Come si individua il momento della morte, le regole sulla morte presunta, i termini fiscali e il calcolo del patrimonio agli eredi.
Spesso pensiamo alla morte solo come a un evento doloroso, ma per la legge è un istante preciso che cambia tutto. Capire quando si apre esattamente la successione ereditaria è fondamentale perché da quel secondo scattano termini e diritti che non si possono ignorare. Non basta dire che una persona non c’è più; bisogna stabilire l’attimo esatto in cui il cuore o il cervello hanno smesso di funzionare, perché è lì che il patrimonio cambia proprietario. Immaginate questo momento come una fotografia: tutto ciò che accade dopo dipende da come erano le cose in quell’istante. In questo articolo vi guiderò attraverso le norme che regolano l’accertamento del decesso, la morte presunta e le conseguenze fiscali, spiegando concetti complessi in modo che siano chiari per tutti, senza bisogno di essere avvocati.
Cosa si intende per morte legale e come si accerta?
Il momento in cui si apre la successione coincide esattamente con la morte della persona. Questo istante segna il confine temporale da cui si applicano tutte le regole per il passaggio dei beni agli eredi. La morte è, dunque, il presupposto necessario e sufficiente affinché la successione abbia inizio. Bisogna però fare una distinzione tra la morte biologica, che corrisponde all’estinzione di ogni cellula dell’organismo, e la morte clinica, intesa come cessazione dell’attività cardio-circolatoria.
Per la legge italiana, la definizione valida per l’accertamento del decesso è molto rigorosa (L. 29.12.1993, n. 578). La morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo (il cervello). Se la morte avviene per arresto cardiaco, si considera avvenuta quando la respirazione e la circolazione si fermano per un tempo tale da causare la perdita irreversibile delle funzioni cerebrali.
Per essere sicuri che ciò sia avvenuto, la normativa medica (D.M. 22.8.1994, n. 582 aggiornato dal D.M. 11.4.2008, n. 32276) stabilisce una procedura precisa: l’accertamento della morte per arresto cardiaco deve essere effettuato da un medico attraverso un elettrocardiogramma continuo per non meno di 20 minuti. Questo tracciato deve essere registrato su carta o digitale per certificare che il cuore si è fermato definitivamente.
Cosa accade se una persona scompare e non si trova il corpo?
Esistono casi in cui non c’è un corpo, come in guerra o incidenti gravi. In queste situazioni si parla di morte presunta. Il momento della morte viene stabilito da una sentenza del tribunale (art. 729 c.p.c.), che fissa il giorno e, se possibile, l’ora a cui risale la scomparsa o l’ultima notizia (nel caso di prigionieri). La morte presunta apre la successione esattamente come la morte naturale e produce effetti simili (artt. 58-61 c.c.).
La sentenza che dichiara la morte presunta va annotata nei registri dello stato civile. Questo atto determina una vera e propria successione a favore dei presunti eredi e dei legatari, che subentrano sia nei beni attivi che nei debiti del scomparso (artt. 63, 64, 69, 73 c.c.).
C’è però una particolarità tecnica importante: anche se gli effetti dell’accettazione dell’eredità retroagiscono al momento stabilito come data della morte presunta (art. 459 c.c.), la concreta possibilità di ereditare (delazione) scatta solo quando la sentenza diventa eseguibile (Cass. civ., sez. I, 24.1.1981, n. 536).
Facciamo un esempio per capire: se un presunto erede era vivo alla data della morte presunta, ma muore prima che la sentenza diventi definitiva, egli non acquista la qualità di erede e non trasmette nulla ai suoi successori.
Perché è importante stabilire l’ora esatta del decesso?
Identificare con precisione il momento dell’apertura della successione non è un vezzo burocratico, ma serve a risolvere questioni legali determinanti.
