A Palazzo Madama la risoluzione di maggioranza sullo scostamento ha ottenuto 109 sì, 61 no e 2 astensioni. A Montecitorio 219 voti favorevoli e 210 contrari. Al Senato via libera anche a quella sul Dpfp: 108 sì, 61 no, 2 astensioni. Giorgetti sullo scostamento: “Ue e i mercati lo ritengono sostenibile”. Sul Dpfp: “Programmare in situazioni di grande turbolenza è complicato. Quando il bollettino metereologico annuncia tempesta prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione”
Il Senato ha approvato le due risoluzioni proposte dalle forze di maggioranza sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e sullo scostamento di bilancio. La prima ha incassato 108 sì, 61 no e due astensioni. Per la seconda, per cui era necessaria la maggioranza assoluta, hanno votato a favore 109, 61 contrari e due astensioni. Precluse le risoluzioni delle opposizioni (una dal Pd, M5s e Avs e una di Azione). Anche la Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza sullo scostamento di bilancio che chiede di attuare “quanto indicato” dalla relazione al Parlamento 2026 annessa al Dpfp, dando “adeguato rilievo agli interventi in materia di investimenti”. Tra gli obiettivi, “porre in essere tutte le azioni per consentire il finanziamento di misure volte a tutelare il potere di acquisto delle famiglie, nel rispetto degli obiettivi di crescita della spesa netta delle amministrazioni pubbliche”. Precluse le altre risoluzioni presentate dalle opposizioni. La risoluzione è passata con 219 voti a favore e 210 contrari.
Giorgetti: “Ho detto sì allo scostamento perché è uno scostamento consapevole”
“Programmare, soprattutto a tre anni, in situazioni di grande turbolenza è assai complicato e gli aggiornamenti, come dimostrano le rilevazioni del Fmi, sono settimanali, per cui la decisione fondamentale che sottende” ai nostri ragionamenti – ha detto nel suo intervento alla Camera il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti – è che “quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione ed è quello che abbiamo cercato di fare” in questi anni. Il titolare del Mef si è poi spostato al Senato, dove ha parlato in replica agli interventi nella discussione generale e ha detto: “Questo documento ha tanti difetti ma ha una caratteristica che rivendico: quella della prudenza e del rigore. Dobbiamo garantire la sostenibilità del debito. Questo governo non ha creato nuovo debito, lo ha gestito al meglio e il nuovo debito che si è creato è dovuto agli interessi”. Poi ha aggiunto: “Io ho detto sì allo scostamento perché è uno scostamento consapevole. Tant’è vero che non mi sembra che anche i mercati, gli osservatori, abbiano apprezzato negativamente”.
Giorgetti: “Possibile l’uscita dalla procedura a primavera”
“Questa rotta – ha proseguito Giorgetti – riteniamo di doverla confermare in un momento come questo, in cui si annunciano nuvoloni all’orizzonte, e questo documento risponde a questa impronta, mira a rispettare il sentiero di consolidamento della finanza e punta a rispettare i target fissati dalla nuova governance europea. Se le condizioni lo consentiranno sarà possibile l’uscita dalla procedura a primavera“.
Giorgetti: “Scostamento un passo consapevole dalla linea di prudenza”
Giorgetti ha poi osservato che la richiesta dello scostamento di bilancio per l’attivazione della clausola di salvaguardia Nec per difesa ed energia “è un passo consapevole di scostamento rispetto alla linea di prudenza che ho richiamato. Qualcosa che la commissione riconosce e che i mercati hanno riconosciuto sostenibile in un percorso di sostenibilità della finanza del debito pubblico italiano”. “La Commissione ha concesso questo spazio” di flessibilità della clausola di salvaguardia Nec all’Italia, ha detto il titolare del Mef, “che sarà rivolto sicuramente a investimenti per garantire appunto la sicurezza energetica”, ma “noi riteniamo che essa debba essere in qualche modo, specialmente almeno nella fase iniziale, acuta della crisi, volta a dare sostegno in modo selettivo e temporaneo a famiglie e imprese che oggi si trovano a dover affrontare una situazione di particolare difficoltà rispetto all’incremento dei prezzi energetici e all’inflazione”. Poi ha concluso: “Per questo motivo è un corso proprio in questi giorni, e proseguirà fino a quando il Consiglio non delibererà la concessione della Nec all’Italia, una specie di trattativa, chiamiamolo negoziato per capire cosa in queste voci può essere incluso”.
Bozza maggioranza sul Dpfp: “In Manovra sostenere le famiglie”
Nella bozza di risoluzione della maggioranza sul Dpfp si legge che il governo si impegna “a prevedere, con la Manovra di bilancio, interventi volti a sostenere il potere di acquisto delle famiglie e, in particolare, di quelle più fragili, a sostenere le imprese, anche mediante il ricorso agli strumenti volti a garantirne la sicurezza energetica e a finanziare gli investimenti, in particolare quelli infrastrutturali, avendo particolare riguardo agli effetti connessi all’aumento del prezzo dei materiali sui quadri economici”.
