Guida all’affinità: il vincolo legale con i parenti del coniuge. Scopri come si calcola, i divieti di matrimonio e quando scatta l’obbligo degli alimenti.
Quando ci si sposa, non si unisce la propria vita solo a quella del partner, ma si entra a far parte di una rete di relazioni che il diritto definisce con precisione. Spesso si usa il termine “parenti acquisiti” in modo generico, ma la legge italiana individua un vincolo specifico chiamato affinità. Questo legame non è una semplice formalità sociale, ma comporta conseguenze giuridiche molto serie che possono durare anche oltre la fine della relazione sentimentale. È essenziale comprendere chi sono gli affini e quali doveri hai verso i suoceri per evitare situazioni impreviste, sia in ambito matrimoniale che economico. Il codice civile regola questo rapporto stabilendo divieti ferrei per eventuali nuovi matrimoni e imponendo, in certi casi, l’obbligo di prestare assistenza economica. In questo articolo spiegheremo con parole semplici come nasce questo vincolo, quanto dura e quali effetti produce, analizzando anche cosa accade in caso di divorzio o annullamento delle nozze.
Come si calcola il grado di parentela con i cognati?
Per capire chi sono gli affini, bisogna partire dalla definizione di legge. L’affinità è il vincolo che unisce un coniuge ai parenti dell’altro coniuge. In pratica, se tu sposi una persona, i suoi parenti di sangue diventano i tuoi affini (art. 78 c.c.).
Per stabilire quanto è stretto questo legame, si usa una regola specchio molto semplice: nella linea e nel grado in cui una persona è parente di tuo marito (o di tua moglie), essa è affine tua. I gradi di affinità corrispondono esattamente ai gradi di parentela.
Facciamo degli esempi pratici:
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i genitori del tuo coniuge (suoceri) sono parenti di primo grado del tuo coniuge; quindi, sono affini di primo grado rispetto a te;
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il fratello del tuo coniuge (cognato) è parente di secondo grado del tuo coniuge; di conseguenza, è tuo affine di secondo grado.
È importante notare che l’affinità è un rapporto che lega te ai parenti del partner, ma non lega tra loro le rispettive famiglie di origine. Ad esempio, i tuoi genitori non diventano affini dei genitori del tuo coniuge (i consuoceri non hanno vincoli giuridici tra loro).
Il legame con i suoceri finisce con il divorzio?
Molti credono che, separandosi dal marito o dalla moglie, cessino anche i rapporti giuridici con la sua famiglia. La realtà è diversa e spesso sorprende. Il rapporto di affinità non cessa per la morte, anche se non ci sono figli, del coniuge da cui deriva il legame (art. 78 c.c.).
Ancora più rilevante è il fatto che neanche la pronuncia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio (il divorzio) cancella il vincolo di affinità. L’unica circostanza che fa venire meno l’affinità è la dichiarazione di nullità del matrimonio. Tuttavia, anche se il matrimonio viene annullato, la legge mantiene valido l’impedimento al matrimonio per gli affini in linea retta (suocero-nuora, genero-suocera) stabilito dall’articolo 87, n. 4, del codice civile. Questo significa che il divieto di sposare un ex suocero rimane anche se il matrimonio precedente è stato dichiarato nullo o si è concluso con un divorzio.
È possibile sposare la suocera o la cognata?
Dall’affinità derivano precisi divieti matrimoniali, pensati per evitare confusione nei ruoli familiari e scandali sociali. Gli affini in linea retta (suoceri, generi, nuore) non possono assolutamente contrarre matrimonio tra loro. Questo divieto è così forte che sussiste anche se l’affinità deriva da un matrimonio dichiarato nullo, sciolto o divorziato.
Se viene celebrato un matrimonio tra affini in linea retta, questo è affetto da nullità insanabile. La Corte di Cassazione ha confermato che tale vincolo non cessa neanche con la morte, se non per alcuni effetti minori, e che chiunque abbia un interesse successorio può agire per far dichiarare nullo il matrimonio (Cass. 29 maggio 2024, n. 15028).
La situazione è diversa per gli affini in linea collaterale di secondo grado (i cognati). Esiste un divieto, ma non è assoluto. Il tribunale, su ricorso degli interessati, può autorizzare il matrimonio tra cognati.
L’autorizzazione può essere concessa anche agli affini in linea retta solo nel caso specifico in cui l’affinità derivi da un matrimonio dichiarato nullo (e non sciolto per morte o divorzio).
La procedura per ottenere l’autorizzazione prevede:
Se il permesso viene negato o non viene chiesto, il matrimonio contratto è annullabile. Contro il decreto del tribunale si può fare reclamo alla corte d’appello, che decide in via definitiva con ordinanza.
Quando bisogna pagare gli alimenti ai suoceri?
Uno degli aspetti più concreti dell’affinità riguarda il portafoglio. Esiste una solidarietà familiare che si estende ai parenti acquisiti. Secondo la legge, sono tenuti all’obbligo di prestare gli alimenti (un sostegno economico per chi è in stato di bisogno):
Questo significa che se un suocero si trova in grave difficoltà economica, il genero o la nuora potrebbero essere chiamati a contribuire.
Tuttavia, questo obbligo non è eterno. L’obbligazione alimentare tra affini cessa quando:
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la persona che ha diritto agli alimenti passa a nuove nozze;
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il coniuge da cui deriva l’affinità e i figli nati dalla sua unione (e i loro discendenti) sono morti (art. 434 c.c.).
Attenzione al divorzio: la pronuncia di scioglimento del matrimonio non fa cadere automaticamente l’obbligo degli alimenti verso i suoceri. L’obbligo cessa solo se l’avente diritto si risposa e se non sono vivi i figli nati dal matrimonio o i loro discendenti (Cons. St., sez. V, n. 806/1991). Quindi, se ci sono nipoti in vita, l’obbligo verso l’ex suocero potrebbe persistere.
I parenti acquisiti hanno diritto all’eredità?
Nonostante i doveri alimentari e i divieti matrimoniali, la legge è netta sul piano successorio. Tra gli affini non esistono diritti ereditari. Questo significa che, alla morte di una persona, i cognati o i suoceri non rientrano tra gli eredi legittimi e non hanno diritto a nessuna quota del patrimonio per legge, a meno che non vengano esplicitamente nominati in un testamento (sempre nel rispetto delle quote riservate ai parenti stretti).
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Angelo Greco
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