Intelligenza artificiale, stop ai licenziamenti automatici


I decreti sull’intelligenza artificiale azzerano i licenziamenti algoritmici: vige la nullità per le decisioni automatiche, arrivano sanzioni e l’equo compenso.

Il Consiglio dei ministri ha varato in via preliminare i primi due decreti legislativi di attuazione della legge 132/2025, delineando una regola generale invalicabile per il mercato: sono radicalmente nulle le decisioni sui rapporti di lavoro, compresi i licenziamenti, adottate esclusivamente tramite un trattamento automatizzato effettuato con sistemi di intelligenza artificiale. La novità fissa un principio assoluto che impedisce la sostituzione totale del giudizio umano con l’algoritmo nelle scelte d’impresa. Il pacchetto normativo interviene in modo organico su governance, sperimentazione, istruzione, università, attività di polizia e responsabilità civile e penale, stabilendo un precedente normativo in Europa. I sistemi tecnologici avanzati dovranno ora essere integrati nella valutazione dei rischi aziendali, ridefinendo gli obblighi di sicurezza per datori di lavoro e professionisti.

Tutela del lavoro, sicurezza e compenso dei professionisti

I decreti attuativi stabiliscono che l’impiego degli algoritmi non può escludere la supervisione dell’uomo nei momenti decisivi della vita aziendale. Oltre all’azzeramento dei provvedimenti espulsivi interamente automatici, la riforma estende le tutele del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, imponendo alle imprese di inserire i sistemi di intelligenza artificiale all’interno del documento di valutazione dei rischi.

Sul versante economico e professionale, l’articolo 48 del decreto introduce la garanzia dell’equo compenso per le prestazioni autonome che sfruttano questi strumenti informatici. La struttura dei compensi presenta regole specifiche:

  • la modulazione della remunerazione è ancorata alla classificazione del rischio definita dall’Ai act europeo;

  • la maggiorazione tariffaria è configurata come una facoltà discrezionale;

  • l’adeguamento effettivo dei parametri per la liquidazione è rimesso a un successivo aggiornamento da emanare entro dodici mesi;

  • gli algoritmi impiegati per l’addestramento dei sistemi beneficiano della tutela giuridica come segreti commerciali;

L’ambito di applicazione e la mappa della governance

Le nuove disposizioni nazionali si rivolgono a una vasta platea di operatori economici, uniformandosi ai criteri di fondo della normativa comunitaria. Il raggio d’azione dei decreti avvolge i fornitori di tecnologia, gli utilizzatori stabili dotati di sede all’interno dell’Unione Europea (siano essi persone fisiche, giuridiche o autorità pubbliche) e i fabbricanti di prodotti che mettono in servizio un sistema di intelligenza artificiale congiuntamente ai propri beni.

La complessa impalcatura di controllo e vigilanza sul mercato italiano fa perno su due agenzie nazionali, seguendo il piano predisposto dal Dipartimento per la trasformazione digitale sotto la guida del sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti. La ripartizione dei compiti istituzionali prevede una precisa divisione:

  • l’Agenzia per l’Italia digitale assume il ruolo di autorità nazionale di notifica, con compiti di valutazione, designazione e comunicazione degli organismi di conformità;

  • l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale opera come autorità generale per la vigilanza del mercato dei software;

  • la Banca d’Italia, la Consob e l’Ivass mantengono le proprie competenze settoriali qualora i sistemi ad alto rischio tocchino, rispettivamente, i comparti bancario, finanziario e assicurativo;

Sanzioni pecuniarie e risoluzione dei conflitti

Il sistema sanzionatorio introdotto dai decreti mette a disposizione delle autorità di controllo leve economiche pesantissime per scoraggiare le condotte illecite. Sia l’Agid che l’Acn hanno ricevuto il potere diretto di irrogare le sanzioni amministrative pecuniarie previste dall’articolo 99 dell’Ai act europeo. In caso di violazione dei divieti sulle pratiche vietate, le sanzioni possono raggiungere i 35 milioni di euro o, per le imprese, fino al 7 per cento del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente, qualora tale importo sia superiore.

