Trentotto domande, oltre 66mila battute, quasi un’ora di lettura necessaria. Non è stata un’intervista, ma un vero e proprio documento politico. Un saggio di cultura e formazione democristiana, basato su tre capisaldi: l’arte di saper dire senza esporsi, la mediazione «alta» e la cura della forma, con un lessico attento e ricco di riferimenti valoriali. In pratica, una sorta di relazione di fine mandato nella quale il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli difende le opere realizzate, rivendica la coerenza delle proprie scelte, tiene aperte le porte agli ex alleati e disegna, tra le righe, il perimetro della coalizione con cui immagina di affrontare la sfida del 2027. Con qualche sorpresa.
L’intervista che Mastrangeli ha rilasciato ad Alessioporcu.it è come quei romanzi di Andrea Camilleri che leggi tutto d’un fiato, che ti coinvolgono dall’inizio alla fine, e che non vedi l’ora di terminare. Per poi lasciarli sul comodino e cominciare a riflettere su quello che l’autore ha voluto dire — o non dire — o comunque far intuire. (Leggi qui: «Io, Riccardo Mastrangeli mi confesso: ho scelto i cantieri anziché il consenso»).
«Mentre la politica litigava, io amministravo»
A leggerla tutta emerge una sensazione ben precisa. Il sindaco di Frosinone non sta parlando solo del passato. Sta già guardando al futuro. E soprattutto sta provando a riscrivere, con l’inchiostro della verità e della coerenza, la narrazione di questi quattro anni. Nella versione di Mastrangeli la storia della sua consiliatura è piuttosto semplice: mentre la politica litigava, lui amministrava. Mentre gli altri discutevano di assetti, nuove maggioranze, equilibri e poltrone, lui seguiva cantieri, finanziamenti e opere pubbliche. In sintesi: stava sul pezzo, con gli stivali nel fango quando serviva.
È questa la vera chiave di lettura dell’intervista. Per quasi quaranta domande il sindaco torna continuamente sugli stessi concetti: BRT, traffico, De Matthaeis, cantieri, stazione, mobilità, opere pubbliche. E la tesi — si badi bene, non una difesa — è sempre la stessa: i disagi ci sono stati, le proteste pure, le polemiche anche. Ma erano il prezzo inevitabile del cambiamento. Non c’è una sola risposta nella quale Mastrangeli lascia intendere che, nel merito delle scelte amministrative, avrebbe fatto diversamente. Mai. Avrebbe rifatto tutto. E questa, piaccia o non piaccia, è coerenza.
L’unica vera autocritica riguarda la comunicazione: «Alcune opere e alcuni interventi avrei dovuto spiegarli meglio e prima». Ma immediatamente dopo il sindaco ribadisce il primato dell’amministrazione sulla politica: «Non ho mai preferito la comunicazione alle opere». Altro che «Isola dei Famosi» alla ricerca della visibilità.
Il messaggio implicito a chi ha scelto strade diverse
Nel corso dell’intervista emerge poi una circostanza che sembra di forma ma in realtà è di sostanza e tanta. Mastrangeli, nonostante le continue tensioni in maggioranza e le accuse ricevute in particolare dai consiglieri eletti con lui, non attacca mai nessuno, non alza mai i toni, non regola conti. È una scelta precisa. Perché il messaggio che vuole lasciare è: «Io sono rimasto fedele al programma. Altri hanno scelto strade diverse». Ed è proprio il programma che Mastrangeli antepone sempre — non solo nell’intervista — a tutto e tutti. Per lui è il Sacro Graal.
Il sindaco dice in sostanza ai cittadini di Frosinone: «Sapevate cosa avrei fatto se fossi diventato il sindaco, mi avete eletto per governare e fare determinate cose; in virtù dell’impegno preso con voi, intendo portarle a termine». Mastrangeli non chiede di essere giudicato per i rapporti politici. Chiede di essere giudicato per le opere.
Forza Italia: nessuna stoccata, porta socchiusa
C’è poi un aspetto che emerge con altrettanta chiarezza: il rapporto con Forza Italia. Dopo quasi due anni di tensioni, strappi, passaggi all’opposizione e polemiche anche piuttosto roventi, ci poteva stare almeno una stoccata all’indirizzo degli azzurri. Spoiler: non è arrivata, nemmeno una.
