Per sapere se la fauna selvatica sarà gestita e non solo tutelata come prevede il Pdl 2984, occorrerà ormai aspettare la ripresa dei lavori delle commissioni parlamentari a settembre.
Da parte della maggioranza si è puntato a un’accelerazione per approvare il ddl caccia, soprannominato “sparatutto” dalle associazioni animaliste, dando il via alla discussione nella sola commissione Agricoltura della Camera (al Senato il testo era stato esaminato anche dalla commissione ambiente- ndr.) negli ultimi giorni di lavoro parlamentare prima della pausa agostana.
Le opposizioni, da parte loro, hanno giocato la carta dell’ostruzionismo (1 milione gli emendamenti presentati dai soli cinquestelle) ma anche alcuni spezzoni della maggioranza, in particolare Forza Italia, hanno presentato a loro volta degli emendamenti e nel fascicolo sono inseriti delle proposte per migliorare il testo nelle parti più critiche. Nelle ultime due sedute il 3 e 4 agosto sono stati discussi e respinti tre emendamenti.
La mobilitazione degli animalisti
La società civile e le associazioni animaliste non sono rimaste ferme, dando vita a una forte mobilitazione. Da parte delle organizzazioni si sono accesi gli spot sui punti più controversi della norma in discussione.
Di questi abbiamo parlato con il responsabile Area animali selvatici della Lega anti vivisezione – Lav, Massimo Vitturi. Che premette: «La grande menzogna che ci stanno vendendo è che questa operazione è necessaria per ridurre i danni all’agricoltura e gli incidenti stradali, ma anche contenere la peste suina. In realtà non è non è vero è tutto falso. Questa è solo una manovra per favorire i cacciatori».
Da cacciatori a bio-regolatori
Definire l’attività venatoria come uno strumento che concorre alla tutela della biodiversità porta Vitturi a definire questa una vera e propria «apoteosi. Vogliono definire i cacciatori dei bio regolatori, è una mistificazione della loro attività. Giocando sulle parole, vogliono rendere la caccia più tollerabile dai cittadini».
Per l’esperto della Lav «È quello che succede in giro per il mondo. Cioè la Russia non fa la guerra all’Ucraina, ma fa un’operazione militare speciale. Tanto per dirne una. Si utilizzano degli eufemismi per ammorbidire l’impatto sui cittadini, perché sono consapevoli che i cacciatori non piacciono alla stragrande maggioranza degli italiani».
Per loro gli animali selvatici sono sul territorio, in esclusiva funzione di quelli che sono gli interessi umani e quindi gli interessi economici
Massimo Vitturi
E ancora, «definirli bio regolatori allontana la loro attività – che è uccidere degli animali – dalla consapevolezza dei cittadini su quello che fanno e poi dire che è utile alla tutela della biodiversità quando non esiste uno straccio di documento scientifico che certifichi questa ipotesi è pura fantasia».
Nessuna scientificità dunque? «Non c’è alcuna documentazione che riporti uno studio che riconosca alla caccia una tutela della biodiversità. Questa è la prima mistificazione». Insiste Vitturi. «L’altra grande modifica che vogliono apportare è che oggi la norma vigente parla di “tutela della fauna selvatica e disciplina dell’esercizio venatorio”. Loro qui inseriscono “e gestione della fauna selvatica e esercizio venatorio».
Dalla protezione alla gestione degli animali
La fauna selvatica più che protetta va gestita quindi? «Diventa un soggetto che non è più da considerare nel senso della tutela che pure viene considerata» spiega Vitturi. Che aggiunge «ma diventa addirittura un elemento di gestione, come una cosa, come fosse un ponte da gestire che quindi deve essere controllato ogni tanto manutenuto eccetera. Quindi per loro gli animali selvatici sono sul territorio, in esclusiva funzione di quelli che sono gli interessi umani e quindi gli interessi economici».
