Tra le donne presenti nell’istituto a custodia attenuata per detenute madri-icam di Lauro, in provincia di Avellino, due sono in stato di gravidanza, più «una 31enne che è attualmente all’ospedale Moscati di Avellino perché ha appena partorito una bambina. Questi numeri pongono interrogativi ai quali non possiamo sottrarci»: Samuele Ciambriello, portavoce della Conferenza nazionale dei garanti e Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Campania commenta così la notizia della recente nascita della bimba di una donna detenuta. Secondo le norme, appena verrà dimessa dall’ospedale, mamma e figlia rientreranno all’Icam: «Ma un bambino non può avere il carcere come primo orizzonte di vita», afferma Ciambriello.

Secondo i dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria-Dap del 31 luglio 2026, in Italia sono presenti 29 detenute madri con 34 figli al seguito. «Di queste, 16 donne con 15 bambini sono ristretti nell’istituto a custodia attenuata per detenute madri-icam di Lauro, in provincia di Avellino». Le due donne incinte detenute a Lauro sono ancora in attesa di giudizio: «Dobbiamo chiederci se, nei loro casi, sia stato fatto tutto il possibile per individuare una misura cautelare meno afflittiva e compatibile con la tutela della maternità. La legge stessa considera la custodia cautelare in carcere della donna in stato di gravidanza una soluzione eccezionale. E allora è legittimo domandarsi quali siano, nei singoli casi, le ragioni che rendono impossibile ogni soluzione alternativa», afferma il Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Campania.

Samuele Ciambriello davanti all’icam di Lauro

«Un bambino non può conoscere il carcere come primo luogo della propria vita»

«È accettabile pensare che, dopo il parto e dopo le dimissioni dall’ospedale, il primo luogo nel quale un neonato venga condotto sia una struttura detentiva? La sua prima casa non può essere un carcere. La maternità, la nascita e i primi mesi di vita di un bambino richiedono protezione, cura e libertà dagli inevitabili condizionamenti dell’ambiente penitenziario», prosegue indignato il garante campano. «È una sconfitta per l’attuale situazione delle detenute madri e, soprattutto, dei loro bambini. Un bambino non può scontare una pena che non gli appartiene e non può conoscere il carcere come primo luogo della propria vita».

Ciambriello prosegue spiegando che alla donna, proveniente da Roma e diventata mamma per la terza volta, erano stati rigettati gli arresti domiciliari. «Il marito era venuto a trovarla sabato. I suoi avvocati hanno fatto richiesta di incompatibilità con il carcere, presentando richiesta di arresti domiciliari. Aspettiamo l’esito».

Disomogeneità nella distribuzione delle detenute madri

Il garante sottolinea la disomogeneità nella distribuzione delle detenute madri sul territorio nazionale, evidenziando che «alcune donne con figli al seguito risultano ancora ristrette in istituti penitenziari ordinari, non specificamente destinati alla custodia attenuata delle madri. In alcuni casi si registra addirittura la presenza di una sola detenuta madre con il proprio bambino all’interno di un istituto non icam, una situazione che impone una riflessione sull’effettiva organizzazione del sistema e sull’adeguatezza delle strutture destinate ad accogliere madri e minori».

La vera sfida deve essere quella di ridurre il più possibile la presenza dei bambini all’interno del circuito penitenziario, potenziando le strutture territoriali, le case famiglia protette e tutti gli strumenti già previsti dall’ordinamento

Samuele Ciambriello

Gli icam in Italia sono quattro, oltre a Lauro, ci sono a Milano San Vittore, Venezia Giudecca e a Torino. «Un anno e mezzo fa venne chiuso inopinatamente Lauro per un periodo, non si sa ancora perché. Ne volevano aprire un altro a Cagliari, non ha mai aperto, sono stati soldi sprecati. Poi ci sono alcune carceri in cui è presente, in ciascuna, una donna con un figlio. Ma che senso ha? Due giorni fa, è stata portata a Lauro l’unica detenuta madre con figlio che stava in questo momento a Rebibbia, ce n’è un’altra a Castrovillari, in Calabria, e un’altra in un istituto milanese. I primi mesi e anni di vita un bambino richiedono protezione, cura, la presenza di un pediatra, libertà da condizionamenti ambientali. Io penso che sia una sconfitta per tutti noi il fatto che ci sono questi bambini senza colpe che devono scontare una pena che non appartiene loro».

L’appello al ministro Nordio

«La domanda è se si vuole davvero pernsare a una misura cautelare meno afflittiva e compatibile con la tutela della maternità?», si chiede Ciambriello, che rivolge un appello al Guardasigilli Carlo Nordio: «Chiedo al ministro della Giustizia di occuparsi con urgenza di questa situazione. Non si tratta di invocare impunità per nessuno. La responsabilità penale è personale, ma proprio per questo non può ricadere sui bambini. Lo Stato ha il dovere di eseguire le proprie decisioni giudiziarie senza trasformare l’infanzia in una conseguenza collaterale della pena o della custodia cautelare della madre».

La piscinetta in cui i bambini più piccoli giocano e si rinfrescano nel cortile dell’icam di Lauro

Ciambriello continua evidenziando che «gli icam rappresentano certamente una soluzione più rispettosa rispetto al carcere ordinario, ma restano luoghi di privazione della libertà. La vera sfida deve essere quella di ridurre il più possibile la presenza dei bambini all’interno del circuito penitenziario, potenziando le strutture territoriali, le case famiglia protette e tutti gli strumenti già previsti dall’ordinamento. Dobbiamo indignarci per tutto questo. Una società civile si misura anche da come protegge i suoi bambini senza colpe, soprattutto quelli che non hanno alcuna responsabilità per le vicende giudiziarie dei propri genitori. Nessun bambino dovrebbe vedere sbarre, cancelli e agenti come parte normale dei suoi primi anni di vita. Ho regalato una piscinetta all’icam di Lauro dove i bambini possono giocare in cortile e rinfrescarsi, in queste giornate roventi».

Foto di apertura da Pixabay e, all’interno, dell’intervistato

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 Ilaria Dioguardi

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