La corsa alle politiche del 2027 è partita. A destra è nato Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che ha cambiato gli equilibri della coalizione. A sinistra nascono partiti e movimenti centristi attorno al Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Sullo sfondo c’è la nuova legge elettorale, che cambia le regole del gioco a pochi mesi dal voto. All’interno dei due poli i conflitti non mancano.
Viene quindi spontaneo chiedersi: sono coalizioni di programma o di comodo? Per rispondere abbiamo costruito un database di 142 posizioni su 32 temi e misurato quanto i partiti di ciascun polo la pensano allo stesso modo. Il risultato è sorprendente.
La legge elettorale decide le alleanze
Potrebbe sembrare un paradosso, ma in Italia potrebbe essere la legge elettorale a fare le coalizioni, non il contrario. Per capire come siamo arrivati alla situazione attuale è necessario fare un brevissimo excursus storico sui sistemi elettorali che si sono succeduti nel nostro Paese.
La legge elettorale rappresenta in sostanza le regole del gioco, ed in termini più tecnici è l’insieme di regole e procedure adottate in una democrazia per trasformare i voti espressi dai cittadini in seggi all’interno di un’assemblea legislativa.
In primo luogo, il Mattarellum del 1993, promosso dall’allora deputato Sergio Mattarella, non obbligava nessuno ad allearsi, ma rendeva molto costoso restare soli: con tre quarti dei seggi assegnati in collegi uninominali a turno unico, vinceva chi arrivava primo, e presentarsi divisi significava regalare il seggio agli avversari.
Fu questa convenienza, non un obbligo, a far nascere i poli che si sfidarono dal 1994. Nel 2005 il Porcellum tornò al proporzionale con un premio di maggioranza. Poi la Consulta intervenne bocciando nel 2014 il premio e, successivamente nel 2017, il ballottaggio che era stato introdotto dall’Italicum. A succedergli fu poi il Rosatellum, che prevedeva per entrambe le camere: il 37% dei seggi (147 alla Camera e 74 al Senato) assegnato con un sistema maggioritario a turno unico, il 61% dei seggi (rispettivamente 245 e 122) ripartito proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le previste soglie di sbarramento nazionali, il restante 2% riservato al voto degli italiani all’estero.
Oggi con l’approvazione dello Stabilicum, che a detta della maggioranza dovrebbe garantire un governo stabile e legittimato direttamente dal voto popolare, questo concetto si esaspera: questa riforma introduce, oltre alla soppressione di tutti i collegi uninominali, un sistema di impianto proporzionale con un premio di maggioranza fisso. Questo è il nodo centrale per comprendere questo valzer di alleanze: la coalizione che dovesse superare il 42% di voti sia alla Camera che al Senato si vedrebbe assegnati 70 seggi alla Camera, 35 al Senato, che permetterebbero di governare senza bisogno di alleanze fuori dal perimetro delle coalizioni elettorali.
Il messaggio è chiaro: per raggiungere la tanto agognata soglia del premio è necessario allargare fin da subito, questo però può rappresentare certamente un’arma a doppio taglio: ogni nuovo alleato porta voti e porta anche idee diverse che potrebbero far allontanare la base originaria.
L’analisi sui temi
Per costruire la mappa abbiamo raccolto la posizione di nove partiti, divisi in centro-sinistra (PD, M5S, AVS, Italia Viva) e centro-destra (FdI, Lega, Forza Italia, Noi Moderati, Futuro Nazionale), su 32 temi dell’attualità politica: 18 per il centro-sinistra e 14 per il centro-destra, per un totale di 142 posizioni. Ogni posizione si appoggia a una fonte verificabile, un articolo di agenzia o di giornale, un sito di partito o un contenuto social attribuibile.
A ogni posizione abbiamo assegnato un punteggio: +1 se il partito è favorevole alla misura indicata dal tema, −1 se è contrario, 0 se la posizione non è definita o è ambigua. Il segno dice solo se sostiene o respinge quella specifica misura.
Per misurare quanto i partiti di una stessa coalizione vadano d’accordo abbiamo scelto un indice di concordanza : per ogni coppia di partiti e per ogni tema, se i due stanno dalla stessa parte il tema vale 1 punto, se stanno da parti opposte vale 0, e se almeno uno dei due non ha una posizione netta vale 0,5. L’indice è la somma dei punti divisa per il numero di temi della coalizione: 100 significa accordo su tutto, 0 divergenza su tutto.
