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ROMA – Agricoltori e cittadini insieme per chiedere prezzi più equi, sostegno al settore primario e maggiore trasparenza lungo la filiera agroalimentare. È il messaggio portato da una delegazione di Cia Rovigo alla mobilitazione organizzata davanti a Montecitorio, dove l’organizzazione agricola ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà economiche che colpiscono contemporaneamente le imprese agricole e le famiglie.

I numeri evidenziano una situazione sempre più complessa. Tra agosto 2025 e agosto 2026, secondo i dati riportati da Cia Rovigo, i carburanti agricoli sono aumentati del 40%, mentre la benzina verde ha registrato un rincaro del 16%. I fertilizzanti sono saliti del 12% e le bollette di acqua, luce e gas del 9%.
A fronte dell’aumento dei costi di produzione, però, i prezzi riconosciuti agli agricoltori hanno seguito una direzione opposta. Uno studio di Cia Rovigo, elaborato sulla base dei dati Istat e Ismea, rileva infatti una forte contrazione delle quotazioni di diversi prodotti agricoli nell’arco di dodici mesi: -50% per l’olio extravergine d’oliva, -30% per le susine, -25% per le albicocche, -24% per il latte spot, -22% per pesche e pere e -15% per le mele.

Nel frattempo, l’inflazione è cresciuta mediamente del 3,8%, con conseguenze sul potere d’acquisto di lavoratori e pensionati.
«Si tratta di una stortura che va stanata – ha sottolineato Giuliano Rettore, direttore di Cia Rovigo –. Nell’immaginario collettivo, quando aumentano i prezzi finali crescono di pari passo anche i guadagni dei produttori. I dati dimostrano che non è affatto così, anzi».
Agricoltori e famiglie, difficoltà condivise
Da qui la scelta di scendere in piazza insieme ai cittadini. Secondo Cia Rovigo, infatti, imprese agricole e nuclei familiari condividono una condizione di vulnerabilità di fronte ai rincari e alle distorsioni del mercato. Da un lato, gli agricoltori devono sostenere costi crescenti senza riuscire necessariamente a trasferirli sui prezzi di vendita; dall’altro, le famiglie devono fare i conti con una spesa quotidiana sempre più pesante.
«Gli agricoltori e le famiglie polesane condividono la medesima condizione di vulnerabilità di fronte alle speculazioni e ai rincari. Di fatto, costituiscono gli anelli deboli e maggiormente penalizzati di un sistema stravolto», ha evidenziato Rettore.
La richiesta è quella di costruire un’alleanza capace di mettere al centro la tutela del lavoro agricolo, la sovranità alimentare e la sostenibilità economica delle famiglie. Un obiettivo che, per l’organizzazione, passa anche attraverso un diverso equilibrio nella distribuzione del valore lungo la filiera, affinché il prezzo pagato dal consumatore e quello riconosciuto al produttore non siano separati da divari difficili da giustificare.

A rischio anche il futuro delle aree rurali
Le preoccupazioni di Cia riguardano anche il progressivo abbandono delle aree marginali, un fenomeno che interessa direttamente i territori rurali e che può avere conseguenze significative anche per il Polesine.
La presenza degli agricoltori, infatti, non è legata soltanto alla produzione di cibo. Le aziende agricole contribuiscono alla manutenzione del paesaggio, alla cura dei canali di scolo e alla conservazione dei terrazzamenti. La loro scomparsa rischia quindi di compromettere la gestione del territorio e di aggravare i problemi idrogeologici.
A questo si aggiunge l’indebolimento del tessuto sociale ed economico, con lo spopolamento dei borghi e delle comunità rurali. Quando diminuiscono i residenti, anche i servizi essenziali, dalle scuole ai presidi sanitari fino ai trasporti, possono diventare più difficili da garantire, alimentando un circolo vizioso di impoverimento e abbandono.
Un altro tema centrale è quello della concorrenza internazionale. Secondo Cia, gli agricoltori europei si trovano a competere con prodotti provenienti da Paesi terzi che non sempre sono sottoposti agli stessi standard ambientali, sociali e di sicurezza alimentare richiesti nell’Unione europea. Una situazione che, insieme al peso dei dazi e alla mancanza di reciprocità commerciale, rischia di penalizzare le produzioni nazionali.

Le richieste: filiera trasparente e sostegni alle imprese
Sul fronte delle proposte, Cia punta anzitutto alla costruzione di una filiera agroalimentare più trasparente ed equa. Tra le misure indicate figurano contratti tipo, accordi quadro e clausole per una corretta ripartizione del valore tra i diversi soggetti della catena produttiva e commerciale.
L’organizzazione chiede inoltre strumenti di monitoraggio e controllo in grado di individuare tempestivamente le anomalie nei prezzi e le differenze tra i costi sostenuti dalle aziende agricole e i compensi effettivamente riconosciuti ai produttori. L’obiettivo è anche rafforzare il rispetto delle norme contro le pratiche commerciali sleali.
Tra le priorità rientrano la promozione degli acquisti di prodotti Made in Italy e il sostegno alla filiera corta, per favorire un rapporto più diretto tra produttori e consumatori.
«Chiediamo inoltre di rifinanziare il credito d’imposta sul gasolio agricolo, fermo da maggio», ha aggiunto Giuliano Rettore, sollecitando anche lo sblocco dei 40 milioni di euro già stanziati per i fertilizzanti.
Cia torna poi a chiedere l’approvazione di una legge nazionale sul consumo di suolo zero, con l’obiettivo di proteggere i terreni fertili e contrastare la cementificazione.
Acqua e fauna selvatica, le altre emergenze
Tra le questioni considerate strategiche figura anche la gestione della risorsa idrica. Per affrontare la crisi dell’acqua, Cia ritiene necessario avviare un piano straordinario per realizzare e ammodernare bacini di accumulo, sia aziendali sia consortili, e incentivare la diffusione di sistemi di irrigazione di precisione.
Misure che, nelle intenzioni dell’organizzazione, dovrebbero contribuire a rendere più efficiente l’utilizzo dell’acqua e a garantire maggiori certezze alle imprese agricole, soprattutto nei periodi di siccità.
In Polesine rimane inoltre aperta la questione della fauna selvatica, con particolare riferimento alla presenza delle nutrie. Per Cia è necessario passare da un approccio basato sulla protezione a uno orientato alla gestione, intervenendo sulla legge 157 del 1992.
La mobilitazione di Montecitorio si è conclusa con un appello rivolto alle istituzioni affinché il settore primario torni al centro delle politiche economiche.
«Scendiamo in piazza insieme ai cittadini – ha dichiarato Giorgio Puppin, presidente di Cia Veneto – perché la politica rimetta finalmente al centro il primario. Ne va della sopravvivenza stessa del comparto».
Una richiesta che, per Cia Rovigo, riguarda non soltanto il futuro delle aziende agricole, ma anche la capacità del territorio di garantire produzioni di qualità, presidio ambientale e un sistema alimentare sostenibile per produttori e consumatori.
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