
Un evento può essere molto più di una manifestazione. Può diventare uno strumento di marketing territoriale, un acceleratore turistico e un generatore di valore economico diffuso. Quando pubblico e privato riescono a lavorare insieme con una visione condivisa, infatti, anche un festival può trasformarsi in un vero volano per alberghi, ristoranti, produttori locali e attività commerciali.
È quanto sta accadendo a Sansepolcro, nell’Aretino, in Toscana, con “Primi dei Primi”, la manifestazione dedicata alla pasta che in appena due edizioni è riuscita a ritagliarsi uno spazio importante nel panorama degli eventi enogastronomici nazionali.
La seconda edizione del festival (1-3 maggio scorsi) nello storico borgo toscano che vide nascere nel 1827 la Buitoni, il primo pastificio industriale italiano, ha registrato migliaia di presenze e un incremento del 15% sia dei visitatori sia dei ristoranti coinvolti.
Promosso dal Comune di Sansepolcro e da Confcommercio, in collaborazione con Terretrusche Events e l’Associazione dei Commercianti del Centro Storico, il festival ha portato in città 30 chef, tra cui 7 stellati, oltre al maestro pasticcere Iginio Massari, insignito del Premio Primi dei Primi Città di Sansepolcro, e a diversi esponenti delle istituzioni.
Un progetto nato per valorizzare il territorio
Dietro il successo della manifestazione c’è soprattutto una strategia precisa: utilizzare l’enogastronomia come leva per valorizzare un territorio ricco di attrattive artistiche, culturali e imprenditoriali, ma forse ancora non conosciute quanto dovrebbero. Sansepolcro, crocevia naturale tra Toscana, Umbria, Marche e Romagna, custodisce infatti un patrimonio che va ben oltre la cucina: dalle opere di Piero della Francesca, che proprio qui ebbe i natali e di cui sono oggi custodite diverse opere, alle eccellenze industriali come appunto Buitoni, ma anche Aboca, azienda pioniera nel mercato dei dispositivi medici e degli integratori a base vegetale da sempre attenta alla sostenibilità, e Inghirami, storica maison specializzata nelle camicie di alta qualità.
“L’idea dell’evento”, spiega Fabrizio Innocenti, sindaco di Sansepolcro, che ha voluto fortemente questo festival, “è nata da una domanda molto semplice: come possiamo valorizzare davvero l’identità di Sansepolcro e riportare persone nel centro storico? Per anni abbiamo associato il nome Buitoni alla città senza mai trasformarlo in un vero progetto di promozione territoriale. Da qui è nata la volontà di costruire un evento dedicato alla cultura della pasta”.
Un’idea vincente che sta pagando. “Non vogliamo organizzare una semplice festa gastronomica, ma creare un appuntamento capace di valorizzare identità, cultura ed economia locale con l’obiettivo principale”, continua il sindaco, “di far vivere il centro storico e sostenere il commercio locale in un momento in cui i negozi devono confrontarsi con i centri commerciali e l’e-commerce”.


