Se manca la motivazione del fondato pericolo per la riscossione, il giudice riduce la cartella all’importo ordinario eseguibile, senza annullarla integralmente. Lo chiarisce la Cassazione con l’ordinanza 13768/2026.
Il contribuente riceve una cartella di pagamento con un importo altissimo: imposte, sanzioni e interessi tutti insieme, esigibili subito nonostante sia pendente un ricorso. È quello che si chiama ruolo straordinario — uno strumento che consente al fisco di riscuotere l’intera pretesa tributaria immediatamente, senza attendere l’esito del giudizio, quando esiste un fondato pericolo per la riscossione.
Il contribuente impugna la cartella sostenendo che manca la motivazione del fondato pericolo. Ha ragione — ma cosa succede? Il giudice annulla l’intera cartella? No, dice la Cassazione con l’ordinanza n. 13768/2026: il giudice deve ricondurre la cartella all’importo che sarebbe stato eseguibile secondo le regole ordinarie, eliminando le sanzioni che in quel momento non sarebbero ancora esigibili, ma lasciando in piedi il resto.
La domanda su se la cartella con ruolo straordinario senza motivazione si annulli integralmente ha risposta negativa, e capire perché richiede di conoscere come funzionano il ruolo straordinario e le regole sulla riscossione in pendenza di giudizio.
Il ruolo straordinario: cos’è e quando si forma
Il ruolo straordinario è disciplinato dall’art. 15-bis del D.P.R. n. 602/1973. Consente all’Agenzia delle Entrate-Riscossione di iscrivere a ruolo e riscuotere l’intera pretesa tributaria — imposte, sanzioni e interessi — anche quando il contribuente ha presentato ricorso e il giudizio è ancora pendente.
Si tratta di una deroga significativa alla regola ordinaria. In condizioni normali, durante la pendenza del giudizio, il fisco può riscuotere solo quote progressive della pretesa — in sostanza, una parte delle imposte ma non ancora le sanzioni per intero, che diventano esigibili solo con le sentenze successive. Questa progressione è disciplinata dall’art. 68 del D.Lgs. n. 546/1992.
Il ruolo straordinario supera questa progressione e rende tutto immediatamente esigibile. Ma questa deroga è giustificata solo dalla presenza di un fondato pericolo per la riscossione: il rischio concreto che il contribuente, se si attendesse la fine del giudizio, non avrebbe più le risorse per pagare.
L’obbligo di motivazione del fondato pericolo
Il presupposto del ruolo straordinario — il fondato pericolo per la riscossione — deve essere motivato. Il fisco non può semplicemente formare il ruolo straordinario senza spiegare al contribuente le ragioni per cui ritiene sussistente quel pericolo.
La motivazione serve a due scopi: consente al contribuente di capire perché è sottoposto a una misura eccezionale e di contestarla efficacemente in giudizio; consente al giudice di verificare se i presupposti di legge erano effettivamente presenti.
La Cassazione con l’ordinanza n. 13768/2026 conferma che, quando il fisco procede a formare il ruolo straordinario, deve spiegare le ragioni che giustificano l’applicazione di questa misura eccezionale. La mancanza di motivazione è un vizio che il contribuente può eccepire davanti al giudice tributario.
Le conseguenze del vizio di motivazione: non l’annullamento totale
Qui sta il punto più importante e innovativo della pronuncia. Quando il giudice tributario accoglie l’eccezione del contribuente sulla mancanza di motivazione del fondato pericolo, qual è la conseguenza?
La risposta intuitiva — e quella che il contribuente sperava — sarebbe l’annullamento integrale della cartella. La Cassazione dice invece che questa conseguenza è errata.
Il giudizio tributario è un processo di annullamento-merito: il giudice non si limita ad annullare l’atto impugnato quando riscontra un vizio, ma deve accertare anche l’effettivo quantum dovuto. Non è sufficiente dichiarare che l’atto è illegittimo per un aspetto specifico: occorre determinare quanto il contribuente deve effettivamente pagare.
