Spiaggiata, ancora una volta: come una gigantesca balena bianca stanca di sfidare i flutti ed il comandante Achab. Stellantis Cassino Plant si ferma ancora una volta: da oggi e fino al 31 agosto lo stabilimento non produrrà automobili. Lastratura, Verniciatura, Montaggio e tutti i reparti collegati restano fermi per due settimane. Niente rombo del Maserati Grecale, nessun ruggito del biscione sotto il confano di Alfa Romeo Giulia e nemmeno di Stelvio.
Nelle scorse settimane era arrivata una notizia che sembrava incoraggiante, la conferma della produzione di Alfa Romeo Giulia e Stelvio fino a tutto il 2027. Ma gli ordini, non bastano nemmeno a far lavorare l’impianto a regime ridotto. Per l’autunno restano attesi segnali sulle nuove produzioni Maserati, con due modelli di alta gamma previsti per la fine del 2027. Nel frattempo, per i lavoratori, si aggiunge un altro capitolo a un anno già segnato da cassa integrazione e fermate a singhiozzo.
A lanciare un nuovo grido d’allarme è il Segretario generale della Uilm-Uil Frosinone, Gennaro D’Avino.
Emergenza sociale
Segretario D’Avino, la produzione si ferma di nuovo dal 17 al 31 agosto. Lei dice che non è affatto una semplice pausa estiva.
«Non siamo più davanti a una semplice pausa estiva. Siamo davanti a una crisi industriale che sta diventando una vera emergenza sociale. Come Uilm Frosinone non siamo disponibili a raccontare ai lavoratori che tutto questo sia normale. Non è normale una fabbrica che lavora sempre meno. Non è normale una produzione che procede a singhiozzo. Allo stesso modo in cui non è normale che migliaia di lavoratori debbano convivere continuamente con cassa integrazione, fermate produttive e incertezza sul futuro. Ma soprattutto non è normale il silenzio che circonda tutto questo».
Cosa intende quando parla di silenzio?
«Che dietro ogni giornata di fermata non ci sono numeri, statistiche o semplici percentuali. Ci sono persone. Ci sono lavoratori che tornano a casa con uno stipendio sempre più difficile da difendere. Ci sono famiglie costrette a fare i conti ogni mese con bollette, mutui, affitti, rate e spese quotidiane. E ci sono figli. Siamo ormai alla vigilia dell’inizio dell’anno scolastico: libri, zaini, quaderni, materiale didattico, trasporti, le spese aumentano e diventano sempre più pesanti. Ci sono famiglie che oggi non sanno semplicemente come affrontare il prossimo mese.
E quando un padre o una madre devono chiedersi se riusciranno a garantire ai propri figli tutto ciò di cui hanno bisogno, non possiamo più parlare soltanto di difficoltà economica. Questa non è più sopravvivenza. Questa è emergenza sociale».
C’è una narrazione di questa crisi che parla solo dei lavoratori diretti dello stabilimento, dimenticando l’indotto.
«È un errore gravissimo. La crisi di Cassino colpisce l’intera filiera. Colpisce le aziende dell’indotto, i trasportatori, le imprese di servizi, gli artigiani, il commercio, i professionisti e migliaia di famiglie. Quando Stellantis rallenta, il territorio rallenta con lei. Quando la fabbrica si ferma, il problema non rimane dentro lo stabilimento: arriva nei negozi, nei bar, nelle attività commerciali, nelle aziende dell’indotto. E se continuiamo così, rischiamo di assistere a un impoverimento progressivo di un territorio che per decenni ha rappresentato uno dei principali poli industriali del Lazio».
«Dico di più. Ad essere esposti sono più i lavoratori dell’indotto di quelli diretti Stellantis. Se è vero quanto trapelato in queste settimane, e cioè di un accordo con un player cinese per saturare le linee, va discussa subito la catena di approvvigionamento. I cinesi sono famosi per portare tutta la loro componentistica, cancellando l’indotto locale e tutta l’economia che sviluppa sul territorio. Nè Cassino, né il Cassinate, né l’intera provincia di frosinone possono permettersi una scelta del genere»
Lei parla anche di un’abitudine pericolosa che si sarebbe creata intorno a questa crisi.
«Sì, ed è forse l’aspetto più grave. Ci siamo abituati alle fermate. Ci siamo abituati alla cassa integrazione. Allo stesso modo, ci siamo abituati ai lavoratori che aspettano di sapere quando torneranno in fabbrica. Ci siamo quasi abituati alla crisi. Ma una crisi industriale non può diventare normale, perché dietro quella che qualcuno potrebbe definire una semplice fermata produttiva ci sono migliaia di persone che stanno pagando un prezzo altissimo. E noi non possiamo accettarlo».
Cosa chiedete concretamente a Stellantis?
«Che dica finalmente con chiarezza quale futuro intende garantire allo stabilimento di Cassino. Quali investimenti? Quali modelli? E quali volumi produttivi? Quali prospettive occupazionali? Quale futuro per l’indotto? Non bastano più dichiarazioni generiche sul futuro. Servono risposte concrete e servono adesso».
E alle istituzioni, al Governo, cosa chiedete?
«La domanda deve essere rivolta anche alla politica e alle istituzioni ma soprattutto al Governo. Possibile che davanti a una situazione industriale di questa gravità non si riesca a costruire una strategia straordinaria per Cassino? Possibile che si debba aspettare che la situazione diventi irreversibile prima di intervenire? Noi non vogliamo assistere alla morte lenta di questo territorio. Cassino ha dato tanto all’industria italiana: ha dato lavoro, professionalità, competenze, ricchezza. Intere generazioni hanno costruito la propria vita intorno a questa fabbrica. Oggi quelle stesse generazioni hanno diritto a sapere se quella fabbrica continuerà ad avere un futuro».
Il 31 agosto le linee dovrebbero riaccendersi. È un motivo di sollievo?
«Il 31 agosto le linee potranno anche tornare ad accendersi. Ma la domanda vera è un’altra: per quanto tempo ancora vogliamo tenere accesa una fabbrica senza darle abbastanza produzione per vivere? Non possiamo aspettare il prossimo stop. Non possiamo aspettare il prossimo ammortizzatore sociale. Allo stesso tempo, non possiamo aspettare che altre aziende dell’indotto chiudano. Non possiamo aspettare che altre famiglie finiscano in difficoltà. Il tempo delle attese è finito. Serve un piano industriale serio, credibile e immediato per Cassino. Serve una risposta per i lavoratori, per l’indotto, per le famiglie, per un territorio che sta pagando un prezzo enorme».
Cosa vi aspettate per l’autunno?
«Cassino non chiede compassione. Cassino chiede lavoro. Chiede investimenti. reclama un futuro. E soprattutto chiede che qualcuno finalmente ascolti il grido di migliaia di lavoratori che oggi sono allo stremo. Perché quando un lavoratore non riesce più a garantire ai propri figli ciò che serve per affrontare serenamente un nuovo anno scolastico, non siamo più soltanto davanti a una crisi industriale. Siamo davanti a una questione di dignità. E sulla dignità delle persone la Uilm Frosinone non farà silenzio».
(Foto di copertina © DepositPhotos.com).
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