Quelli che non hanno ancora capito che a Frosinone c’è il 66° Stormo

Non lo hanno fatto di notte. Non l’hanno fatto in segreto. In divisa d’ordinanza: dai generali di Squadra Aerea fino agli avieri. E se non bastasse c’era pure il Ministro della Difesa Maurizio Crosetto a Frosinone per l’insediamento del nuovo 66° Stormo dell’Aeronautica Militare all’interno dell’aeroporto Girolamo Moscardini. Il nuovo reparto di eccellenza ha preso il posto del 72° Stormo trasferito a Viterbo per creare il polo nazionale nel quale formale tutti gli elicotteristi delle Forze Armate. Come se nulla fosse avvenuto, una parte della politica ciociara torna a dire che lì si lavora per creare un aeroporto civile nel quale far atterrare e partire turisti e viaggiatori. Impossibile.

Ad oggi, nessuna procedura risulta attivata presso lo Stato Maggiore al fine di prendere in considerazione la trasformazione di quel sedime militare in struttura civile. Al contrario: si sta lavorando per ampliare il Centro di Eccellenza Aeromobili a Pilotaggio Remoto che dal 15 giugno è stato trasferito a Frosinone da Amendola e posto ora alle dipendenze dell‘Air and Space Warfare Centre di Pratica di Mare, cioè il cuore dottrinale dell’Aeronautica Militare sul dominio aerospaziale.

A breve su Frosinone ci sarà l’attivazione della scuola operatori APR, che completerà il polo formativo interforze gestito dalla stessa Aeronautica. Non un ridimensionamento quindi ma un investimento organizzativo di segno opposto: Frosinone è diventato il punto di riferimento nazionale per la formazione sui sistemi a pilotaggio remoto. È uno dei settori su cui le Forze Armate italiane ed europee stanno concentrando le risorse più consistenti degli ultimi anni. Il fronte dell’Ucraina insegna.

Quello che è successo davvero sul sedime frusinate

Il nuovo comando “Air and Space Warfare Centre” a Pratica di Mare

Lo ha detto con chiarezza il colonnello Marco Santeramo, comandante del 66° Stormo e primo comandante della sua storia, parlando di un reparto chiamato a costruire «un punto di riferimento per la formazione e l’addestramento nel settore dei sistemi a pilotaggio remoto».

Nei giorni scorsi, peraltro, il personale del Centro di Eccellenza APR ha ricevuto un encomio solenne per i risultati ottenuti: un riconoscimento che, letto in filigrana, racconta quanto la catena di comando dell’Aeronautica consideri strategico, e non residuale, l’investimento fatto su Frosinone. Novant’anni di tradizione aeronautica che si consolidano, non si smobilitano.

Il cortocircuito logico dell’aeroporto civile

Ed è proprio a questo punto che la ripresa delle voci su un futuro scalo civile smette di essere una semplice ingenuità e diventa un piccolo esercizio di comicità involontaria.

Una parte della classe politica della provincia di Frosinone ha rilanciato l’idea parlando di un «terzo scalo aeroportuale laziale» integrato con la futura stazione TAV, capace di decongestionare gli hub romani e attivare, cita testualmente, «un volano di crescita senza precedenti per l’intero Basso Lazio». Un’idea suggestiva sulla carta, se non fosse che la carta, in questo caso, va confrontata con il cemento: quello delle infrastrutture appena assegnate a un reparto operativo dell’Aeronautica Militare che ha appena spostato lì il proprio polo nazionale di formazione sui droni da guerra.

Non è un dettaglio da poco. Il sedime militare di Frosinone non è un capannone dismesso in cerca di nuova destinazione d’uso: è un asset strategico della difesa nazionale, integrato in una filiera che va da Amendola a Pratica di Mare, con un comandante appena insediato e un encomio solenne fresco di consegna. Sostenere che su quella stessa pista possa nascere, in parallelo o in sostituzione, uno scalo civile aperto al traffico commerciale equivale a ipotizzare che accanto alla pista di decollo dei droni militari atterrino i voli di linea per le vacanze estive. Le ragioni tecniche che rendevano la cosa impraticabile all’epoca del 72° Stormo restano tutte valide e anzi si rafforzano ora con il 66° Stormo.

Più il sedime diventa centrale nella dottrina delle Forze Armate, meno margine resta per qualunque ipotesi di riconversione al traffico civile.

Un dibattito che, semplicemente, non esiste

Uno dei droni in uso ad Amendola prima del trasferimento a Frosinone

Il paradosso più interessante però non è tecnico ma politico. Ci sono politici che aspirano a governare la provincia di Frosinone, essere eletti come deputati o senatori, magari come Consiglieri Regionali: andare lì dove si fanno le leggi e si determinano i destini per migliaia di lavoratori come nel caso di Stellantis Cassino Plant. Ma quegli stessi politici non sanno quale sia la nuova dottrina della Difesa e quali gli scenari ai quali il Paese i sta preparando.

Parlano come se in provincia fosse aperto un confronto istituzionale sulla dismissione dello status militare del sedime. Questo confronto, ad oggi, semplicemente non esiste. Non risulta alcuna interlocuzione formale tra Ministero della Difesa e attori locali sulla cessazione della destinazione militare dell’aeroporto; risulta, al contrario, un investimento fresco, pubblico e istituzionalmente celebrato, che va nella direzione diametralmente opposta.

Rincorrere un progetto smentito dai fatti prima ancora che venisse formulato non è una battaglia di prospettiva: è un esercizio retorico che si nutre di se stesso, indipendentemente da quello che accade davvero sul terreno.

Quello che serve davvero al territorio

(Foto: Vince Paolo Gerace © Imagoeconomica)

Nulla vieta, naturalmente, di discutere di intermodalità, di Alta Velocità, di sviluppo infrastrutturale del Basso Lazio: sono temi legittimi e persino urgenti per un territorio che aspetta la TAV da anni. Ma agganciarli a un aeroporto che l’Aeronautica Militare ha appena confermato, rafforzato e riorganizzato attorno a una missione di difesa nazionale non è visione strategica: è la scelta di costruire un castello su un terreno che, per definizione istituzionale, non è edificabile.

Il rischio, per chi rincorre questa narrazione, è di continuare a intestarsi una battaglia che i fatti, l’insediamento del 66° Stormo, il trasferimento del Centro di Eccellenza, l’annunciata scuola operatori APR, hanno già chiuso da un pezzo.


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