Da quell’istante dipendono:
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il momento a cui retroagisce l’accettazione dell’eredità e l’acquisto automatico dei legati (artt. 459 e 649 c.c.);
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la verifica della capacità a succedere degli eredi (art. 462 c.c.);
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l’inizio del conto alla rovescia per la prescrizione del diritto di accettare l’eredità (10 anni) o per fare l’inventario (artt. 480 e 485 c.c.);
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la possibilità di nominare un curatore se l’eredità è giacente (nessuno l’ha ancora accettata) (art. 528 c.c.);
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il calcolo del valore dei beni per determinare la quota disponibile e quella riservata ai parenti stretti (art. 556 c.c.);
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il valore dei beni da considerare nella collazione (art. 747 c.c.);
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quale legge applicare se nel frattempo le norme sono cambiate (art. 11 preleggi).
Se c’è incertezza sulla data del decesso, l’ufficio del registro può basarsi sulle risultanze dello stato civile derivanti da indagini giudiziarie. Queste creano una presunzione che gli eredi possono tentare di ribaltare fornendo una prova contraria (Cass. civ., sez. I, 3.7.1980, n. 4221).
Quali beni rientrano nel patrimonio ereditario?
L’apertura della successione fotografa il patrimonio del defunto. L’erede, tramite l’azione di petizione ereditaria, può reclamare solo i beni che facevano parte dell’asse ereditario in quel preciso momento.
Significa che non si possono reclamare somme di denaro che il defunto aveva già dato via prima di morire (ad esempio tramite assegni bancari) al futuro erede, se questi le possedeva in base a un titolo giuridico valido e indipendente dalla morte (Cass. civ., sez. II, 9.2.2011, n. 3181). In parole semplici: ciò che è stato legittimamente trasferito prima della morte non rientra automaticamente nel calderone ereditario da dividere.
Un caso particolare riguarda la collazione (l’obbligo di rimettere in gioco le donazioni ricevute). Se un immobile era stato donato solo in nuda proprietà (con riserva di usufrutto per il donante), al momento della morte l’usufrutto si estingue e il donatario diventa pieno proprietario. Il valore da calcolare nella massa ereditaria sarà quello della piena proprietà al momento dell’apertura della successione, non quello della nuda proprietà. Questo perché l’acquisto della pienezza del diritto è un effetto diretto della morte (Cass. civ., sez. II, 16.12. 2010, n. 25473).
Quale valore ha l’atto di morte dello stato civile?
Il documento fondamentale è l’atto di morte redatto dall’ufficiale dello stato civile. Questo atto deve indicare luogo, giorno e ora del decesso (art. 73 D.P.R. 3.11.2000, n. 396).
La giurisprudenza è chiara: questo atto fa piena prova di ciò che attesta. Per contestarlo non basta una semplice dichiarazione, ma serve una procedura complessa (querela di falso) o una sentenza che lo rettifichi. Questa regola vale anche se l’atto di morte è stato formato all’estero e poi trascritto in Italia (Cass. civ., sez. II, 7.6.1993, n. 6363).
Quali sono le tasse di successione e le scadenze fiscali?
Il momento della morte fa scattare anche il cronometro del fisco. Da quella data decorre l’anno di tempo per presentare la dichiarazione di successione (D.Lgs. 31.10.1990, n. 346).
È importante ricordare che presentare questa dichiarazione è un obbligo puramente fiscale: serve a dire allo Stato “questi sono i beni”, ma non significa che avete accettato l’eredità (infatti, potreste ancora rinunciarvi dopo averla presentata).
Le tasse (imposta sulle successioni) si calcolano sul valore netto dei beni con aliquote diverse in base al grado di parentela (D.L. n. 262/2006):
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4% per coniuge e parenti in linea retta (figli, genitori), ma solo sul valore che supera 1.000.000 di euro per ciascun erede (franchigia).
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6% per fratelli e sorelle, ma solo sul valore che supera 100.000 euro per ciascun erede.
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6% per altri parenti fino al quarto grado e affini (parenti del coniuge), senza alcuna franchigia (si paga su tutto);
- 8% in tutti gli altri casi.
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Angelo Greco
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