Esistono molti modi per mettere in dialogo il patrimonio storico con il presente. Negli ultimi anni ha prevalso spesso la giustapposizione: collocare opere contemporanee accanto ai grandi capolavori dell’antichità, nella convinzione che il semplice contrasto tra epoche diverse sia sufficiente a generare nuovi significati. Talvolta accade. Altre volte il rischio è che l’antico diventi, come ha osservato recentemente su Artribune Helga Marsala, il fondale prestigioso di operazioni comunicative, di dubbio risultato, nelle quali il contemporaneo finisce soprattutto per parlare di sé.
La Vittoria Alata secondo 40 fotografi
La mostra La Vittoria di Brescia – 40 fotografi e un’eterna bellezza fa eccezione perché sceglie una strada diversa. Non introduce nuove opere nello spazio del capolavoro, ma affida a quaranta fotografi il compito di interrogarlo. Il contemporaneo non si sovrappone all’antico: si mette al suo servizio, lasciando che sia la Vittoria Alata a generare nuove immagini, interpretazioni e significati. È una scelta curatoriale che merita di essere riconosciuta. La fotografia non pretende di attualizzare artificialmente il bronzo romano, ma dimostra che un linguaggio contemporaneo può nascere dall’ascolto profondo dell’opera antica. L’innovazione, in questo caso, non consiste nell’aggiungere qualcosa al passato, ma nel trovare nuovi modi per comprenderlo.
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5 / 5Rileggere l’antico con una mostra a Brescia
L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Brescia Musei presieduta da Francesca Bazoli e curata da Giovanna Calvenzi, nasce da un’intuizione tanto semplice quanto originale: non chiedere ai fotografi di documentare la statua, ma di confrontarsi con essa. Ne deriva un atlante di sguardi nel quale la fotografia rinuncia alla funzione descrittiva per diventare linguaggio interpretativo. Gianni Berengo Gardin, Maurizio Galimberti, Silvia Camporesi, Francesco Cito, Carlo Mari, Patrizia Bonanzinga e gli altri protagonisti dell’esposizione non fotografano semplicemente una statua: fotografano un simbolo, una memoria, un’idea. La Vittoria Alata appartiene a quella rara categoria di opere quindi il cui destino non si esaurisce nelle sale di un museo. Entrata nella memoria collettiva, continua a parlare a generazioni diverse. Nel bicentenario del suo ritrovamento, questa mostra offre l’occasione per riflettere non soltanto sulla qualità di uno dei più importanti bronzi romani giunti fino a noi, ma sulla capacità che un capolavoro possiede di produrre ancora cultura nel presente perché ogni grande opera cambia insieme alle domande che ogni epoca si dimostra capace di rivolgerle.
Il significato e la storia della Vittoria Alata di Brescia
Scopriamo quindi, con lo sguardo artistico dei fotografi, che le ali della Vittoria custodiscono un significato sorprendentemente attuale. Nella cultura classica la Nike è alata perché la vittoria non è mai definitiva: può arrivare, allontanarsi, cambiare campo. Le ali evocano sì la velocità, ma soprattutto la precarietà del successo. Nessuna conquista è stabile: ogni risultato richiede responsabilità, merito e capacità di rinnovarsi. Anche la storia della statua possiede un valore simbolico. Il ritrovamento del 1826 non rappresentò soltanto una scoperta archeologica. Una Brescia ancora sotto il dominio austriaco riscopriva una parte essenziale della propria identità, contribuendo a costruire quella coscienza civile che avrebbe trovato una delle sue espressioni più alte nelle Dieci Giornate. Prima della politica, spesso, sono i simboli a costruire una comunità. Ed è proprio quando una mostra riesce a trasformare un capolavoro in una riflessione sul presente che emerge una domanda più ampia: quale idea di patrimonio culturale guida oggi l’Italia?
La Vittoria Alata e la valorizzazione del nostro patrimonio
La presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli all’inaugurazione del bicentenario testimonia l’attenzione delle istituzioni verso uno dei simboli più alti del nostro patrimonio. È un segnale importante. Ma la tutela, da sola, non basta. Conservare è la condizione necessaria; promuovere è la vera sfida del nostro tempo. Le istituzioni richiamano spesso la scarsità di risorse pubbliche. È un problema reale. Ma oggi la sfida consiste soprattutto nell’attrarre capitale privato attraverso progetti, linguaggi e competenze nuove con un approccio appunto più contemporaneo. Il nostro Paese, infatti, continua a possedere uno dei più straordinari patrimoni culturali del mondo. Arte, fotografia, ricerca, università, teatro, musica, paesaggio, artigianato e manifattura artistica rappresentano ancora oggi il linguaggio con cui l’Italia viene riconosciuta e ammirata a livello internazionale. Eppure proprio perché continuiamo a considerare la cultura come un settore da tutelare, non siamo in grado di valorizzare questa risorsa che indubitabilmente costituisce una delle principali infrastrutture strategiche dello sviluppo nazionale. Su questo terreno il Paese manifesta anche un’altra debolezza. Le autonomie territoriali sono indispensabili, ma manca spesso una visione nazionale capace di presentare il patrimonio culturale italiano, anche al fine di promuovere un turismo di qualità, come un sistema unitario. Ciò richiede appunto di investire, ed attrarre sponsor, non soltanto nei grandi centri culturali, sempre più oberati dall’ overtourism, ma anche nei piccoli musei, nelle dimore storiche, nei paesaggi, nelle aree interne e in quell’intreccio unico tra arte, artigianato e manifattura che costituisce uno dei tratti distintivi dell’identità italiana. Perché il mondo non sceglie una regione. Sceglie l’Italia.
La sfida del presente e del futuro
Le ali della Vittoria dimostrano così di non appartenere soltanto alla dea. Appartengono, simbolicamente, anche a tutti noi. Sono le nostre ali dell’arte, della fotografia, della ricerca, della musica, del teatro, dell’università, del paesaggio, dell’artigianato e della manifattura artistica: quelle che hanno costruito nei secoli il prestigio, anche economico, del nostro Paese e che possono continuare a sostenerlo solo se accompagnate da una visione strutturata, ben comunicata e condivisa. La vera vittoria non consiste nel celebrare ciò che abbiamo ereditato, ma nel trasformare ogni giorno quell’eredità in una forza capace di generare conoscenza, bellezza, lavoro e futuro. È questa la sfida che la Vittoria Alata e questa bella mostra consegnano all’Italia.
Paolo Cuccia
Brescia // fino al 1° novembre
La Vittoria di Brescia – 40 fotografi e un’eterna bellezza
MUSEO DI SANTA GIULIA – Via dei Musei 81b
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