Una visione condivisa da Vittorio Camorri, chef e presidente di Terretrusche Events, motore operativo del progetto, grazie ad altri importanti eventi di cui è ideatore, come, fra tutti, il Festival Chianina & Syrah di Cortona, e naturalmente grazie alla rete di top chef di cui fa parte. “Un evento come Primi dei Primi significa portare persone a Sansepolcro con l’obiettivo di trasformare la visibilità in economia reale e costruire un indotto che continui a produrre valore anche dopo la fine del festival“.
La risposta del pubblico sembra aver premiato questa intuizione. Nel corso della manifestazione sono state cucinate oltre sette tonnellate di pasta, tutte le masterclass hanno registrato il sold out, mentre la Cena di Gala, nella splendida cornice del chiostro del convento di San Francesco, ha superato le 150 presenze e grande partecipazione hanno fatto registrare anche la Pasta Chef Street Experience e la tradizionale Spaghettata di mezzanotte in piazza.
“Ogni euro investito in promozione, cultura ed enogastronomia può trasformarsi in nuove opportunità per tutta la comunità e il tessuto produttivo locale”, spiega il sindaco. “La vera sfida è costruire un evento capace di creare valore non per tre giorni, ma per tutto l’anno“.
Che certamente avviene anche attraverso la capacità di scambiare esperienze e creare network virtuosi.
“Il bello di questi eventi”, sottolinea Camorri, “è la contaminazione positiva che si crea: gli chef incontrano produttori, ristoratori e aziende locali, scoprono nuovi ingredienti e spesso li portano poi nelle loro carte. Un meccanismo che genera promozione ben oltre la durata dell’evento e che contribuisce a rafforzare la reputazione del territorio. Coinvolgere chef stellati e protagonisti dell’alta cucina significa dare ancora più visibilità alle produzioni e alle eccellenze locali, oltre che a tutte le altre attrattive del territorio”.


Sansepolcro, un luogo tutto da scoprire
Un borgo, quello di Sansepolcro, che in effetti di attrattive ne ha parecchie, anche a livello paesaggistico ed artistico, molte delle quali ancora da scoprire, perché spesso “offuscate” da altre realtà toscane più rinomate. Da Piero della Francesca, di cui si conserva, oltre alla casa, anche alcune delle opere più significative, custodite nel Museo Civico (l’unico al mondo a ospitare quattro lavori del grande pittore), ad altri artisti quali Raffaellino del Colle Matteo di Giovanni, che come Piero ebbero proprio qui i natali.
Fino a Luca Pacioli, nato a Sansepolcro nel 1445, forse più conosciuto all’estero che in Italia, come dimostra il continuo arrivo di studiosi da tutto il mondo. Pacioli, matematico e frate francescano, è considerato il padre della contabilità moderna: fu lui a sistematizzare la partita doppia nella sua celebre Summa de arithmetica, geometria, proportioni et proportionalità (1494), testo che ha rivoluzionato il commercio europeo, docente e intellettuale di rango, che non a caso Leonardo da Vinci definì suo maestro di matematica, collocandolo al centro di quella stagione in cui arte, scienza ed economia si fondevano nella nascita del pensiero moderno.
Tutto il centro storico è un concentrato di capolavori artistici con la cattedrale e autentici gioiellini artistici quali la chiesa di San Lorenzo, che custodisce un Rosso Fiorentino, la chiesa di Sant’Antonio Abate, che conserva invece un Signorelli, e il Museo della Vetrata nell’ex Chiesa di San Giovanni Battista con la grande riproduzione dell’Ultima cena leonardesca realizzata tra il 1937 e il 1942 da Rosa e Cecilia Moretti Caselli.


Intorno un contesto paesaggistico e spirituale unico: luoghi attraversati dai Cammini di San Francesco, che collegano La Verna (il monte dove il Poverello ricevette le stimmate) ad Assisi, di cui Sansepolcro, noto anche per la tradizione del merletto a fuselli e per quella dei campanari, rappresenta una tappa naturale di passaggio e di incontro, come avviene per esempio nell’Eremo di Montecasale, luogo fuori dal mondo che ancora oggi accoglie i pellegrini in un contesto naturalistico di grande impatto.
“Quello che vogliamo continuare a promuovere”, conclude il sindaco Innocenti, “è una vera cultura della bellezza e del buon vivere: mangiare bene, stare insieme e riscoprire il fascino e la bellezza dei nostri luoghi. Per farlo puntiamo sulle nostre eccellenze, sulla nostra accoglienza, su una buona qualità della vita e sul modo genuino, tipico degli abitanti di Sansepolcro, di relazionarsi agli altri. Il nostro compito è creare occasioni perché queste eccellenze si incontrino, collaborino e diventino motore di sviluppo“.
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Vincenzo Petraglia
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