Il consigliere comunale e provinciale Pasquale Cirillo viene trattato con rispetto. Il coordinatore regionale Claudio Fazzone con cordialità. Il partito di Forza Italia con riconoscenza. Politicamente è un dettaglio che vale molto più di tante dichiarazioni ufficiali. Perché chi vuole chiudere una porta la sbatte. Mastrangeli, invece, nell’intervista la lascia socchiusa, per consentire il passaggio a un’eventuale ricomposizione. Per come si sono messe le cose appare una mission impossible, ma intanto lui ci sta provando.
Marzi: il riconoscimento più esplicito mai fatto
Poi c’è il passaggio sull’ex sindaco Domenico Marzi. Ed è qui che l’intervista diventa particolarmente interessante. Mastrangeli non sembra parlare di quello che è stato un suo competitor alle elezioni del 2022. Non ne minimizza il ruolo in Consiglio, anzi lo esalta. Non lo riduce a semplice interlocutore istituzionale. Non ne prende mai le distanze. Quando parla di Marzi, il sindaco parla di rispetto, di affidabilità istituzionale, di convergenze programmatiche, di amore comune per la città.
In politica le parole contano. E quando un sindaco di centrodestra dedica questo spazio e questi toni al principale leader dell’area civica e progressista in Consiglio Comunale, il messaggio arriva forte e chiaro. Non significa che esiste già un accordo. Ma significa certamente che nessuno vuole rompere quel rapporto di «diversamente collaborazione» e che, in prospettiva delle elezioni del prossimo anno, può rappresentare il ponte verso l’area moderata e civica tanto cara a Marzi. Ma pure a Mastrangeli.
È il riconoscimento più esplicito mai fatto da un sindaco di centrodestra al suo principale avversario di sinistra alle elezioni comunali. Un qualcosa che non ti aspetti. Come se la domenica a pranzo decidi di andare a mangiare gli gnocchi da «m’briachella» e ti ritrovi il sushi sul menù.
Su Ottaviani equilibrismo perfetto
C’è poi il passaggio, inevitabile, sul suo predecessore, l’onorevole Nicola Ottaviani. Mastrangeli compie qui un esercizio di equilibrismo perfetto. Lo definisce un amico, ne riconosce il peso politico e istituzionale, ne valorizza l’esperienza.
Ma contemporaneamente manda un messaggio molto netto: «Un conto è confrontarsi, un conto è decidere: le decisioni amministrative e politiche che riguardano Frosinone le assume il sindaco di Frosinone, e il sindaco oggi sono io». Tradotto dal felpato linguaggio istituzionale: il rapporto resta saldo, ma rivendico pubblicamente la mia totale autonomia politica.
È un avviso ai naviganti — esterni e interni alla sua maggioranza.
Il 2027 è già cominciato
La parte finale dell’intervista è forse la più rivelatrice di tutte. Formalmente nessuno parla delle elezioni del 2027; sostanzialmente si parla soltanto di quelle. Quando Mastrangeli dice che la sua coalizione sarà «più forte», quando spiega che contano meno le sigle e più i progetti, quando apre ai civici provenienti da altre esperienze politiche, quando afferma che non gli interessa da dove una persona venga ma dove vuole portare la città, il sindaco sta già disegnando le righe del campo di gioco per il prossimo anno.
Non il centrodestra classico come quello del 2022, non una coalizione marcatamente identitaria. Ma una piattaforma civico-amministrativa molto più larga. È forse questo il messaggio più innovativo dell’intera intervista.
Alla fine delle 38 domande resta soprattutto una frase, che non viene pronunciata nel senso letterale ma viene fatta percepire a ogni risposta: «Le polemiche passano. Le opere restano». È la filosofia politica che Mastrangeli rivendica per questi anni di amministrazione. Può piacere o non piacere, può convincere o meno.
Ma è evidente che il sindaco abbia scelto una strada precisa: non quella del mediatore, non quella del federatore delle correnti, ma quella dell’amministratore coerente che tra 12 mesi chiederà ai cittadini di Frosinone di giudicarlo non per i rapporti politici costruiti o persi lungo il percorso, ma per la città che avrà lasciato. Il resto, comprese le alleanze del 2027, verrà dopo. O forse, leggendo bene tra le righe, è già cominciato.
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