L’Aula della Camera ha approvato con 216 voti a favore e 116 contrari la risoluzione di maggioranza sul Dpfp. Via libera anche del Senato con 108 sì, 61 no e due astensioni
L’Aula della Camera ha approvato con 216 voti a favore e 116 contrari la risoluzione di maggioranza sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) che, tra le altre cose, impegna il governo «a prevedere, con la manovra di bilancio, interventi volti a sostenere il potere di acquisto delle famiglie e, in particolare, di quelle più fragili, a sostenere le imprese, anche mediante il ricorso agli strumenti volti a garantirne la sicurezza energetica e a finanziare gli investimenti, in particolare quelli infrastrutturali, avendo particolare riguardo agli effetti connessi all’aumento del prezzo dei materiali sui quadri economici». Precluse le altre risoluzioni.
Lo stesso è avvenuto in Aula di Senato, che ha approvato le due risoluzioni proposte dalle forze di maggioranza sul documento e sullo scostamento di bilancio. Quella sul Dpfp ha avuto 108 sì, 61 no e due astensioni. Sulla risoluzione riguardante lo scostamento, per cui era necessaria la maggioranza assoluta, hanno votato a favore 109, 61 contrari e 2 astensioni. Di conseguenza sono precluse le risoluzioni delle opposizioni (una dal Pd, M5s e Avs e una di Azione).
«Lo scostamento di bilancio è una deviazione» rispetto al «sentiero obbligato» della sostenibilità della finanza pubblica. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti illustrando il documento, già approvato dal governo il 2 ottobre, che definisce la cornice macroeconomica per la Manovra 2027.
La clausola di salvaguardia
L’intera architettura del Dpfp ruota intorno all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale. La National Escape Clause (Nec) che consente agli stati membri di incrementare le spese per la difesa e per l’energia senza che gli aumenti incidano sul rispetto dei vincoli del Patto di stabilità. Il Dpfp prevede uno scostamento di bilancio più contenuto rispetto a quanto ipotizzato ad agosto. Il governo non intende utilizzare tutto lo spazio consentito dalla clausola di salvaguardia, che è pari all’1,5% del Pil (circa 36 miliardi di euro), ma solo l’1,2% (circa 29 miliardi). «L’attivazione della Nec è un passo consapevole di deviazione rispetto alla linea di prudenza e stabilità. Fino a quando la commissione Ue non deliberarà la Nec per l’Italia, stiamo cercando di capire come usufruire di questo spazio, dalla mobilità alla scuola, alle imprese, e alla volontà di intervenire in favore delle famiglie che hanno maggior bisogno. Noi riteniamo che la richiesta sia assolutamente dovuta», ha spiegato Giorgetti.
Non ci sono margini di spesa
Al netto della clausola di salvaguardia, l’indebitamento programmatico nel Documento programmatico di finanza pubblica coincide con quello tendenziale. Questo significa che non ci sono margini per una manovra espansiva e che per finanziare le eventuali nuove misure che, stando alle proposte dei partiti di maggioranza sono già tantissime, servono tagli di spesa e un aumento delle entrate.
Opposizioni: «No allo scostamento»
Il Parlamento oggi, martedì 13 ottobre, è chiamato a votare sulla richiesta di scostamento di bilancio da 29 miliardi di euro su energia e difesa per 2027 e 2028. Le opposizioni, Pd, M5s, Avs e Iv, + Europa, hanno presentato due risoluzioni unitarie sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026 e sullo scostamento di bilancio. Le opposizioni, «valutata la necessità di prevedere un indebitamento esclusivamente indirizzato al contrasto della povertà assoluta, al finanziamento della sanità pubblica, al sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi energetica e alla diminuzione della dipendenza delle importazioni di combustibili fossili, in particolare attraverso fonti pulite, reti e infrastrutture energetiche», non autorizzano il governo allo scostamento proposto nella relazione al Parlamento.
La risoluzione della maggioranza
La risoluzione della maggioranza, invece, autorizza il governo «ad attuare quanto indicato nella relazione, dando adeguato rilievo agli interventi in materia di investimenti e a porre in essere tutte le azioni per consentire il finanziamento di misure volte a tutelare il potere di acquisto delle famiglie, nel rispetto degli obiettivi di crescita della spesa netta delle amministrazioni pubbliche».
Le prossime tappe
Il calendario della Manovra è serrato. Entro il 15 ottobre il governo deve inviare alla Commissione europea il Documento programmatico di bilancio (Dpb), che riassume i pilastri della manovra, entro il 20 ottobre deve presentare il testo della legge di Bilancio alle Camere. Entro il 31 dicembre il Parlamento deve approvare in via definitiva il testo.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link