Cambia il ruolo dell’Ispra
Nel testo viene ampliato il potere decisionale delle Regioni per quanto riguarda il calendario venatorio e il parere dell’Ispra perde il suo valore regolatorio. «Vogliono annichilire il ruolo dell’Ispra perché è un ente scientifico e quindi non sta a sentire le lobby dei cacciatori, non sente neppure noi delle associazioni», ammette Vitturi.

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NELL’ITALIA DEI PAESI-PERSONA
«Applica le regole mutuate dalla scienza della conservazione e quindi può imporre, per esempio, sui calendari venatori di dire “questa specie quest’anno non si caccia perché a rischio quest’altra la potete cacciare solo tre giorni o solo un giorno alla settimana e non tre”. L’Ispra ora può dare delle indicazioni che devono essere riportate poi dalle singole Regioni che sono poi quelle che devono promulgare a deliberare i calendari venatori».
Per il responsabile Lav, inoltre, «questo disegno di legge rimuove il potere scientifico di Ispra e lo va ad assimilare o addirittura subordinare a quello del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale, che è un comitato che non ha nulla di scientifico ed è infarcito di cacciatori e agricoltori».
Calendari venatori più lunghi? Migratori a rischio?
Una delle osservazioni fatte in questi mesi, quando la proposta di legge era ancora al Senato, riguarda le specie migratorie e il loro periodo riproduttivo che rischia di non essere più salvaguardato.
«Oggi la norma vigente prevede che la stagione di caccia si chiuda inevitabilmente entro la prima decade di febbraio. Perché poi si avvia la migrazione di ritorno degli uccelli che tornano nel nord Europa perché vanno ai luoghi di nidificazione e quindi bisogna evitare di sparargli perché è un periodo molto delicato e questo non lo dice la Lav o gli animalisti, lo dicono le direttive europee. Per questo anche occorre evitare che con questo disegno di legge venga rimosso questo limite della prima decade di febbraio».
Il nodo richiami vivi
La nuova normativa, prevede inoltre la liberalizzazione della detenzione di richiami vivi nati in cattività e si eliminano i tetti per l’autorizzazione degli appostamenti fissi, demandandone la regolazione alle Regioni, purché si tratti di strutture precarie e rimovibili. Anche questo uno dei punti controversi.
«Diciamo che fino a oggi è solo vietata la cattura in natura ed è consentito fino a un numero massimo di 40 esemplari l’utilizzo di uccelli da richiamo allegato. La norma», spiega Vitturi, «vuole da una parte riaprire gli impianti di cattura, i cosiddetti roccoli».
Gabbiette grandi come fogli A4
In queste reti si catturano gli uccelli migratori che poi dopo aver percorso migliaia di chilometri «finiscono la loro vita all’interno dei una gabbietta che ha le dimensioni di un foglio A4», continua ricordando inoltre che si rischia di dare il via libera al bracconaggio.
«Già oggi c’è un’intensa attività di bracconaggio che fa passare per allevati uccelli catturati illegalmente in natura, inseriscono gli anelli forzatamente facendo sì che sembrino uccelli provenienti da un allevamento. Un domani che non ci sarà più limite numerico, figuriamoci quanto bracconaggio ci sarà» constata amaramente Vitturi.
I prossimi mesi
Per il responsabile fauna selvatica di Lav l’aver evitato la procedura d’urgenza con la quale sembra si volesse affrontare la norma dopo il passaggio dal Senato alla Camera è un primo punto.
Ma, conclude: «Stanno comunque andando avanti speditamente e la ragione è evidente. Vogliono che questa norma sia approvata prima dell’apertura della prossima stagione di caccia che è la terza domenica di settembre e che è l’ultima prima delle elezioni. Quello cui puntiamo è scavallare la pausa estiva e cercare di fare tutto l’ostruzionismo possibile perché comunque almeno la stagione di caccia non incominci con queste nuove regole».
In apertura Photo by mohammed OUZZAOUI on Unsplash
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Antonietta Nembri
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