90 milioni di bambini sotto i cinque anni non hanno un solo giocattolo. Nemmeno un oggetto domestico da usare per giocare. 80 milioni di bimbi tra i 2 e i 4 anni non giocano mai con un genitore o con chi se ne prende cura: circa uno su cinque in tutto il mondo.
Sono solo alcuni numeri del nuovo rapporto Unicef “The Power of Play: A global data story“, pubblicato oggi, 11 giugno 2026, in occasione della Giornata internazionale del gioco.
Si tratta dell’analisi globale più ampia mai realizzata sull’accesso dei bambini al gioco in ambito domestico: quasi 100 paesi coinvolti, dati raccolti nell’arco di 15 anni fino al 2024. Il quadro che emerge è preoccupante, e soprattutto non mostra miglioramenti di rilievo, se non nell’accesso a una varietà sufficiente di giocattoli, in alcune aree dell’America Latina, dei Caraibi e dell’Africa subsahariana.
Africa subsahariana e Asia meridionale le zone critiche
Le disparità geografiche sono nette. Tre quarti dei bambini che non giocano con un adulto di riferimento vivono nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale. Le stesse due regioni rappresentano circa due terzi di tutti i bambini che crescono senza giocattoli.
Più in generale, i bambini nei paesi a basso reddito hanno il 25% di probabilità in meno di giocare con una figura di riferimento rispetto ai coetanei nei paesi ricchi, e meno della metà dispone di una varietà adeguata di oggetti con cui giocare.
Le disuguaglianze si riproducono anche all’interno dei singoli paesi: le famiglie più povere, quelle rurali e i bambini le cui madri non hanno un’istruzione formale sono i più colpiti.
C’è poi un dato che attraversa ogni regione e ogni fascia di reddito: i bambini giocano con i padri quasi la metà delle volte rispetto a quanto fanno con le madri o con altri adulti. Un divario che i programmi di sostegno alla genitorialità tendono a perpetuare, rivolgendosi ancora quasi esclusivamente alle madri.
Lamine Yamal, dal campo da calcio al campo dei diritti
In occasione della Giornata del gioco, che quest’anno coincide con l’avvio dei Mondiali di calcio, Unicef nomina Lamine Yamal, diciottenne attaccante del Barcellona e della nazionale spagnola, nuovo Goodwill Ambassador dell’Unicef. A lui ora il compito di testimoniare e difendere il diritto di ogni bambino a giocare.
Yamal, cresciuto tra le strade di Mataró con «una famiglia, un pallone, un parco e un sogno», diventa voce di quei 90 milioni di bambini che non hanno un gioco e forse neanche un pallone.
«Sono incredibilmente orgoglioso di diventare Goodwill Ambassador dell’Unicef”, ha dichiarato Lamine. «Crescendo, tutto ciò che avevo era una famiglia, un pallone, un parco e un sogno. Giocare a calcio mi ha dato una struttura, un senso di appartenenza e speranza per il futuro».
Per questo, «so quanto sia importante per i bambini avere un luogo sicuro dove giocare, in modo che possano semplicemente godersi l’infanzia, scoprire il mondo, dare sfogo alla fantasia e crescere. Eppure, milioni di bambini in tutto il mondo stanno crescendo senza spazi sicuri in cui giocare. Quando ai bambini viene negata la possibilità di giocare, perdono l’opportunità di sviluppare le loro capacità, fare amicizia e immaginare un futuro più luminoso».
Child-Friendly Spaces in Khartoum serve as integrated hubs for child protection, offering psychosocial support, learning, recreation, and access to specialized services. They link case management, GBV prevention, and explosive ordnance risk education. Over 900 children are participating in CFS activities.
Nel suo ruolo di Goodwill Ambassador, Lamine si concentrerà sul diritto dei bambini al gioco e sul sostegno ai bambini che vivono in situazioni di emergenza umanitaria, come conflitti o disastri naturali. Con oltre 87 milioni di follower complessivi e un pubblico di giovani fan non solo in Europa ma in tutto il mondo, Lamine Yamal ha la capacità di raggiungere e ispirare il pubblico, consolidando il suo precedente impegno a favore dei diritti dei bambini.
In occasione della Giornata mondiale dell’infanzia del 2024, ad esempio, ha scritto una lettera al fratello minore condividendo le sue speranze per i bambini di tutto il mondo.
L’anno scorso ha ceduto i suoi account sui social media alla piccola Ahinora di 9 anni della Guinea Equatoriale – il paese d’origine della madre di Lamine – permettendole di mostrare al mondo come vive i suoi diritti giorno per giorno, e ha riflettuto con i suoi genitori sui giochi della loro infanzia in un breve video, sottolineando come il gioco unisca le generazioni.
Perché il gioco conta. L’appello di Unicef
Perché il gioco non è solo svago. La ricerca lo conferma: il gioco è il modo in cui i bambini imparano, costruiscono relazioni sociali, sviluppano fiducia in sé stessi e capacità comunicative. La ricerca dimostra che il gioco è fondamentale per il modo in cui i bambini imparano, costruiscono relazioni e crescono, specialmente quando è condiviso con una figura di riferimento o un amico.
Eppure, la povertà, i conflitti e la mancanza di sostegno negano a milioni di bambini il gioco e gli spazi sicuri di cui hanno bisogno – liberi da violenza e sfruttamento – per esplorare e immaginare.
Per questo, Unicef rivolge ai governi, le imprese e le altre parti interessate alcune richieste.
Primo, potenziare i servizi (compresi i programmi di genitorialità) che promuovono il gioco e le relazioni. Secondo, garantire l’accesso alla scuola dell’infanzia e all’apprendimento attraverso il gioco per ogni bambino dai 3 ai 6 anni. Terzo, assicurare che ogni bambino abbia accesso ad aree gioco sicure, inclusive e ben tenute.
«Il nostro nuovo rapporto mostra come fattori quali i conflitti e la povertà possano rendere più difficile per i genitori e chi si prende cura dei bambini fornire ai più piccoli il sostegno di cui hanno bisogno per crescere e prosperare”, osserva Catherine Russell, direttrice generale dell’Unicef.
«Investire nella protezione sociale e nei servizi per la prima infanzia può dare alle famiglie il tempo e le risorse necessarie per garantire che i bambini abbiano un buon inizio di vita», conclude Russell.
Foto apertura: Lamine Yamal (© UNICEF/UN0866787/)
Foto interna: © UNICEF/UNI849017/Panjwani
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Chiara Ludovisi
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