potrà inviare denaro o pagare all’estero presso esercenti degli altri schemi aderenti, senza cambiare le proprie abitudini. L’implementazione prevederà un percorso graduale, dai trasferimenti tra persone agli acquisti online e nei negozi fisici, con le infrastrutture nazionali che agiscono così da pilastri di una rete comune capace di ridurre la frammentazione europea, crescere e acquisire un’autonomia determinante”.

Che cosa cambierà in termini di semplicità, sicurezza e costi? “Agevolare i clienti nei pagamenti resta la chiave della nostra attività, e quando una transazione avviene facilmente, il circuito ha esercitato la propria funzione in modo efficiente. Per il consumatore, il cambiamento di maggior rilevanza sarà poter utilizzare all’estero uno strumento sicuro per ritrovare la semplicità delle operazioni quotidiane anche oltre i confini nazionali. Bancomat consentirà agli utenti di pagare negli altri Paesi aderenti con lo stesso livello di protezione del proprio mercato attraverso standard condivisi. Inoltre, ampliare l’accettazione di circuiti prima non accessibili significa poter ricevere pagamenti anche da clienti di altri Paesi attraverso le soluzioni partecipanti, a cui si aggiunge la prospettiva di condizioni economiche più competitive. Di norma, il costo del pagamento ricade sull’esercente, ma può concorrere indirettamente alla formazione dei prezzi finali, producendo benefici lungo tutta la filiera e vantaggi economici strutturali”.

Quale spazio può conquistare una rete europea in un mercato presidiato da Visa, Mastercard e dalle grandi piattaforme tecnologiche? “L’iniziativa ha già, alla nascita, dimensioni robuste: European Network for Payments parte da circa 130 milioni di utenti in 13 Paesi europei, coprendo oltre il 70% della popolazione dell’Unione Europea e della Norvegia. Questa premessa offre una base solida su cui costruire una proposta competitiva e invertire la tendenza che vede il 60-70% dei pagamenti in Europa passare attraverso circuiti extra-europei. L’obiettivo è rafforzare l’autonomia strategica europea nei pagamenti facendo leva su una governance europea, contribuendo allo sviluppo di un ecosistema più resiliente, innovativo e competitivo. Per Bancomat, la valorizzazione di sistemi consolidati e il radicamento nei rispettivi mercati rappresentano i punti di forza da tradurre in un modello europeo scalabile. Alla luce delle incertezze geopolitiche degli anni recenti, seguite da ripercussioni nel raggio d’azione dei circuiti internazionali, la sovranità diventa così anche una leva di mercato, e rafforzare reti proprie permette di offrire una scelta in più, alimentando la concorrenza e la sicurezza dei pagamenti”.

State sperimentando una stablecoin di Bancomat in euro insieme ad alcune banche italiane. A che cosa servirà concretamente? “Le stablecoin sono una delle evoluzioni naturali delle infrastrutture di pagamento, e in questo mercato il dollaro ricopre un ruolo predominante. Esiste quindi la necessità urgente di ancorare una stablecoin all’euro su scala europea, e il progetto di Bancomat nasce per portare l’euro nell’economia tokenizzata senza snaturare il ruolo delle banche, nel tentativo di coniugare innovazione e tutela della raccolta bancaria, con la peculiarità di mantenere le riserve nel sistema bancario, un unicum anche a livello internazionale. Preservando le riserve all’interno delle banche partecipanti, la fiducia del sistema bancario non verrà meno. In prospettiva, la tokenizzazione della moneta e degli asset finanziari sarà uno dei principali fattori di trasformazione dei mercati, perché consentirà trasferimenti di valore più rapidi ed efficienti, con costi ridotti soprattutto nelle transazioni cross-border e nella movimentazione di grandi volumi di capitale. Al tempo stesso, la tokenizzazione del debito pubblico potrà ampliarne l’accessibilità, rendendolo disponibile anche attraverso tagli di investimento più contenuti rispetto a quelli attualmente previsti e consentendone la negoziazione continua, 24 ore su 24, sette giorni su sette”.


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