Dieci anni per compiere l’ultimo passo: mancava solo il 5% nel 2015 per completare l’opera. A volte l’ultimo tratto di strada è quello più lungo. Vent’anni di lavori, 3,7 milioni di euro, 25 alloggi, 42 residenti: sono i numeri con cui il Palazzo Multicolor prova finalmente a smettere di essere un’incompiuta.
Per dieci anni quella struttura è stata un sfregio nel quartiere Cavoni, l’emblema di una burocrazia che ragiona troppo e non agisce: tutto quasi pronto dal 2015 e per togliere quel quasi c’è voluto un tempo infinito, illogico. Scandito da vandalismi, furti, occupazioni abusive. Ora il Comune ha annunciato che quella storia sta per chiudersi, ma non con un semplice completamento edilizio: con un progetto che ridisegna l’intero quartiere.
Vent’anni di storia, in poche righe
Il progetto del Contratto di Quartiere II era stato ammesso al programma nazionale nel 2004. Il protocollo d’intesa tra Ministero delle Infrastrutture, Regione Lazio, Comune di Frosinone e Ater porta la data del 2007.
I lavori del Centro Residenziale Polifunzionale erano arrivati a un soffio dal traguardo (circa il 95%) nel 2015, prima che le vicende dell’associazione temporanea di imprese esecutrice dell’opera bloccasse tutto. Da lì in poi, il declino: la struttura abbandonata a deterioramento e occupazioni, mentre gran parte del verde pubblico previsto dal programma originario restava semplicemente sulla carta.
Il passaggio decisivo arriva ora dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha espresso parere favorevole all’integrazione del finanziamento per 2,6 milioni di euro. Sommata a poco più di un milione di risorse già disponibili in cassa, la cifra complessiva per completare l’opera sale a 3,7 milioni di euro, come quantificato nel Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica approvato dalla Giunta comunale.
«Dopo oltre vent’anni trasformiamo un’incompiuta in una grande opportunità sociale e urbana» ha detto il sindaco Riccardo Mastrangeli, ricordando come l’amministrazione abbia scelto di «non rassegnarsi all’idea che il Palazzo Multicolor dovesse continuare a essere il simbolo di ciò che non era stato portato a termine», ripercorrendo carte, contratti e finanziamenti fino al raggiungimento dell’intesa con Regione e Ministero.
Un edificio pensato per chi ha più bisogno
Il cuore dell’intervento resta il recupero del Centro Residenziale Polifunzionale: sette piani fuori terra più un interrato, con una vocazione dichiaratamente sociale. Ai piani alti troveranno posto 25 alloggi per anziani, di metrature diverse, per una capienza complessiva di 42 residenti, con una quota di unità pensate per l’accessibilità di chi ha difficoltà motorie.
Ai livelli più connessi con l’esterno, invece, i servizi aperti a tutto il quartiere: una ludoteca per 50 bambini, un laboratorio di quartiere, il Centro Civico, un punto ristoro, un Centro salute e benessere con palestra fisioterapica, un consultorio Asl, un bagno assistito e una lavanderia-essiccatoio.
Sul fronte impiantistico, il progetto prevede il ripristino integrale dell’impianto elettrico e degli impianti speciali, l’adeguamento idrico-sanitario e antincendio, il recupero dell’ascensore, un nuovo sistema di videocitofonia e la rifunzionalizzazione completa di climatizzazione e acqua calda, con un impianto fotovoltaico da 27 kWp a fare da spina dorsale energetica dell’intero edificio.
Verranno recuperate le finiture interne ed esterne, gli infissi ed i portoncini degli appartamenti, i balconi, i terrazzi, gli spazi comuni, l’autorimessa, le cantine e gli accessi.
Il quartiere che cambia intorno all’edificio
La parte forse più ambiziosa del progetto riguarda però quello che sta fuori dal palazzo. Non semplici pertinenze, ma — nelle intenzioni dell’amministrazione — una vera infrastruttura verde e sociale per l’intero comparto: percorsi pedonali e ciclopedonali, nuove piantumazioni, panchine, portabiciclette, illuminazione fotovoltaica autonoma.
Tra gli interventi più visibili, una gradonata con piazzale e una rampa per l’accessibilità universale, un’area giochi collegata alla rete ciclabile del quartiere, un collegamento ciclopedonale interno a doppio senso, e (sul terreno accessibile da via Strasburgo) un nuovo spazio verde pensato soprattutto per le famiglie, con giochi per bambini e un campo di calcetto da 35 per 55 metri completo di spogliatoi, oltre a un campo da bocce.
Accanto al Centro Polifunzionale nascerà infine una vera piazza urbana, con percorsi ciclabili completati, drenaggio delle acque piovane e illuminazione sostenibile.
Rigenerazione vera
«L’obiettivo è – spiega il sindaco Riccardo Mastrangeli – realizzare non un semplice edificio residenziale ma un luogo nel quale abitazione, servizi e socialità possano convivere, con particolare attenzione agli anziani e alle fasce socialmente più fragili. Per comprendere l’opera bisogna guardarla nel suo insieme: le aree esterne non saranno considerate semplicemente come spazi di pertinenza dell’edificio ma come una vera infrastruttura verde e sociale al servizio dell’intero quartiere».
«Siamo davanti a un intervento di rigenerazione urbana nel senso più completo del termine», sottolinea l’assessore ai Lavori Pubblici Angelo Retrosi, «perché non ci limitiamo a recuperare ciò che esiste, ma restituiamo funzione e identità a un’intera parte del quartiere». Un lavoro tecnico-amministrativo definito «particolarmente impegnativo», necessario per ricostruire una situazione stratificata in oltre due decenni, e che ora permette all’amministrazione di «guardare concretamente alla fase realizzativa e alla definitiva restituzione di questi spazi ai cittadini».
Cosa succede ora
Il cronoprogramma prevede il completamento della progettazione e delle successive procedure di affidamento, per arrivare all’esecuzione dei lavori e alla consegna completa dell’opera entro la fine del 2028.
Una data che, dopo vent’anni di rinvii, resta l’unico vero banco di prova di questa storia: trasformare un annuncio istituzionale, per quanto solido sulla carta, in cemento, verde e servizi realmente consegnati ai cittadini dei Cavoni.
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