VNA firma il progetto vincitore per l’ex Distretto Militare di Foggia


Recuperare un edificio dal grande valore storico e architettonico, integrarvi una residenza universitaria e conciliare la tutela del patrimonio esistente con le esigenze contemporanee di fruibilità e abitabilità.

Erano queste alcune delle sfide al centro del concorso di progettazione promosso da ADISU Puglia per la riqualificazione dell’ex Distretto Militare di Foggia, intervento inserito in un più ampio progetto di rigenerazione urbana e culturale che punta a riunire in un unico complesso storico spazi per l’abitare, lo studio e la cultura, in dialogo architettonico e funzionale con il futuro Polo Museale Giordaniano.  

Il concorso, che ha visto il coinvolgimento di Regione Puglia, ASSET, Comune di Foggia e Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, riguardava una porzione dell’ex Convento di San Francesco e Caserma Oddone, da tempo inutilizzato – da recuperare per accogliere due funzioni pubbliche complementari: la residenza universitaria affidata ad ADISU e il Polo Museale Giordaniano previsto nell’ambito del CIS Capitanata. 

La proposta vincitrice dello studio napoletano VNA1, parte dall’idea di rimettere in relazione spazi, usi e tempi diversi. Residenza, cultura e spazio pubblico entrano così in un organismo storicamente introverso, che il progetto punta a riaprire alla città inserendo nuove funzioni didattiche. Al recupero dell’edificio storico si affianca un ampliamento sul lato occidentale, destinato soprattutto alla residenza universitaria e pensato anche come nuovo accesso e snodo della distribuzione interna.  

In questo modo, residenza e museo mantengono la propria autonomia, ma condividono percorsi e spazi collettivi utilizzabili, in tempi e modi diversi, da studenti, visitatori e cittadini.

La permeabilità, così, diventa essa stessa struttura del progetto: la nuova piazza su via Pasquale Fuiani segna l’ingresso al complesso, la riapertura dei porticati restituisce continuità alla corte, mentre parco, terrazze e spazi intermedi costruiscono una sequenza di luoghi con differenti gradi di accessibilità.  

1 VNA S.r.l.: arch. Raffaella Napolano e arch. Gianluca Vosa · Collaboratori: arch. Ciro De Vita, arch. Assia Scognamiglio e arch. Francesco Vozzella

Un progetto aperto al tempo secondo un principio giapponese

Il patrimonio archeologico che caratterizza l’area, ancora in parte da conoscere, entra nel progetto come una variabile con cui confrontarsi anche nelle fasi successive: nuovi ritrovamenti potranno, eventualmente, suggerire modifiche a percorsi, usi e spazi, senza mettere in discussione l’idea complessiva.

Da qui la scelta di lavorare con sistemi reversibili, modulari e a secco: il progetto, infatti, definisce una struttura chiara, ma lascia spazio a trasformazioni e adattamenti futuri. Anche il rapporto tra nuovo ed esistente segue questa logica, con il chiaro riferimento al Kintsugi, la pratica giapponese che ricompone le fratture senza nasconderle. I nuovi innesti si dichiarano contemporanei e dialogano con le murature storiche senza cercare di imitarle.

Sul lato occidentale, il nuovo ampliamento concentra ingresso, distribuzione e spazi della residenza, mentre l’involucro metallico, forato e mobile, regola luce e privacy e introduce nel progetto un riferimento alla musica nel disegno delle perforazioni che riprende, infatti, la geometria della testa di una nota. Un motivo legato alla figura di Umberto Giordano, che ritorna negli interni e trova una dimensione concreta nel programma, tra sale per la musica, spazi per prove e performance, studio, coworking e socialità.

 

Le residenze universitarie, tra spazi privati e uso comunitario

Le residenze universitarie si sviluppano secondo una progressiva articolazione tra spazi collettivi e privati, con le funzioni comuni concentrate al piano terra, dove gli ambienti dedicati allo studio, alla musica e alla socialità si connettono alla corte, al parco e al sistema museale. Ai livelli superiori, invece, trovano posto gli alloggi, declinati in diverse tipologie per rispondere alle differenti esigenze dell’abitare universitario. 

Camere singole e doppie, mini-alloggi su due livelli e nuclei residenziali organizzati attorno a cucine, spazi studio e soggiorni condivisi definiscono un sistema abitativo flessibile, che si adatta alle caratteristiche delle diverse parti del complesso.

Nell’edificio storico, la distribuzione degli alloggi segue le geometrie e la struttura della preesistenza, mentre nel nuovo corpo residenziale, realizzato in sostituzione di una porzione demolita, le camere si affacciano sul parco, stabilendo una relazione diretta con il verde.

Il nuovo intervento, caratterizzato da una struttura leggera in XLAM e da una facciata metallica mobile, integra sistemi di controllo dell’irraggiamento solare e della privacy, contribuendo al comfort degli ambienti abitativi.

Il “gemello vegetale”, quando il paesaggio è architettura

Il parco non arriva dopo l’edificio, è parte della stessa idea di architettura e VNA lo definisce, non a caso, il “Gemello Vegetale”, un secondo sistema che affianca quello costruito e ne amplia spazi, usi e relazioni.

Il verde prende forma attraverso una sequenza di “camere” dedicate allo studio all’aperto, alla musica, al gioco, all’incontro o semplicemente alla sosta, con boschi d’ombra, essenze mediterranee e macchie aromatiche che costruiscono ambienti diversi e mutevoli con le stagioni. Allo stesso tempo, superfici drenanti, de-impermeabilizzazione dei piazzali, SUDS e Blue Roof lavorano sulla gestione dell’acqua e sul microclima. Il paesaggio diventa così uno dei modi attraverso cui il progetto affronta le questioni ambientali, trasformandole in qualità dello spazio. 

La stessa logica prosegue nel costruito, con l’impiego limitato di nuova materia: costruzioni a secco, elementi in XLAM e componenti smontabili o sostituibili permettono di intervenire nel tempo senza rimettere ogni volta in discussione l’intero sistema.

Il risultato è un perfetto equilibrio tra edificio e paesaggio, che segue tempi diversi ma complementari: il primo conserva le tracce e le stratificazioni del complesso, mentre il secondo cresce, cambia e accompagna la sua nuova vita.

Cosa succede adesso

Con l’avvio della successiva fase di progettazione il gruppo di lavoro verrà ampliato per integrare le competenze specialistiche necessarie allo sviluppo dell’intervento: VNA proseguirà il lavoro all’interno del raggruppamento con Sinergo S.p.A., insieme all’archeologo Angelo Esposito e alla restauratrice Silvia Gabanetti.

Il passaggio alla fase operativa permetterà quindi di approfondire in forma multidisciplinare la proposta mantenendo la continuità con l’impostazione architettonica, urbana e paesaggistica che ha portato alla vittoria del concorso.

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