Valutazione dirigenti scolastici, via libera al sistema misto: indicatori nazionali su tempi e trasparenza, regioni scelgono tra orientamento, digitale e inclusione


Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha definito il quadro degli obiettivi per la valutazione dei dirigenti scolastici relativamente all’anno scolastico 2026/2027.

Il decreto interdipartimentale stabilisce un sistema di valutazione che assegna un peso complessivo di 70 punti agli obiettivi nazionali, ai quali si aggiungono 10 punti per un obiettivo specifico determinato da ciascun Ufficio scolastico regionale.

La valutazione tiene conto della specificità delle funzioni dirigenziali e si basa sugli strumenti e sui dati disponibili nel sistema informativo del Ministero, come disposto dall’articolo 13, comma 1, del decreto-legge 71 del 2024, convertito con modificazioni dalla legge 106 del 2024.

Gli obiettivi nazionali, contenuti nell’Allegato A del decreto, sono articolati in cinque macro-aree.

La prima area riguarda l’assicurazione del funzionamento generale dell’istituzione scolastica, con indicatori quali il tempo medio di autorizzazione dei contratti di supplenza breve, la pubblicazione dell’attestazione sugli obblighi di pubblicazione e il rispetto dei tempi di pagamento delle fatture commerciali.

La seconda area è dedicata alla valorizzazione del personale attraverso la definizione di un funzionigramma nel Piano triennale dell’offerta formativa.

La terza area si concentra sul miglioramento dei processi organizzativi e didattici, richiedendo la presenza nel PTOF di almeno due iniziative di ampliamento dell’offerta formativa collegate a priorità desunte dal Rapporto di autovalutazione , oltre all’aggiornamento e pubblicazione del rapporto di autovalutazione e alla definizione del Piano di miglioramento.

Obiettivi per l’inclusione, l’orientamento e la prevenzione del bullismo

La quarta area degli obiettivi nazionali è dedicata al contributo al successo formativo e scolastico, con particolare attenzione a inclusione, orientamento, prevenzione e contrasto del bullismo e cyberbullismo. Per le scuole secondarie di primo e secondo grado e per i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, è richiesta la presenza nel PTOF di moduli di orientamento formativo e azioni specifiche per l’orientamento anche in capo al Tutor. Le direzioni didattiche devono invece presentare azioni espressamente collegate alla continuità e alle strategie di orientamento formativo.

La prevenzione del bullismo e del cyberbullismo viene valutata attraverso la presenza nel PTOF di un codice interno dedicato, che deve prevedere almeno tre interventi per ottenere il punteggio massimo.

La quinta area promuove la partecipazione e la collaborazione tra le diverse componenti della comunità scolastica e con il contesto sociale, richiedendo la presenza nel PTOF di almeno un progetto realizzato in rete con altre istituzioni scolastiche e almeno un progetto in raccordo con il territorio di riferimento.

Viene, inoltre, valutata la presentazione al Consiglio di Istituto della relazione sulla direzione e il coordinamento dell’attività formativa, organizzativa e amministrativa, ai sensi dell’articolo 25, comma 6, del decreto legislativo 165 del 2001.

Per quanto riguarda l’innovazione metodologica, il sistema premia la presenza nel PTOF di almeno due azioni per lo sviluppo dei processi di internazionalizzazione e del plurilinguismo, progetti di innovazione autorizzati ai sensi dell’articolo 11 del d.P.R. 275 del 1999 e progetti di ricerca realizzati all’interno della flessibilità curricolare prevista dall’articolo 8 del medesimo regolamento.

Le specificità regionali tra orientamento, digitalizzazione e benessere scolastico

Gli obiettivi specifici di rilevanza regionale, contenuti nell’Allegato B, mostrano una significativa diversificazione territoriale.

L’Abruzzo attribuisce alle direzioni didattiche un indicatore booleano sulla presenza nel PTOF di iniziative di ampliamento dell’offerta formativa collegata all’obiettivo formativo prioritario “definizione di un sistema di orientamento”, mentre per gli altri istituti richiede una percentuale di attività laboratoriali e tutoraggio pari almeno al 70 per cento.

La Basilicata e la Calabria puntano sullo sviluppo delle competenze comunicativo-linguistiche e logico-matematico-scientifiche, con indicatori booleani sulla definizione di iniziative di ampliamento curricolare e percorsi formativi per i docenti.

La Campania si concentra sulla prevenzione della dispersione scolastica attraverso interventi specifici nel PTOF e formazione docenti sulla coesione sociale.

L’Emilia-Romagna introduce un obiettivo innovativo relativo alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale, richiedendo la compilazione del “documento di autoanalisi e accompagnamento per il presidio dei processi di digitalizzazione organizzativi e didattici, ivi compresi i processi AI dell’Istituto nell’a.s. 2026-27”.

Il Friuli-Venezia Giulia promuove la cittadinanza digitale con iniziative di ampliamento dell’offerta formativa e formazione del personale.

Il Lazio distingue tra scuole del secondo ciclo, per le quali richiede iniziative collegate all’obiettivo formativo prioritario di cui alla legge 107 del 2015, articolo 1, comma 7, lettera d), e scuole del primo ciclo, per le quali l’obiettivo è legato alla lettera s) della medesima disposizione, relativa all’orientamento.

La Liguria e le Marche si concentrano rispettivamente su inclusione e legalità, mentre il Molise presta attenzione alle minoranze linguistiche.

Il Piemonte utilizza un sistema di indicatori percentuali basati sul piano annuale di formazione e sull’indice di inclusione, la Puglia e la Sardegna puntano sul potenziamento delle competenze di base, la Sicilia sul miglioramento degli esiti di apprendimento, la Toscana sul benessere scolastico, l’Umbria sul Profilo di salute dell’istituzione scolastica e il Veneto sulle relazioni con il territorio per la cittadinanza attiva.


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 Andrea Carlino

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