Colore verde giada, acqua gelida anche in agosto e sagome perfettamente leggibili di archi e macine sotto la superficie: sembra fantasia, è Abruzzo reale. Nel Lago di Capodacqua, nella Valle del Tirino, si conserva un pezzo di paesaggio rurale finito sott’acqua negli anni Sessanta e rimasto sorprendentemente integro. Le rovine sono due mulini medievali visibili a occhio nudo nelle foto subacquee. Qui non si viene per prendere il sole: l’area è privata, recintata e l’accesso è legato alle immersioni organizzate.
Lago di Capodacqua: la “piccola Atlantide” d’Abruzzo
Il Lago si trova nel territorio di Capestrano, nella Valle del Tirino, tra campi coltivati e pendii che guardano al Gran Sasso d’Italia. Il bacino è artificiale: una diga, realizzata negli anni Sessanta, ha sbarrato il corso superiore del Tirino per garantire acqua ai terreni. Con l’invaso del 1965, le strutture preesistenti non sono state demolite ma sommerse, conservando forme e volumi.
Sotto l’acqua si distinguono nettamente due mulini di epoca medievale, con mura, finestre, arcate e canalizzazioni. L’alimentazione idrica arriva dal bacino sotterraneo del Gran Sasso, che assicura portata costante e temperatura stabile intorno ai 10 gradi: il fondo resta spoglio, l’acqua trasparente, la visibilità notevole.
Accesso e regole: non è una spiaggia, è un sito per diving
La superficie del lago è contenuta e non offre spazi attrezzati per relax a bordo riva. L’area è privata e recintata; non è una località da picnic né da teli sull’erba. L’accesso è legato principalmente alle attività di diving e alla gestione di realtà del territorio.
Chi cerca bagni o spiagge dovrebbe orientarsi su altre mete abruzzesi; qui l’attrattiva è la scena subacquea, da affrontare con consapevolezza e rispetto delle regole. La cornice resta comunque suggestiva anche per una sosta fotografica esterna, con la valle che si apre tra campi e filari.
Immersioni tra mulini sommersi: come funziona l’esperienza
Il lago è considerato una destinazione per sub con buona base tecnica. Le immersioni vengono organizzate da operatori locali specializzati, come l’Associazione Calipso, che gestisce l’accesso per l’esplorazione dei mulini sommersi. L’ingresso tipico prevede una discesa graduale lungo il pendio, con la temperatura che cala e le strutture in pietra che emergono via via più nitide.
La costanza dei 10 gradi richiede muta stagna o un adeguato spessore termico, oltre a una preparazione fisica coerente con l’ambiente freddo. La scarsa vegetazione sul fondo, dovuta proprio al freddo, scolpisce un paesaggio “grafico”: pietre, luce filtrata, archi e finestre che appaiono come quinte teatrali.
La Valle del Tirino vista dall’acqua e dai sentieri
Chi preferisce restare in superficie trova nel fiume Tirino un’alternativa coinvolgente. Le sue acque, alimentate dalle sorgenti di Presciano, Capo d’Acqua e Lago, sono tra le più limpide d’Europa e variano dal verde smeraldo all’azzurro a seconda della luce.
Cooperative locali organizzano escursioni in canoa o kayak che scorrono su un fondale leggibile: ciottoli chiari, ciuffi di vegetazione, pesci che nuotano lenti. Lungo le rive si sviluppano percorsi pedonali che alternano tratti specchiati a rapide leggere, con il fruscio dei salici come sottofondo.
Borghi e luoghi d’interesse: cosa vedere attorno a Capodacqua
Tra castelli, un enigma latino inciso nella pietra e capanne in muratura a secco, la valle è un piccolo atlante di storia.
Capestrano: castello, porte urbiche e il Guerriero
Capestrano domina la valle da un promontorio e conserva l’accesso attraverso le antiche porte, come Porta Parete e Porta del Lago. Il centro storico si articola in vicoli stretti e scalinate che salgono verso il Castello Piccolomini, con bastioni circolari, torre quadrata interna e un cortile con pozzo quattrocentesco.
All’ingresso è esposta la riproduzione del celebre Guerriero di Capestrano, statua del VI secolo a.C. rinvenuta nel 1934 lungo il Tirino; l’originale è al Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo, a Chieti.
Abbazia di San Pietro ad Oratorium e il “quadrato del Sator”
Poco fuori Capestrano, immersa nel verde, si incontra l’Abbazia di San Pietro ad Oratorium, fondata in età longobarda e riplasmata in stile romanico tra XI e XII secolo. La facciata in blocchi di pietra chiara introduce a un interno a tre navate con absidi e affreschi medievali.
All’esterno, vicino al portale, è incastonata la lastra con il celebre quadrato del Sator, con le parole latine disposte in modo da potersi leggere in più direzioni. L’enigma, antico e affascinante, continua ad attirare studiosi e curiosi.
Villa Santa Lucia e il Villaggio delle Capanne di Pietra
Salendo verso la piana di Navelli si raggiunge Villa Santa Lucia degli Abruzzi, borgo raccolto sul versante nord-orientale della valle. Le case e i segni del sisma del 2009 raccontano un territorio che riparte da piccole imprese agricole ed esperienze legate al paesaggio.
Nei dintorni si trova il Villaggio delle Capanne di Pietra, un gruppo di costruzioni in muratura a secco che richiama i tholos della Maiella, con impronta da insediamento agro-pastorale. Molte strutture sono state censite, altre restano celate dalla vegetazione.
Navelli, zafferano e una cantina “eroica”
Verso la Piana di Navelli, il borgo omonimo svela vicoli in salita e palazzi antichi insieme al prodotto che lo ha reso celebre: lo zafferano. In autunno i campi si accendono dei fiori viola, ma il suo profumo attraversa l’anno tra botteghe e cucina locale. A Navelli opera anche CantinArte, realtà che produce vino pecorino bianco in quota con rese contenute e attenzione alla qualità.
Prenotare una degustazione nella sede storica consente di entrare in uno spazio che unisce cantina ed esposizione, con etichette e opere che raccontano il legame tra vino e territorio.
Articolo visto su (travel.thewom.it) La “piccola Atlantide” d’Abruzzo: un regno sommerso dalle acque cristalline che sembra uscito da una favola
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