La Sicilia si conferma una grande nursery naturale per le tartarughe marine. Sono circa 130 i nidi di Caretta caretta segnalati nell’Isola dall’inizio della stagione, ben 115 dei quali seguiti e monitorati dai volontari e dagli esperti del WWF.
Numeri che consegnano alla Sicilia il primato nazionale delle deposizioni e che potrebbero tradursi, nelle prossime settimane, in circa 8 mila nuove tartarughe pronte a raggiungere il Mediterraneo.
Sempre che riescano ad arrivarci. Perché tra il nido e il mare, per una tartaruga appena nata, quella manciata di metri sulla sabbia può diventare una corsa ad ostacoli.
Già nate più di 550 tartarughe
Il primo fine settimana di agosto è stato particolarmente intenso per i volontari WWF, impegnati contemporaneamente nel controllo delle nuove deposizioni e nelle prime schiuse.
Sono già oltre 550 i piccoli usciti dai nidi monitorati dal WWF in Sicilia.
La maggior parte delle deposizioni continua a concentrarsi lungo le coste sud-orientali dell’Isola, dove ogni mattina, all’alba, i volontari percorrono le spiagge alla ricerca delle caratteristiche tracce lasciate sulla sabbia dalle femmine risalite durante la notte.
Una volta individuato un nido, comincia la sorveglianza.
E in alcuni casi anche il trasloco.
Quando il mare arriva troppo vicino ai nidi
Alcune uova sono state infatti spostate in zone più sicure della spiaggia perché deposte troppo vicino alla battigia.
Il rischio è che mareggiate e innalzamento dell’acqua possano sommergere le uova e compromettere completamente la schiusa.
Il problema porta direttamente a un’altra emergenza che riguarda le coste siciliane: l’erosione costiera.
Spiagge sempre più strette significano meno spazio per i bagnanti, ma anche meno spazio per le tartarughe.
Gli effetti del cambiamento climatico si sommano così alla pressione esercitata da costruzioni, stabilimenti e infrastrutture realizzate lungo le coste.
Ottomila piccoli, ma la strada verso il mare è piena di pericoli
Secondo le stime del WWF, tenendo conto anche delle possibili perdite, i nidi individuati finora in Sicilia potrebbero produrre circa ottomila tartarughe.
Una cifra enorme, ma soltanto una piccola parte degli animali riuscirà a raggiungere l’età adulta.
I pericoli cominciano ancora prima dell’ingresso in acqua.
Uno dei più insidiosi è rappresentato dalle luci artificiali delle spiagge e dei lungomare.
Appena fuori dalla sabbia, le tartarughe si orientano naturalmente verso il punto più luminoso dell’orizzonte, che in condizioni naturali coincide con il riflesso del cielo sul mare.
Lampioni, stabilimenti, insegne e locali possono invece mandarle nella direzione opposta.
Ed ecco perché durante le schiuse i volontari presidiano i nidi anche nelle ore notturne.
Lettini e attrezzature, lo slalom delle tartarughe
Il WWF rivolge inoltre un appello ai gestori degli stabilimenti balneari.
La richiesta è quella di liberare la battigia da lettini e altre attrezzature che potrebbero ostacolare la risalita delle femmine o la corsa verso il mare dei piccoli.
A Noto, nei giorni scorsi, i volontari hanno individuato una nuova deposizione proprio seguendo le tracce lasciate da una tartaruga costretta a compiere un vero e proprio slalom tra le strutture presenti sulla spiaggia.
Gli ombrelloni già installati, invece, secondo le indicazioni del WWF non dovrebbero essere rimossi ogni sera: infilare nuovamente i pali nella sabbia al mattino potrebbe infatti danneggiare un nido deposto durante la notte e non ancora individuato.
Le tartarughe vengono seguite anche dal satellite
La stagione 2026 ha una particolarità in più.
Le attività di monitoraggio rientrano nel progetto europeo LIFE ADAPTS, dedicato allo studio degli effetti del cambiamento climatico su alcune delle specie simbolo del Mediterraneo.
Sette tartarughe che hanno nidificato quest’anno in Sicilia sono state dotate di trasmettitori satellitari installati sul carapace con il supporto degli esperti dell’Università di Pisa.
I dispositivi permetteranno ai ricercatori di ricostruire gli spostamenti degli animali nel Mediterraneo e acquisire informazioni sulle rotte, sulle aree frequentate e sul comportamento delle tartarughe.
Ma sotto osservazione non ci sono soltanto gli animali.
La temperatura della sabbia decide anche il sesso
Nei nidi vengono utilizzati anche speciali sensori, i cosiddetti data logger, per misurare la temperatura della sabbia.
Un parametro tutt’altro che secondario.
Nelle tartarughe marine, infatti, la temperatura durante l’incubazione contribuisce a determinare il sesso dei piccoli.
Temperature particolarmente elevate favoriscono la nascita di femmine.
Con l’aumento delle temperature legato alla crisi climatica, il rischio è quindi quello di creare progressivamente uno squilibrio tra esemplari maschi e femmine, con conseguenze sulla capacità riproduttiva della specie.
E non è tutto.
Quando la sabbia raggiunge temperature estreme, la schiusa può essere compromessa completamente. Negli ultimi anni sono stati registrati casi di piccoli usciti dai nidi in condizioni di forte sofferenza, soprattutto nelle deposizioni più superficiali.
Cosa fare se si incontra una tartaruga
Il WWF invita cittadini, turisti e bagnanti alla massima prudenza.
Se una tartaruga adulta viene avvistata mentre risale la spiaggia o sta deponendo le uova, non bisogna avvicinarsi, illuminarla o disturbarla.
Va immediatamente avvisata la Capitaneria di Porto e possono essere contattati i volontari del WWF.
Stesse precauzioni nel caso in cui si assista alla nascita dei piccoli: niente flash, niente torce, niente rumori e soprattutto niente tartarughine raccolte per accompagnarle personalmente in acqua.
Il viaggio dalla sabbia al mare, per quanto breve, è una fase naturale fondamentale della loro vita.
In altre parole, si può aiutare molto facendo una cosa apparentemente semplice: lasciarle in pace.
Il progetto europeo LIFE ADAPTS
LIFE ADAPTS è un progetto della durata di cinque anni finanziato dall’Unione europea e coordinato dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa.
Coinvolge Italia, Grecia e Cipro e otto partner, tra cui WWF Italia.
Il progetto studia la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici di tre specie simbolo del Mediterraneo: tartaruga marina comune, tartaruga verde e foca monaca, con l’obiettivo di individuare nuove strategie per la tutela degli habitat costieri e marini.
E in questa estate del 2026 la Sicilia è uno dei grandi laboratori naturali del progetto: 130 nidi, migliaia di possibili nascite e una sfida che riguarda non soltanto le tartarughe, ma il futuro stesso delle nostre coste.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
redazione@tp24.it (Redazione)
Source link







