Un ulivo che non si potrà più espiantare per far posto a un pannello fotovoltaico, un ettaro di terra abbandonata che torna nelle mani di un ventenne: il testo della legge ColtivaItalia prova a raccontare così, con due immagini precise, cosa significa davvero sovranità alimentare. Con 8.417 ettari, un commissario per la Xylella, tre Partiti che non trovano nulla da bocciare, un miliardo di euro da investire: sono i numeri di una legge che oggi a Montecitorio ha messo d’accordo quasi tutti, tranne forse la burocrazia che dovrà darle sostanza .
La norma è stata approvata con 150 sì, 97 astenuti, zero contrari Un miliardo di euro al comparto primario italiano nel prossimo triennio ed un’astensione dell’opposizione che, più che un dissenso, somiglia a un mezzo endorsement: nessuno, nell’Aula di Montecitorio, ha voluto mettersi di traverso ad un pacchetto che tocca grano, olio, allevamenti, terre abbandonate e ricambio generazionale tutti insieme.
Un miliardo diviso in capitoli
Il cuore del provvedimento è la Strategia per la Sovranità alimentare, finanziata con 970 milioni di euro sui 1.170 complessivi stanziati dal Masaf: una dotazione che il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha definito «mai prevista in queste dimensioni nella storia repubblicana».
Dentro questo capitolo trovano posto 70 milioni per il Fondo Sovranità alimentare, destinato a sostenere le filiere in difficoltà come grano tenero, orzo, mais e proteine vegetali; 300 milioni per rafforzare le filiere locali e la competitività delle imprese; altri 300 milioni per l’allevamento italiano, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza dalle importazioni di carne bovina e rafforzare la linea vacca-vitello; e 300 milioni per il nuovo Piano olivicolo nazionale 2026-2030, pensato per il rilancio strutturale di uno dei settori identitari del Made in Italy agricolo.
La Xylella trova il suo commissario
Sul fronte della tutela olivicola, la misura più politicamente simbolica è probabilmente l‘istituzione di un Commissario straordinario nazionale per la Xylella, in carica fino al 31 dicembre 2028, affiancato da una struttura di cinque unità e tre sub-commissari. Un tentativo di dare finalmente una regia unica a un’emergenza fitosanitaria che da anni erode gli uliveti del Sud Italia.
Accanto ai 12,2 milioni destinati a questo capitolo, spicca una norma che promette di far discutere: il divieto di espiantare ulivi destinati a produzioni Dop e Igp per far posto a impianti fotovoltaici o eolici, salvo reimpianto nello stesso sito o in aree limitrofe. Una scelta che mette, letteralmente, radici e pannelli solari sullo stesso terreno di scontro.
Terra ai giovani, anche a costo zero
Il capitolo più originale del provvedimento riguarda però il ricambio generazionale, finanziato con 150 milioni di euro. Tramite Ismea, 8.417 ettari di terreni saranno assegnati in comodato d’uso gratuito per dieci anni a giovani tra i 18 e i 41 anni, con la possibilità di acquistarli alla scadenza al 50% del valore iniziale: una formula pensata per abbattere la barriera più alta all’ingresso in agricoltura, quella dell’accesso alla terra.
A questo si affianca la “banca comunale delle terre”, strumento che permetterà ai Comuni di censire e mettere a disposizione i terreni abbandonati. Con un duplice obiettivo: contrastare lo spopolamento delle aree interne e ridurre il rischio di dissesto idrogeologico che spesso si annida proprio nei terreni lasciati a se stessi.
Ricerca, controlli e lotta alle pratiche sleali
Il provvedimento stanzia inoltre 14,5 milioni per ricerca, innovazione e digitalizzazione, con il Crea (il principale Ente di ricerca italiano dedicato alle filiere agroalimentari, vigilato dal Ministero dell’Agricoltura) che potrà assumere 50 nuove unità di ricerca.
Non manca un pacchetto di semplificazione amministrativa: renderà immediatamente esecutive le istruttorie dei Centri di assistenza agricola prive di valutazioni discrezionali, accorciando i tempi di accesso ai fondi pubblici.
Sul fronte della trasparenza, arrivano 0,65 milioni per una banca dati nazionale che dovrà verificare origine geografica, varietale e compositiva dei prodotti agroalimentari, uno strumento pensato in chiave anti-italian sounding, mentre 1,79 milioni sono destinati ai controlli sulle importazioni di prodotti ittici.
Trovano spazio anche una moratoria di dodici mesi sui mutui per le imprese di pesca e acquacoltura colpite da eventi avversi nel 2025, un milione di euro per il contrasto alla Peste suina africana e nuove regole sulla raccolta sostenibile dei tartufi.
Il coro degli apprezzamenti, con qualche distinguo
Il giudizio delle associazioni di categoria è pressoché unanime, pur con accenti diversi. Coldiretti e Copagri parlano di un segnale di attenzione importante verso il mondo agricolo, Filiera Italia sottolinea il rafforzamento dell’alleanza tra agricoltura e industria di trasformazione, mentre Confagricoltura e Cia si augurano un’approvazione rapida al Senato, in modo da rendere disponibili le risorse già nei primi mesi del 2027.
Più articolata la voce del mondo cooperativo: se il presidente di Legacoop Agroalimentare Cristian Maretti legge nell’astensione compatta dell’opposizione «un segnale importante», il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Raffaele Drei riconosce il valore delle risorse ma chiede, per il futuro, «un modello di sostegno» capace di rendere le filiere «realmente più competitive»: un modo elegante per dire che i fondi, da soli, non bastano a risolvere i nodi strutturali del comparto.
La lettura politica: un tassello nel piano triennale
Sul fronte politico, il commento più diretto arriva dal deputato di Fratelli d’Italia Aldo Mattia, responsabile del dipartimento Agricoltura di Fratelli d’Italia. Rivendica il provvedimento come il collegato Agricoltura alla legge di Bilancio e il piano triennale del governo Meloni per il comparto agricolo nel 2027-2029. «Grazie a questo governo e al Ministero dell’agricoltura si stanziano oltre un miliardo per questo piano, si rafforza l’autonomia produttiva e la sovranità alimentare italiana», ha dichiarato Mattia, inquadrando ColtivaItalia dentro una cornice più ampia: un piano di investimenti in agricoltura che, calcola il parlamentare, raggiunge complessivamente i 16,8 miliardi di euro, con un impatto stimato fino a 248 miliardi nel lungo periodo.
«Questo governo è quello dei fatti», ha concluso intervenendo a Montecitorio, elencando innovazione, ricerca, ricambio generazionale, semplificazione e trasparenza in etichetta come gli obiettivi cardine del provvedimento.
Ora la palla passa al Senato, con l’obiettivo dichiarato di rendere le risorse disponibili già nei primi mesi del 2027. Tra un miliardo di euro promesso e la sua effettiva traduzione in bandi, graduatorie e terreni assegnati, la vera partita (quella della macchina attuativa) resta ancora tutta da giocare.
(Foto di copertina © DepositPhotos.com).
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