Di conseguenza, quando il ruolo straordinario è stato formato senza la motivazione del fondato pericolo, il giudice deve ricondurre la cartella all’importo ordinariamente eseguibile in quella fase del giudizio — vale a dire, depurare la cartella delle sanzioni che non sarebbero ancora esigibili in pendenza del primo grado di giudizio.
La progressione ordinaria: cosa sarebbe esigibile senza il ruolo straordinario
Per capire a cosa viene ricondotta la cartella, occorre conoscere le regole ordinarie sulla riscossione in pendenza di giudizio, stabilite dall’art. 68 del D.Lgs. n. 546/1992.
In pendenza del giudizio di primo grado, il fisco può riscuotere solo una parte dell’imposta contestata — due terzi dell’imposta in base all’accertamento — ma le sanzioni non sono ancora esigibili: diventano riscuotibili progressivamente con le sentenze di primo e secondo grado.
Il ruolo straordinario, se formato senza motivazione del fondato pericolo, deve essere quindi ridotto all’importo eseguibile secondo questa progressione: imposte nella misura prevista per la fase processuale in corso, ma non le sanzioni che in quella fase non sarebbero ancora esigibili.
Il caso peculiare delle cartelle da controllo automatizzato
L’ordinanza affronta anche una singolarità tecnica rilevante. Le cartelle emesse in base all’art. 36-bis del D.P.R. n. 600/1973 — quelle derivanti dai controlli automatizzati delle dichiarazioni — sono già per natura iscrizioni a ruolo a titolo definitivo: contengono l’intero importo di imposte, sanzioni e interessi. Non è prevista per loro la riscossione frazionata in pendenza di giudizio.
Tuttavia, la Cassazione chiarisce che anche in questo caso le sanzioni dovrebbero essere eseguibili solo dopo la sentenza di primo grado, nella progressione stabilita dall’art. 68 del D.Lgs. n. 546/1992, in virtù del criterio sancito dall’art. 19 del D.Lgs. n. 472/1997 — che regola l’esecuzione delle sanzioni tributarie e si applica anche quando non è prevista la riscossione frazionata.
Questo significa che il ruolo straordinario formato su una cartella da controllo automatizzato — senza la motivazione del fondato pericolo — non può rendere immediatamente esigibili le sanzioni: il giudice deve ricondurre anche questa cartella alla progressione ordinaria.
Le conseguenze pratiche per il contribuente
Il contribuente che riceve una cartella con iscrizione a ruolo straordinaria e ritiene che manchi la motivazione del fondato pericolo deve impugnarla davanti alla Commissione Tributaria Provinciale — oggi Corte di Giustizia Tributaria di primo grado — eccependo specificatamente il vizio di motivazione.
Se il giudice accoglie l’eccezione, non otterrà l’annullamento totale della cartella ma la riduzione dell’importo eseguibile alle quote ordinariamente riscuotibili in quella fase processuale. Le sanzioni, in particolare, non saranno esigibili fino alla sentenza di primo grado.
Per ottenere la sospensione dell’esecuzione nelle more del giudizio, il contribuente può chiedere la sospensione cautelare ai sensi dell’art. 47 del D.Lgs. n. 546/1992, dimostrando il fumus boni iuris — la plausibilità delle proprie ragioni — e il periculum in mora — il rischio di un danno grave e irreparabile dall’esecuzione immediata.
In sintesi
Il ruolo straordinario consente al fisco di riscuotere l’intera pretesa tributaria immediatamente, ma solo in presenza di un fondato pericolo per la riscossione adeguatamente motivato. Se la motivazione manca, il giudice tributario non annulla l’intera cartella ma la riconduce all’importo eseguibile secondo le regole ordinarie, eliminando le sanzioni che in quella fase processuale non sarebbero ancora esigibili. Il giudizio tributario è un processo di merito che richiede l’accertamento dell’effettivo quantum dovuto, non il semplice annullamento dell’atto per vizio formale.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link



