Per combattere il caporalato, servono leggi e pene, ma anche buone idee e strumenti concreti che le rendano operative: la norma c’è, è la 1999 del 2016. La sua efficacia, però, è ancora parziale, come ha drammaticamente dimostrato la vicenda dei quattro braccianti arsi vivi dai loro caporali, ad Amendolara, proprio pochi giorni fa.
Di leggi, strumenti, dati e progetti, ma anche di valori si è parlato oggi presso la sede del Movimento Cristiano Lavoratori, a Roma, che ha ospitato la conferenza stampa di avvio del “Recruiting Day – Matching Lavoro Straniero”.
L’iniziativa, promossa dall’Associazione Lavoratori Stranieri – sviluppata all’interno del progetto “Sportello di integrazione lavorativa per cittadini stranieri” finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – si pone l’obiettivo di far incontrare cittadini stranieri e imprese con fab bisogni occupazionali specifici.
Uno strumento operativo di politiche attive del lavoro, che, attraverso 17 eventi programmati in tutte le regioni d’Italia, consentirà colloqui strutturati, tempi definiti e un’interazione diretta ed efficace tra imprese e candidati.
L’iniziativa, inoltre, si avvale della piattaforma Migrants.Work come strumento di supporto alla preselezione, alla profilazione dei candidati e alla gestione delle candidature, contribuendo all’efficacia e alla trasparenza dei processi di inserimento professionale favorendo una gestione ordinata dei processi di incontro tra lavoratori stranieri e imprese.
Uno strumento di reclutamento legale, come risposta a quel reclutamento illegale che avviene tramite i caporali e che produce minacce, marginalità, sfruttamento, violazione dei diritti. E a volte uccide.
Un fondo da sbloccare: appello a Piantedosi
«L’iniziativa che presentiamo oggi si inserisce all’interno di un percorso che portiamo avanti da tempo per accreditare l’immigrazione come una risorsa per l’Italia, sul piano della demografia e sul piano occupazionale», ha detto Paolo Ragusa, presidente di Als Mcl.
«Per questo, regolare l’ingresso dei lavoratori stranieri è fondamentale e noi stiamo cercando di farlo attraverso la promozione di uno strumento importante come i corridoi lavorativi, ma anche con i Recruiting Day che lanciamo oggi, cioè un canale di inserimento lavorativo legale e certificato che contrasta fenomeni come lo sfruttamento, il caporalato e l’intermediazione illecita».
«Da qui oggi inoltre – ha aggiunto Ragusa – vogliamo lanciare un appello al Governo: con la finanziaria del 2025 è stato istituito un fondo per il contrasto al reclutamento illegale della manodopera straniera, ma oggi queste risorse sono ancora ferme. Chiediamo quindi al ministro Piantedosi che questo fondo venga finalmente sbloccato e le risorse vengano messe a disposizione degli enti del Terzo Settore, come previsto dalla norma, per sviluppare percorsi virtuosi che permettano di tutelare i lavoratori stranieri».
Un tavolo da allargare (al Terzo settore)
Altro strumento, già attivo ma che è possibile e necessario rafforzare, è il Tavolo operativo per il contrasto al caporalato. A tale riguardo, il presidente di Mcl, Alfonso Luzzi, ha annunciato una novità, in qualità di consigliere Cnel. «Un disegno di legge di iniziativa del Cnel, che approveremo proprio oggi pomeriggio e che prevede, tra l’altro, l’allargamento del Tavolo agli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti», ha riferito.
Nello stesso disegno di legge, «chiediamo l’istituzione di un Sistema informativo specifico per la lotta al caporalato nell’agricoltura, come strumento di condivisione delle informazioni tra le amministratori statali e le regioni. Qui confluirebbero tutti i principali dati su questo settore, raccolti dalle diverse istituzioni coinvolte, tra cui Cnel, Inps, Inail, Istat, Agea, oltre a regioni e province autonome».
Il lavoro e la Chiesa
Ampio spazio alla riflessione sul valore del lavoro e della giustizia sociale, grazie agli interventi di Mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale Fondazione Migrantes e Mons. Marco Malizia, consigliere ecclesiastico Ministero degli Esteri. «Come ricorda la grande tradizione sociale della Chiesa, il lavoro nobilita la persona; è mezzo di sostentamento, ma anche via di realizzazione personale e di inserimento nella comunità», ha detto Mons. Felicolo.
«Per questo, iniziative come quella presentata oggi non sono soltanto mezzi per facilitare incontri, ma sono un modo anche per custodire pratiche che rispettano la persona. Perché il progetto produca risultati duraturi è infatti necessario che il matching sia pensato e realizzato secondo criteri di qualità. Questo potrà produrre una nuova stagione fatta di lavoro dignitoso, partecipazione reale e giustizia sociale».
Presente al tavolo anche la politica, con i deputati Alessandro Battilocchio e Giuseppe Castiglione.
Le 7 richieste di Nocap, dalla casa al bollino
E il terzo settore, con Simona Moscarelli, che ha presentato le riflessioni e le sei richieste dell’associazione Nocap: «Primo, gli alloggi: gli interventi fatti dalla politica, collocando container in piena campagna, hanno prodotto ghetti e baraccopoli, lontani dagli occhi, dal cuore e soprattutto dall’integrazione. Luoghi in cui le persone, a volte, si tolgono la vita. Bisogna garantire alloggi e condizioni di vita dignitosi».
In secondo luogo, «contratti, per contrastare non solo il lavoro nero, ma anche quello grigio, fatto di ore lavorate ma non dichiarate». Terzo, «regolarizzazione: chi non ha documenti non ha diritti e finisce per essere minacciato e sfruttato. Serve un atto di coraggio, per mettere in regola i 300-400 mila irregolari».
Quarto, «i controlli, non solo tramite gli ispettori – che non sono sufficienti – ma con tutti gli strumenti di verifica oggi disponibili». Quinto, «il trasporto: noi come Nocap abbiamo dieci pulmini con cui prendiamo i lavoratori nei ghetti e li portiamo in aziende selezionate, in cui i loro diritti e le loro dignità siano garantiti».
Sesto, «un bollino per chi rispetta una filiera etica, perché anche la grande distribuzione deve essere coinvolta». Infine, «il giusto prezzo, che deve essere costruito dal basso».
Aumentano denunce e pene
L’ultima parte dell’incontro è stata dedicata ai dati sui controlli e i procedimenti, riferiti da Paola Cosentino, responsabile dell’Osservatorio Als Mcl sullo sfruttamento lavorativo, il caporalato e l’intermediazione illecita. «L’art. 603-bis c.p., introdotto e rafforzato dalla legge n.199/2016, disciplina il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo, ampliando la responsabilità penale dal reclutamento illecito di manodopera allo sfruttamento diretto da parte del datore di lavoro», ha detto.
Sulla base del Rapporto del Governo Italiano sull’applicazione della Convenzione Oil 29/1930 sul lavoro forzato, i procedimenti che fanno riferimento a questo reato sono in crescita:

Così come è in netta crescita il numero delle persone raggiunte da misure restrittive: da 60 del 2023 a 123 nel 2024, con una crescita del 105%.


«Il sistema penale mostra una crescente efficacia nella repressione dello sfruttamento lavorativo, con un aumento significativo dei condannati definitivi per caporalato e un consolidamento della capacità repressiva nei confronti dello sfruttamento lavorativo», ha commentato Castellani
Segno che combattere il caporalato è possibile, mettendo in campo tutti gli strumenti necessari, esistenti o ancora da inventare: politici, giuridici, economici e sociali.
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Chiara Ludovisi
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