Per assicurare il rispetto delle regole, il testo prevede l’attivazione di strette collaborazioni operative con la Guardia di Finanza, oltre alla stipula di protocolli d’intesa e accordi di cooperazione tra le diverse amministrazioni vigilanti. Per prevenire sovrapposizioni e divergenze interpretative tra gli enti, l’architettura istituzionale prevede la nascita di un Comitato di coordinamento presso la presidenza del Consiglio e l’istituzione di un apposito tavolo tecnico presso il ministero delle Imprese, pronti a intervenire in caso di conflitti di competenza.

Le sandbox regolamentari e i dubbi sulla tempistica

Un capitolo d’avanguardia della riforma è dedicato agli spazi di sperimentazione normativa, denominati sandbox regolamentari. Questo meccanismo consente a imprese e sviluppatori di condurre la sperimentazione e la validazione dei sistemi di intelligenza artificiale in deroga temporanea alle norme ordinarie e ai regimi autorizzativi vigenti. I test devono svolgersi in condizioni strettamente controllate e sotto la diretta supervisione di Agid e Acn. Il testo definitivo ha richiesto lunghe limature per garantire un perfetto coordinamento con la preesistente sperimentazione del comparto fintech, che risponde direttamente al ministero dell’Economia.

La scelta del governo di muoversi in anticipo, rivendicando il primato di primo Stato europeo a dotarsi di una disciplina organica in materia, ha sollevato opinioni contrastanti tra gli osservatori. Alcuni analisti evidenziano il rischio di un potenziale svantaggio competitivo futuro: la normativa nazionale potrebbe necessitare di immediati e complessi aggiornamenti a causa del pacchetto Digital omnibus della Commissione Europea. Quest’ultimo ha infatti introdotto ampie semplificazioni e ha rinviato l’applicazione delle regole per i sistemi ad alto rischio in una finestra temporale compresa tra dicembre 2027 e agosto 2028.

La nuova strategia nazionale per il prossimo biennio

Mentre l’iter dei decreti prosegue verso il vaglio delle commissioni parlamentari e della Conferenza unificata, l’esecutivo ha impresso un’accelerazione anche sul fronte della pianificazione strategica di lungo periodo. Tramite un apposito Dpcm, è stato nominato il nuovo gruppo di esperti di alto livello incaricato di provvedere all’aggiornamento della Strategia nazionale per l’intelligenza artificiale per l’orizzonte temporale 2026-2028. Questo organo consiliare si focalizzerà principalmente sullo sviluppo concreto dell’ecosistema economico e tecnologico del Paese, differenziandosi dall’approccio prettamente regolatorio dei decreti legislativi.

Il comitato tecnico presenta caratteristiche operative precise:

  • svolgerà la propria attività a titolo completamente gratuito fino al termine fissato del 31 gennaio 2027;

  • sarà coordinato da Gianluigi Greco, già alla guida del precedente comitato autore del piano per il biennio 2024-2026;

  • risulterà composto da tredici membri complessivi, scelti tra specialisti della materia e rappresentanti dei ministeri competenti;

Fino a oggi, gran parte degli obiettivi fissati nel documento strategico dei primi mesi del 2024 è rimasta confinata sulla carta, priva di attuazione pratica. La nuova tabella di marcia delineata dal governo fa presagire che il piano definitivo vedrà la luce solo a ridosso della conclusione naturale della legislatura. Di conseguenza, tutta la complessa fase di implementazione e messa a terra dei progetti economici ricadrà inevitabilmente sull’azione del prossimo esecutivo. Il completamento del quadro normativo italiano richiederà inoltre il varo di successivi decreti mirati sui delicati settori della sanità e della giustizia.




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 Raffaella Mari

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