Il governo assumerà decisioni riguardanti la manovra finanziaria soltanto al termine della procedura sulla clausola di salvaguardia nazionale chiesta dall’Italia all’Unione europea. Ad annunciarlo, nel pomeriggio di lunedì 12 ottobre, è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, nel corso di un’audizione di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp).
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“La procedura europea di approvazione della richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale non è ancora conclusa, dovendosi attendere la formale approvazione del Consiglio: è in questo contesto e all’interno di tale procedura che deve essere letto il contenuto programmatico del Dpfp”, ha precisato il membro del governo Meloni.
L’Italia ha evidenziato all’Ue le necessità legate a difesa e crisi energetica
La Commissione europea ha infatti concesso il proprio via libera alla clausola di salvaguardia, che l’esecutivo italiano ha chiesto per poter rispondere alle necessità di stanziamenti legate alla difesa e alla crisi energetica. Tuttavia, affinché diventi pienamente operativa occorre l’approvazione anche da parte del Consiglio europeo, che dovrà assumere una decisione in merito entro un mese.
Solo a quel punto sarà definita “la composizione della manovra”, ha precisato Giorgetti, secondo il quale in ogni caso “al netto degli effetti derivanti dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, l’indebitamento netto si manterrebbe stabilmente al di sotto del 3% del Pil lungo l’intero orizzonte di previsione: se confermata nell’aggiornamento delle previsioni del prossimo aprile, tale circostanza consentirebbe la chiusura della procedura d’infrazione per deficit eccessivo”.
La clausola di salvaguardia permette una deviazione temporanea dai requisiti di bilancio
La clausola di salvaguardia nazionale è uno strumento previsto dalla normativa dell’Ue, che consente ai singoli Stati membri di deviare temporaneamente dai requisiti di bilancio a fronte di circostanze eccezionali al di fuori del loro controllo, garantendo al tempo stesso la sostenibilità del debito. Secondo il ministro dell’Economia, la sua attivazione è necessaria “per andare incontro alle esigenze delle famiglie” e qualora fosse rifiutata si tratterebbe di “una scelta sbagliata”.
Più in generale, secondo Giorgetti l’economia italiana ha mostrato una “significativa capacità di tenuta”, nonostante uno “scenario contraddistinto da elevata incertezza”. Il Paese, dunque, per il governo “continua a crescere”, grazie in particolare “alla domanda interna e alla solidità del mercato del lavoro”. Il tutto mantenendo “un consolidamento dei conti pubblici”, per via di un “buon andamento delle entrate, sostenuto dalla resilienza dell’attività economica e dal rafforzamento dell’adempimento spontaneo dei contribuenti”.
L’Ufficio parlamentare di bilancio allerta però sul debito
Ciò nonostante, come riferito dall’agenzia Ansa, l’Ufficio parlamentare di bilancio, pur convalidando le previsioni macroeconomiche del Dpfp, ha sottolineato che il rapporto tra debito pubblico e Pil comincerà a ridursi soltanto nel 2029, ovvero un anno più tardi rispetto alle stime.
E ha evidenziato allo stesso modo che “un ulteriore elemento di rischio è rappresentato dal peggioramento delle condizioni di finanziamento. Sulla base delle aspettative di mercato stimiamo una maggiore spesa per gli interessi rispetto al Dpfp, con un incremento di circa 4,5 miliardi nel 2029”. Il rischio, dunque, è di un rapporto debito/Pil al 138,4% nel 2029 (l’1,8% in più rispetto alla previsione del Documento programmatico di finanza pubblica.
Lo stesso ufficio ha quindi precisato che le previsioni macroeconomiche indicano una crescita del Pil dell’1,1% nel 2026, che si ridurrà però allo 0,8% nel 2027, allo 0,7% nel 2028 e allo 0,6% nel 2029.
Bankitalia sottolinea le incertezze legate al contesto internazionale
Da parte sua, il capo del dipartimento Economia e statistica della Banca d’Italia, Andrea Brandolini, ha confermato una tenuta dell’economia superiore rispetto alle attese, ma ha messo in guardia sull’incertezza globale, che rimane “molto elevata”: “Il quadro di previsione per l’economia mondiale è fortemente dipendente dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dalle sue ripercussioni sulle catene globali di produzione e sui prezzi delle materie prime”.
Di incertezze ha parlato anche l’Istat durante l’audizione, spiegando che “il quadro di finanza pubblica resta esposto a rischi orientati al ribasso, dovuti principalmente all’evoluzione del contesto economico internazionale”. In questo senso, secondo l’istituto di statistica “sarà necessario monitorare la trasmissione del rincaro delle risorse energetiche all’economia e i potenziali effetti negativi su famiglie e imprese”.
L’Istat allerta su inflazione e retribuzioni, la Corte dei conti sugli interessi sul debito
I problemi maggiori sono quelli legati all’inflazione e al potere d’acquisto: “Nel secondo trimestre dell’anno la fase di recupero delle retribuzioni nominali rispetto alla crescita dei prezzi, ininterrotta dal quarto trimestre 2023 al primo 2026, si è arrestata”, ha osservato il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli.
Infine, la Corte dei conti ha fatto eco alle preoccupazioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio in merito all’esposizione legata agli “oneri per interessi”, che “dovrebbe raggiungere il 4,6% nel 2028-2029” rispetto al Pil: un valore più alto di 0,2 punti percentuali rispetto alle stime di aprile.
Secondo il dirigente dell’organismo Vincenzo Palomba ha sottolineato in particolare che “la ripresa dell’inflazione e il rialzo dei tassi d’interesse, uniti al venir meno della spinta straordinaria del Pnrr, rischiano di rallentare l’economia italiana e frenare la competitività delle imprese”.
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