Gli obiettivi
Il documento, spiega la bozza della maggioranza, mira “a conseguire la traiettoria di spesa netta programmatica, nei termini e nel periodo di riferimento indicati nel Documento e nella Relazione al Parlamento di cui all’articolo 6 della legge n. 243 del 2012; a tenere conto, ai fini della predisposizione e della presentazione alle Camere del disegno di legge di bilancio di previsione, degli esiti delle interlocuzioni in corso con le Autorità europee finalizzate alla definizione del perimetro e all’individuazione delle misure ammissibili nell’ambito della clausola nazionale di salvaguardia di cui all’articolo 26 del Regolamento (UE) 2024/1263; a individuare nel disegno di legge del bilancio di previsione, in attesa della revisione della normativa contabile nazionale, i livelli massimi del saldo netto da finanziare, in termini di competenza e di cassa, e del ricorso al mercato finanziario, coerenti con il tasso di crescita obiettivo della spesa netta delle amministrazioni pubbliche; a proseguire nell’attuazione delle riforme e degli investimenti pubblici, negli ambiti indicati nel Piano nazionale di ripresa e resilienza e nel Piano strutturale di bilancio di medio termine”. Altro obiettivo è “considerare collegato alla Manovra di finanza pubblica, oltre a quelli già indicati nel Documento di finanza pubblica 2026 (DFP), il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2026 (A.C. 3120)”.
Risoluzione maggioranza su scostamento: “Autorizzare e tutelare potere d’acquisto”
Nella bozza di risoluzione di maggioranza sullo scostamento, si legge invece che vista “la relazione al Parlamento 2026, annessa al Documento programmatico di finanza pubblica 2026” che “aggiorna gli obiettivi programmatici” alla luce “degli effetti conseguenti l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia” autorizza il governo “ad attuare quanto indicato nella relazione, dando adeguato rilievo agli interventi in materia di investimenti e a porre in essere tutte le azioni per consentire il finanziamento di misure volte a tutelare il potere di acquisto delle famiglie, nel rispetto degli obiettivi di crescita della spesa netta delle amministrazioni pubbliche”.
Opposizioni sul Dpfp: “Scongiurare ulteriori aumenti per spese in armi”
Intanto Pd, M5s, Avs e Iv hanno presentato una risoluzione unitaria sul Dpfp, firmata anche da +Europa. Tra gli impegni c’è il dover “riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato e scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello Stato”. Primo obiettivo è “predisporre misure straordinarie per sostenere la crescita e la competitività del nostro sistema economico, per il sostegno dei redditi delle famiglie colpite dalla perdita di potere d’acquisto, per ridurre le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali e i rischi di impoverimento dei cittadini”.
Risoluzione centrosinistra su scostamento: “No all’autorizzazione”
Nella bozza della risoluzione del centrosinistra sullo scostamento, invece, si legge: “La Camera, esaminata la Relazione al Parlamento” in cui “si prevede di ricorrere all’indebitamento – riferito al biennio 2027-2028 – per un valore di 0,3 per cento del PIL (fino a circa 14.4 miliardi) per interventi in materia di energia e per un valore fino al 0,3 per cento del PIL (fino a circa 14.4 miliardi) per interventi in materia di difesa. In particolare, si prevede il progressivo rafforzamento delle capacità operative e tecnologiche, in coerenza con gli obiettivi assunti in ambito Nato”, “in un contesto economico caratterizzato da una gravissima spirale inflazionistica” non autorizza il “governo a dare attuazione a quanto indicato nella citata relazione”.
L’Upb valida le previsioni del Dpfp
Ieri intanto l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha validato le previsioni macroeconomiche programmatiche del Documento programmatico di finanza pubblica 2026. L’esercizio di validazione è stato svolto dall’Upb sulla base delle sue previsioni insieme a quelle appositamente realizzate per l’Ufficio da quattro istituti indipendenti. Lo scenario programmatico è stato validato in quanto le principali variabili macroeconomiche risultano generalmente ricomprese in un intervallo accettabile rispetto alle attese del panel Upb, soprattutto nel 2026-27, mentre vi sono marginali sforamenti del limite superiore nel biennio 2028-29, quando sarebbero lievemente ottimistiche.
Corte dei Conti: “Mancano effetti misure Manovra e spese flessibilità”
Secondo la Corte dei Conti, “un’analisi più profonda del quadro sconta tuttavia, anche quest’anno, la carente definizione dello sviluppo programmatico del documento, in particolare a livello delle politiche di settore, e la mancata quantificazione dell’effetto finanziario delle misure che si intendono adottare nell’ambito della Manovra di finanza pubblica in approvazione, come peraltro richiesto dalla stessa risoluzione parlamentare”. “Mancano inoltre indicazioni più dettagliate sulle scelte che si propone di assumere sul fronte della spesa per il settore energetico e della difesa da indirizzare prevalentemente alla spesa in conto capitale. Elementi che – secondo la Corte dei Conti – rendono difficile valutare la tenuta del quadro complessivo e la sua coerenza con quelle che sono le priorità dell’azione di governo. Le informazioni in merito ai fattori sottostanti le previsioni programmatiche di finanza pubblica anche quest’anno non risultano complete con l’effetto di conferire al documento un carattere interlocutorio di mero aggiornamento delle previsioni di finanza pubbliche piuttosto che di vera e propria programmazione, utile ad impostare e presentare al Parlamento il contenuto della imminente manovra di bilancio”. Tuttavia, “il Documento delinea una cornice di bilancio prudente e attenta ai vincoli europei per la Manovra e il triennio successivo riflettendo innanzitutto il quadro macroeconomico globale, attuale e prospettico, ad alta turbolenza, che si ripercuote sulle finanze pubbliche in termini sia di richieste di sostegno ai redditi delle famiglie e ai bilanci delle imprese di fronte all’inflazione, sia di tensioni sui rendimenti dei titoli pubblici”.
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