Il campo largo: un nucleo solido ma un perimetro da decidere
Per quanto riguarda il campo largo emergono in particolare due temi: da un lato i dati raccontano un’alleanza solida tra PD, M5S e AVS,su 18 temi ne condividono 11, dal salario minimo al nucleare, dallo ius scholae all’autonomia differenziata. Per non parlare dei diritti civili e sociali in cui c’è una concordanza unanime. Con un indice di concordanza pari al 82,4%.
M5S e AVS sono la coppia più salda (88,9%) e dicono insieme: no ad armi a Kiev, riarmo europeo, termovalorizzatori e TAV. Il PD, su quegli stessi temi e sulle primarie, non si pronuncia: cinque neutralità su 18, contro nessuna del M5S. Più che un’intesa, sembra un silenzio che determina una tregua sulle questioni più divisive.
Dall’altro lato c’è la presenza di Italia Viva, con Renzi l’indice di concordanza dell’intera coalizione crolla da 82,4% a 63,9% , mostrando che il partito centrista è spesso lontano, sui temi analizzati, dal resto dei possibili alleati.
Ed è proprio qui che sta il paradosso: l’alleato che servirebbe per allargare è il più distante dalle posizioni del nucleo trainante del centrosinistra. Tuttavia, stando ai sondaggi attuali l’assenza di Italia Viva nel campo largo renderebbe quasi impossibile raggiungere la soglia del 42% che permette di ottenere il premio di maggioranza.
Il centrodestra: la questione Vannacci
Nel centrodestra l’arrivo di Futuro Nazionale viene raccontato come l’ingresso di un corpo estraneo in una coalizione compatta. Le posizioni raccolte, però, ci dicono altro: il nucleo storico del centrodestra, senza Futuro Nazionale, ha un indice di concordanza del 63,7%, ma ancora più d’impatto è che su 14 temi affrontati la convergenza totale sia solo su 4: salario minimo, patrimoniale, nucleare e stop ai motori nel 2035. Tutti afferenti alle macroaree: economia ed energia.
A dividere la coalizione nella maggior parte dei temi è la Lega. Il partito si schiera in contrasto con gli alleati su Ucraina, rapporti con Mosca e riarmo europeo.
Il partito di Matteo Salvini ha invece la concordanza maggiore proprio con chi sembra essere estraneo al centrodestra: infatti dal nostro studio risulta in accordo con Futuro Nazionale l’85,7% delle volte. Concordanza che scende drasticamente con Forza Italia e Noi Moderati, con entrambi al 46,4%.
Proprio per questa ragione, l’eventuale ingresso di Vannacci nella coalizione di centrodestra, in termini di concordanza sui temi affrontati, costa meno che un eventuale ingresso di Renzi nel Campo Largo. Questo per una ragione molto semplice: Futuro Nazionale pesca già un elettorato simile a quello della Lega.
Peer questa ragione l’indice di concordanza del centrodestra senza Vannacci è del 63,7% mentre con Futuro Nazionale al suo interno varia di solo 4 punti percentuali attestandosi a 59,6%.
Il vero perno della coalizione è indubbiamente Fratelli d’Italia che esprime anche il premier Giorgia Meloni e detta la linea sui dossier fondamentali. È infatti importante sottolineare come per quanto da questo studio emergono posizioni differenti anche all’interno del centrodestra, nei voti in parlamento questa spaccatura non è evidente privilegiando la tenuta del governo.
Alleanze di programma o di comodo?
In conclusione si tratta di alleanze sul programma o di comodo? Per il momento possiamo affermare che si tratta di alleanze di necessità aritmetica, ma la vera differenza tra i due poli sta nel prezzo dell’allargamento.
Nel campo largo Italia Viva fa crollare l’indice di concordanza sui temi da 82,4% a 63,9%: una distanza che riguarda un singolo partito e il centrosinistra deve decidere se è una mossa conveniente. Il paradosso è evidente: stando ai sondaggi, senza Italia Viva il 42% è quasi irraggiungibile, eppure Italia Viva è il partito più lontano dal resto della coalizione (concordanza del 38,9% con AVS, 44,4% con M5S).
A destra l’arrivo di Futuro Nazionale porta l’indice da 63,7% a 59,6%, una differenza di quattro punti appena, perché Vannacci occupa un posto che la Lega occupava già. Il centrodestra paga meno non perché sia più unito, ma perché le sue divisioni esistevano, seppur mascherate, prima dell’arrivo del Generale. Tuttavia il centrodestra ha un vantaggio innegabile: governa, e le sue differenze, quando ci sono, restano per ora dentro la maggioranza.
Solo i prossimi mesi potranno delineare con certezza i perimetri delle rispettive coalizioni contrapposte, magari elaborando un effettivo programma comune da presentare agli elettori.
*Immagine di copertina: [Foto di Constantin Wenning via Unsplash]
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