Raggiungiamo Josef Aschbacher, direttore generale dell’Esa, mentre attende la partenza dell’aereo che da Houston lo riporterà in Europa dopo una giornata storica: la presentazione della squadra di astronauti della missione della Nasa Artemis 3. Tra i quattro astronauti ci sarà anche l’italiano Luca Parmitano. Il direttore generale parla di come si è arrivati alla scelta, del percorso di riavvicinamento con la Nasa e del futuro dell’autonomia spaziale europea.
Direttore, cosa vi siete detti con Parmitano dopo l’annuncio?
“Per lui è il sogno di una vita. Volare come test pilot sulla missione Artemis III, su un volo sperimentale che testa l’aggancio dei lander lunari, è qualcosa di straordinario. È entusiasta”.
E lei, personalmente, come ha accolto la notizia?
“Sono molto felice. Luca è un astronauta eccezionalmente bravo, molto solido. E questa nomina è una buona notizia anche per l’Esa nel suo complesso, e per il rafforzamento della cooperazione con la Nasa, che è uno degli obiettivi a cui tengo di più”.
Come si è arrivati alla scelta di Parmitano?
“Era l’unica conclusione possibile. Il posto richiedeva un pilota collaudatore, e tra gli astronauti Esa che hanno già volato, Luca è l’unico con quella qualifica. È stato quindi un percorso lineare”.
In questa missione la squadra rimane nell’orbita terrestre, ma nelle prossime si tornerà sul nostro satellite. A che punto si trovano i negoziati con la Nasa per garantire a un astronauta europeo la possibilità di camminare sulla Luna?
“Siamo in una fase di buona interlocuzione. Questo volo fa parte di un pacchetto negoziale più ampio che stiamo costruendo. Stiamo lavorando con i nostri Stati membri a un rafforzamento dell’autonomia europea nell’economia lunare, attraverso programmi come Argonaut, Moonlight, l’Esms e altri. Stiamo avviando le trattative con la Nasa. Siamo all’inizio, ma le condizioni di contorno sono favorevoli. Il fatto che la Nasa abbia assegnato un posto da pilota a un astronauta Esa è un segnale molto chiaro di interesse al rafforzamento della cooperazione”.
Lei usa spesso il verbo “rafforzare”. È stato difficile farlo dopo il passo indietro della Nasa sulla stazione orbitante Lunar Gateway europeo e la scelta di puntare su una base di superficie?
“Certamente. La decisione americana sul Lunar Ga
teway ha cambiato l’architettura di Artemis, e per implicazione diretta anche il nostro coinvolgimento. Abbiamo dovuto riconfigurare, rinegoziare, ridefinire le priorità. Ed è esattamente quello che stiamo facendo adesso con gli Stati membri: assicurarci di avere contributi solidi nel contesto più ampio di Artemis, ma anche nell’interesse del rafforzamento dell’autonomia dell’Europa in tutti i settori spaziali, inclusa la superficie lunare”.
Con la pausa del Gateway vengono meno i tre seggi Esa che erano stati concordati? Quanti astronauti europei possiamo aspettarci nelle future missioni Artemis?
“Non è ancora possibile dirlo. Quei tre posti erano legati ai contributi europei al Gateway. Ora che il Gateway è sospeso, dobbiamo negoziare praticamente da zero qualsiasi presenza europea sulla superficie lunare. Se otterremo un posto, due, o nessuno, questo non è ancora deciso. Dipenderà dai contributi che saremo in grado di offrire”.
Il ministro delle Imprese italiano Adolfo Urso dice che l’Italia avrà almeno due astronauti nelle missioni Artemis. Alcuni ipotizzano ce ne possa essere un terzo legato all’esito dei negoziati Esa-Nasa. È uno scenario plausibile?
“Non mi è possibile commentare le discussioni bilaterali tra singoli Paesi e la Nasa. Non conosco le basi di quelle trattative né cosa viene offerto in cambio. Per quanto riguarda l’Esa, ribadisco: siamo all’inizio dei negoziati sulle allocazioni di seggi dipenderanno dai contributi che metteremo sul tavolo”.
È confermata una riunione ministeriale a dicembre?
“È quello che è stato proposto e quello che gli Stati membri hanno accettato”.
Conferma che la proposta (da quanto apprende l’Adnkronos già avanzata dall’Italia, ndr) prevede la ministeriale ‘intermedia’ il 15 dicembre, a Roma?
“La data è stata proposta nell’ultima riunione del Consiglio. La sede deve ancora essere confermata: ne discuteremo nella riunione del Consiglio prevista la settimana prossima”.
In che modo l’annuncio su Parmitano contribuisce al riallineamento tra Esa e Nasa?
“È un elemento molto positivo, e personalmente sono molto contento. Si è percepita chiaramente, anche nelle dichiarazioni odierne, una disponibilità costruttiva da parte della Nasa verso la cooperazione con l’Europa. Naturalmente, ora bisogna negoziare concretamente, e questo avverrà nel corso di un paio di mesi”.
Quando il Lunar Gateway è stato messo in pausa, lei ha scritto un articolo molto netto: l’Europa ha ancora bisogno di un piano B per la Luna?
“Mi permetta di precisare: non ero critico, ero solo chiaro. L’Europa deve aumentare la propria autonomia nell’esplorazione e nello spazio in generale, ed essere un buon partner con altre agenzie spaziali. È esattamente ciò che ho proposto agli Stati membri: rafforzare l’autonomia europea, nell’interesse dell’Europa prima di tutto, e poi come leva per la cooperazione internazionale”.
Quali sono i prossimi passi concreti in questa direzione?
“Stiamo lavorando su due binari paralleli: i negoziati con la Nasa e il confronto interno con gli Stati membri, attraverso gruppi di lavoro mensili del Consiglio in preparazione della ministeriale intermedia di dicembre. Le prime discussioni sono state molto positive, c’è volontà di rafforzare l’esplorazione e le attività connesse. Ma i dettagli vanno ancora definiti e negoziati”.
La missione Artemis coinvolge attori privati come SpaceX e Blue Origin. Cosa insegna questo modello all’Europa in termini di rapporto tra pubblico e privato nel settore spaziale?
“Bisogna mettere le cose in prospettiva. Se si confronta il settore commerciale americano con quello europeo, si deve anche confrontare i livelli di finanziamento pubblico: c’è un fattore sei di differenza. Quando ci sono sei volte più risorse pubbliche disponibili attraverso contratti competitivi, è ovvio che l’industria privata abbia un terreno molto più favorevole per crescere. A livello globale, l’economia spaziale è ancora finanziata per circa l’ottanta percento dal settore pubblico. La Nasa e lo Space Force sono le principali fonti di finanziamento anche per SpaceX e Blue Origin. Detto questo, l’Europa sta crescendo bene: l’anno scorso abbiamo registrato un aumento di circa il cinquanta percento degli investimenti privati nel settore spaziale europeo. Il potenziale c’è, le competenze ci sono. Quello che serve è più finanziamento”.
Il settore pubblico dovrebbe fare di più?
“Assolutamente sì, ed è quello che dico da mesi. La ministeriale di novembre è stata un grande successo in termini di incremento dei fondi. La Commissione europea sta preparando una proposta di finanziamento molto significativa nel prossimo quadro finanziario pluriennale. Alcuni Paesi stanno aumentando i fondi nazionali. Siamo sulla strada giusta, ma dobbiamo accelerare con decisione”. (di Alessandro Pulcini)
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